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Il piano di Macron l’africano

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Il viaggio del leader francese tra Egitto, Etiopia e Kenya: obiettivo rinsaldare i rapporti economici frenando l’avanzata di Usa, Cina, Russia e Italia
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Dopo anni di crisi e umiliazioni nel Sahel, tra ritirate militari e perdita di influenza nelle ex colonie, Emmanuel Macron tenta un rilancio con un tour tra Egitto, Kenya ed Etiopia, culminato nel summit Africa Forward di Nairobi, organizzato insieme al presidente keniota William Ruto. Macron sostiene di voler archiviare la logica neocoloniale, simboleggiata per decenni dal concetto di “Françafrique”, per sviluppare un partenariato economico, culturale e diplomatico presentato come “alla pari”. «È un nuovo tipo di vertice, una nuova filosofia», ha detto aprendo la sessione plenaria di Africa Forward, che ha riunito imprese, istituzioni finanziarie, giovani imprenditori, protagonisti della cultura e rappresentanti delle diaspore. «Non vogliamo portare aiuto. Quella logica è superata», ha precisato Macron davanti ai leader africani.

I numeri in Africa 

La logica del «co-investimento»

Il presid…

Dopo anni di crisi e umiliazioni nel Sahel, tra ritirate militari e perdita di influenza nelle ex colonie, Emmanuel Macron tenta un rilancio con un tour tra Egitto, Kenya ed Etiopia, culminato nel summit Africa Forward di Nairobi, organizzato insieme al presidente keniota William Ruto. Macron sostiene di voler archiviare la logica neocoloniale, simboleggiata per decenni dal concetto di “Françafrique”, per sviluppare un partenariato economico, culturale e diplomatico presentato come “alla pari”. «È un nuovo tipo di vertice, una nuova filosofia», ha detto aprendo la sessione plenaria di Africa Forward, che ha riunito imprese, istituzioni finanziarie, giovani imprenditori, protagonisti della cultura e rappresentanti delle diaspore. «Non vogliamo portare aiuto. Quella logica è superata», ha precisato Macron davanti ai leader africani.

I numeri in Africa 

La logica del «co-investimento»

Il presidente francese ha insistito sulla necessità di «pensare diversamente la relazione Nord-Sud» e di entrare nella logica del «co-investimento». L’obiettivo, nelle sue parole, è accompagnare l’Africa nella trasformazione delle proprie risorse, senza vedere unicamente «un continente dell’estrazione delle materie prime, dei minerali critici, delle terre rare». Il presidente keniota Ruto ha fatto eco a Macron rivendicando di non essere più «alla ricerca di aiuti o prestiti», ma di investimenti nell’istruzione e nelle infrastrutture per restare tagliati fuori dalla rivoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale. I due leader hanno annunciato un pacchetto da 23 miliardi di euro per il continente, di cui 14 miliardi da investimenti francesi, pubblici e privati, e 9 miliardi da investitori africani. Tra i principali settori del piano ci sono la transizione energetica (4,3 miliardi), il digitale e l’intelligenza artificiale (3,76 miliardi), l’economia blu (3,3 miliardi), l’agricoltura (1 miliardo) e la sanità (942 milioni).

Perchè Nairobi

La scelta di Nairobi non è stata casuale. Per la prima volta il nuovo formato del vertice Africa-Francia, molto incentrato sul business, si è tenuto in un paese anglofono, fuori dal perimetro storico dell’influenza francese. Macron cerca ormai interlocutori oltre l’ex impero coloniale, mentre Mali, Niger e Burkina Faso hanno voltato le spalle a Parigi e il continente africano è diventato uno dei grandi terreni della competizione mondiale. La Cina ha costruito negli ultimi vent’anni una presenza massiccia attraverso infrastrutture, prestiti, porti, ferrovie, miniere e tecnologia. La Russia ha approfittato del vuoto lasciato dalla Francia nel Sahel, avanzando con accordi di sicurezza, reti militari e una propaganda apertamente anti-occidentale. Nella nuova corsa africana c’è anche l’Italia di Giorgia Meloni, che con il Piano Mattei vuole proporre una propria politica africana, fondata su energia, agricoltura, acqua, salute, istruzione e formazione.

La concorrenza

Parigi non può più contare soltanto sulla rete della francofonia né sul vecchio dispositivo militare. Deve competere con capitali cinesi, offerte russe di sicurezza, iniziative turche e del Golfo, e ora anche con l’attivismo italiano. Macron lo ha detto senza nominare direttamente i rivali. L’agenda europea, ha spiegato, punta a non dipendere «né dalla dominazione cinese né da quella americana». Nonostante la concorrenza di altre potenze e le difficoltà incontrate in diversi Paesi negli ultimi anni, la Francia resta il primo partner commerciale europeo dell’Africa e il quarto fornitore del continente. Nel 2024 gli scambi commerciali hanno superato i 65 miliardi di euro, mentre il continente rappresenta il 4,8% delle esportazioni francesi. La Francia è anche il quarto investitore in Africa, con uno stock di investimenti diretti esteri pari a 51 miliardi di euro nel 2024, in aumento del 4,2% rispetto al 2020. In senso inverso, gli investimenti africani in Francia ammontano a 8,651 miliardi di euro, in crescita del 3,39% nello stesso periodo.

I numeri in Africa

Sul continente sono presenti 4.474 filiali di aziende francesi, quasi il doppio rispetto a quindici anni fa, con oltre 504 mila dipendenti e un fatturato stimato di 8,654 miliardi di euro. Dal 2014 il numero delle filiali francesi è cresciuto del 48%, segno di una presenza economica che Parigi vuole presentare non più come estrattiva, ma come creatrice di occupazione locale. A Nairobi, Macron ha quindi tentato di trasformare questi dati in un messaggio politico.

Nella tournée africana, dall’Egitto fino all’Etiopia, Macron ha incontrato molti giovani imprenditori e protagonisti della cultura, cercando di spostare il soft power francese verso innovazione, sport, industrie creative e transizioni energetiche. La sua volontà di riconquistare consensi lo ha spinto anche a qualche azzardo comunicativo. Durante un incontro, davanti a una platea rumorosa, si è alzato, è salito sul palco, ha preso il microfono e ha lanciato un «hey, hey, hey!» per chiedere silenzio. La scena, rilanciata sui social, ha provocato qualche critica per un atteggiamento che può ricordare l’approccio colonialista.

Macron ha provato a rovesciare l’accusa. In un’intervista a The Africa Report e Jeune Afrique, ha sostenuto che «il paradosso» è che «gli europei non sono i predatori di questo secolo». L’Europa, ha detto, difende l’ordine internazionale, il multilateralismo efficace, lo Stato di diritto e il commercio libero e aperto, mentre Stati Uniti e Cina sarebbero entrati in una logica di confronto commerciale senza rispetto delle regole. Per accompagnare il nuovo corso africano, la Francia ha avviato diverse iniziative culturali e memoriali, dalle restituzioni di opere d’arte al lavoro sulla memoria coloniale in Algeria, Camerun, Ruanda e Senegal. Macron ha parlato anche di sovranità africana e di rappresentanza più equa nelle istituzioni internazionali, sostenendo ancora una volta la richiesta di seggi permanenti africani al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Per quasi tre giorni, il premier keniota e il leader francese si sono mostrati affiatati, tenendo spesso per mano e definendosi “brothers”, fratelli. Ruto è arrivato a dire che Macron è «l’unica persona del G7 che parla la lingua degli africani». I due leader si ritroveranno a metà giugno a Evian, per il vertice dei Sette in Francia, con l’obiettivo di portare al summit una riforma per incentivare i capitali privati verso il continente. Macron ha annunciato che in autunno andrà in Senegal e in Costa d’Avorio, la sua ultima tournée africana prima della fine del mandato nella prossima primavera.

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