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Mario Draghi. Il federalismo pragmatico contro l’inazione

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Paesi che sentono il peso di questo momento in modo più acuto, e capiscono che la finestra per l’azione non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di andare avanti
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Che fossimo soli, senza una vera unità politica, in ritardo sulle principali sfide e con pochi soldi, lo sapevamo. Ci mancava solo la via che Mario Draghi ha indicato nel federalismo pragmatico. Non è una strada nuova, ma è la stessa che abbiamo già percorso con successo nell’adozione dell’euro, la moneta unica difesa da Draghi con il suo “whatever it takes”. Ed è la risposta a quel «Per favore, fate qualcosa», pronunciato davanti al Parlamento europeo a febbraio dello scorso anno.

La soluzione possibile

Allora Draghi accusava i parlamentari di Strasburgo di inazione e di dire di no a tutto, come al debito comune e al mercato unico. Ma alla domanda che gli rivolgevano su cosa fare rispondeva «non ho idea» ma contrattaccava con «fate qualcosa». Nel di…

Che fossimo soli, senza una vera unità politica, in ritardo sulle principali sfide e con pochi soldi, lo sapevamo. Ci mancava solo la via che Mario Draghi ha indicato nel federalismo pragmatico. Non è una strada nuova, ma è la stessa che abbiamo già percorso con successo nell’adozione dell’euro, la moneta unica difesa da Draghi con il suo “whatever it takes”. Ed è la risposta a quel «Per favore, fate qualcosa», pronunciato davanti al Parlamento europeo a febbraio dello scorso anno.

La soluzione possibile

Allora Draghi accusava i parlamentari di Strasburgo di inazione e di dire di no a tutto, come al debito comune e al mercato unico. Ma alla domanda che gli rivolgevano su cosa fare rispondeva «non ho idea» ma contrattaccava con «fate qualcosa». Nel discorso tenuto la settimana scorsa in occasione del ricevimento del premio Carlo Magno, l’ex banchiere ha presentato una soluzione, non astratta, ma pratica e possibile. Per spezzare il ciclo dell’inattività europea ha invocato il Federalismo pragmatico, una definizione che Draghi aveva coniato a inizio anno in occasione della laurea ottenuta a Leuven in Belgio. Se non è possibile trovare una strada comune e unitaria, «i Paesi – ha spiegato Draghi - che sentono il peso di questo momento in modo più acuto, e capiscono che la finestra per l’azione non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di andare avanti». Questo Federalismo unisce la capacità di agire e di realizzare progetti e la legittimità democratica, senza corrodere quindi le fondamenta dell’Unione. Si tratta di mettere in condizione i Paesi più sensibili e pronti ad affrontare le difficoltà che ci attendono di mettersi all’opera e cooperare in aree concrete con strumenti che i cittadini europei possono vedere e misurare nei risultati.

Il successo della moneta unica

L’esempio di successo è stata l’adozione della moneta unica. «L’euro mostra come questo possa accadere. Quanti erano disposti sono andati avanti. Hanno costruito istituzioni comuni con un’autorità vera», che lo stesso Draghi ha guidato. «Quando – ha aggiunto - l’impegno è stato messo alla prova fin quasi al punto di rottura, la solidarietà richiesta si è rivelata di gran lunga maggiore di quanto molti avevano immaginato. Il quadro ha retto, i Paesi hanno continuato ad aderire e il sostegno all’euro è ora ai massimi storici».

Fu proprio Draghi a guidare l’Europa fuori dal pantano durante la crisi dei debiti sovrani e consapevole di quanto fatto sprona ora a seguire quella via. Non tutti i progetti che nasceranno avranno successo, ma “pragmaticamente” alcuni funzioneranno e altri no, l’approccio sarà sperimentale. Ciò non vuol dire, però, che saranno strampalati, perché gli obiettivi dovranno nascere da una visione condivisa, europea nella sua essenza. Primi fra tutti e i più urgenti sono l’ energia, la tecnologia e la difesa.

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