MILANO – Negli Stati Uniti la guerra nel Golfo presenta il conto alla pompa di benzina: 41,5 miliardi di dollari. A tanto ammontano gli extra costi per il carburante pagati dagli americani dallo scoppio del conflitto. La stima è di uno studio della Watson School of International and Public Affairs della Brown University citato dal Financial Times.
Il documento sottolinea come la si tratti di una cifra sufficiente a riparare l’intera rete di ponti del Paese o a rinnovare completamente il sistema di controllo del
traffico aereo. “Come Paese stiamo spendendo questa enorme quantità di denaro per i maggiori costi del carburante, denaro che avremmo potuto utilizzare in molti modi più costruttivi per migliorare le infrastrutture di trasporto americane — che, francamente, ne avrebbero bisogno”, ha dichiarato al Ft Jeff Colgan, professore di scienze politiche alla Brown. “Avremmo potuto costruire le infrastrutture di trasporto del futuro invece di sprecare denaro per i maggiori costi energetic…
MILANO – Negli Stati Uniti la guerra nel Golfo presenta il conto alla pompa di benzina: 41,5 miliardi di dollari. A tanto ammontano gli extra costi per il carburante pagati dagli americani dallo scoppio del conflitto. La stima è di uno studio della Watson School of International and Public Affairs della Brown University citato dal Financial Times.
Il documento sottolinea come la si tratti di una cifra sufficiente a riparare l’intera rete di ponti del Paese o a rinnovare completamente il sistema di controllo del
traffico aereo. “Come Paese stiamo spendendo questa enorme quantità di denaro per i maggiori costi del carburante, denaro che avremmo potuto utilizzare in molti modi più costruttivi per migliorare le infrastrutture di trasporto americane — che, francamente, ne avrebbero bisogno”, ha dichiarato al Ft Jeff Colgan, professore di scienze politiche alla Brown. “Avremmo potuto costruire le infrastrutture di trasporto del futuro invece di sprecare denaro per i maggiori costi energetici associati a una guerra che la maggior parte degli americani non vuole”, ha detto Colgan.
I rincari record negli Usa
Già nelle scorse settimane era emerso un apparente paradosso: malgrado il suo ruolo di primo produttore mondiale di petrolio gli Stati Uniti sono anche il Paese del G7 in cui il prezzo della benzina è cresciuto percentualmente di più soprattutto per effetto del fatto che negli Stati Uniti rispetto all’Europa, e all’Italia in particolare, il prezzo è maggiormente determinato dal valore della materia prima con un ridotto carico fiscale, motivo per cui nonostante i maxi aumenti fare un pieno negli Usa resta ancora più economico che qui.
La corsa dell’inflazione
I rialzi dei prezzi del carburante hanno innescato una forte ondata inflazionistica nell’economia, facendo aumentare i costi di produzione e trasporto delle merci. Non a caso ad aprile l’inflazione è cresciuta al ritmo più rapido degli ultimi tre anni, mentre i prezzi all’ingrosso hanno registrato il maggiore aumento dal 2022.