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Tra Europa e Golfo è l’ora del dialogo per un’agenda comune

(reuters)

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Si chiude in Grecia il primo forum di confronto delle due regioni Kyriakou: “Una piattaforma permanente per discutere le strategie”
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Pylos – Vogliamo costruire una piattaforma in cui Europa e Golfo possano parlarsi in modo franco, pensare in modo strategico e lavorare assieme in modo concreto e stabile nel tempo». A Costa Navarino, nel Peloponneso, si è appena chiusa la tre giorni inaugurale dell’Europe Gulf Forum e Theodore Kyriakou fa un primo bilancio e pensa ai prossimi passi dell’iniziativa. Presidente di Antenna Group, il gruppo che edita anche Repubblica, media partner in esclusiva per l’Italia di questa iniziativa, Kyriakou ha riunito in Grecia assieme all’Atlantic Council capi di Stato e di governo, vertici di istituzioni internazionali come la Bce e l’Fmi, ma anche fondi sovrani, in un inedito format pubblico-privato. Dal lato europeo, tra gli altri, Giorgia Meloni, Kyriakos Mitsotakis, Alexander Stubb, Christine Lagarde, Kristalina Georgieva, David Lammy e Tony Blair; dal Golfo, rappresentanti di primo piano del Qatar, del Kuwait, dell’Arabia Saudita, del Bahrain, degli Emirati e del Gulf Cooperation Cou…

Pylos – Vogliamo costruire una piattaforma in cui Europa e Golfo possano parlarsi in modo franco, pensare in modo strategico e lavorare assieme in modo concreto e stabile nel tempo». A Costa Navarino, nel Peloponneso, si è appena chiusa la tre giorni inaugurale dell’Europe Gulf Forum e Theodore Kyriakou fa un primo bilancio e pensa ai prossimi passi dell’iniziativa. Presidente di Antenna Group, il gruppo che edita anche Repubblica, media partner in esclusiva per l’Italia di questa iniziativa, Kyriakou ha riunito in Grecia assieme all’Atlantic Council capi di Stato e di governo, vertici di istituzioni internazionali come la Bce e l’Fmi, ma anche fondi sovrani, in un inedito format pubblico-privato. Dal lato europeo, tra gli altri, Giorgia Meloni, Kyriakos Mitsotakis, Alexander Stubb, Christine Lagarde, Kristalina Georgieva, David Lammy e Tony Blair; dal Golfo, rappresentanti di primo piano del Qatar, del Kuwait, dell’Arabia Saudita, del Bahrain, degli Emirati e del Gulf Cooperation Council.

Ma assieme alla lista dei protagonisti conta il metodo: «Ho visto un dialogo aperto, significativo, in un ambiente di fiducia», dice Kyriakou. E soprattutto conta ciò che viene dopo: «Il Forum vuole essere il primo di molti incontri per trovare soluzioni; tutti gli intervenuti mi hanno chiesto che diventi una piattaforma permanente». Del resto, quella che era nata un anno fa come idea di un ponte necessario per avvicinare l’Europa e i Paesi del Golfo, con la guerra tra Usa, Israele e Iran assume adesso più peso e una nuova urgenza.

Le aree individuate per i prossimi mesi, in vista di un appuntamento che si terrà a settembre negli Usa in concomitanza con l’assemblea generale delle Nazioni Unite, sono tre: infrastrutture strategiche e connettività, cooperazione tecnologica e di sicurezza, investimenti di lungo periodo nella resilienza energetica. Categorie in apparenza tecniche, ma che coprono già buona parte del nuovo disordine globale: le infrastrutture non sono più soltanto strade, porti o cavi, ma diventano - si veda il caso esemplare di Hormuz - leve di potere. La tecnologia non è più soltanto innovazione, ma si ibrida sempre di più con difesa, intelligence, controllo delle catene produttive. E l’energia non è più solo una merce, ma si trasforma in sicurezza nazionale, strumento diplomatico, fattore di stabilità o al contrario di destabilizzazione.

C’è poi una dimensione più personale nel modo in cui Kyriakou presenta l’iniziativa. Antenna è un gruppo globale nei media, ma la famiglia di imprenditori greci viene prima di tutto dallo shipping, «dove colleghiamo regioni trasportando beni e servizi. Nei media, invece creiamo ogni giorno uno spazio per promuovere il dialogo. Per questo il Forum riflette il nostro dna».

Non bisogna idealizzare, certo. Golfo ed Europa non sono realtà monolitiche e anche in questo appuntamento le posizioni di alcuni Paesi arabi, soprattutto sulle prospettive dello scontro in atto tra Usa e Iran, sono assai distanti l’una dall’altra. Ma proprio questa frammentazione rende più utile un luogo in cui misurare le convergenze possibili, mentre la situazione di emergenza può accelerare alcuni processi. «In questo modo - dice il presidente di Antenna - puntiamo non solo a rafforzare le nostre regioni, ma anche a rendere più stabile il mondo». Come? Qui al Forum lo spiega ad esempio Amos Hochstein, ruoli di primissimo piano per l’energia nelle amministrazioni Usa targate Obama e Biden: «Se mancano istituzioni multilaterali efficaci dobbiamo creare spazi indipendenti perché questi dialoghi possano avvenire. L’Europa ha bisogno del rapporto con il Golfo. Il Golfo ha bisogno del rapporto con l’Europa. E con il cambiamento della politica estera americana, almeno per ora, questo è diventato più importante che mai».

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