ROMA – Ricordate il tenero Calimero, pulcino piccolo e nero? Potrebbe vivere una second life inaspettata. Nell’era dell’investimento artificiale le aziende mettono la retromarcia e puntano sulla cara vecchia mascotte pur di creare affezione tra i potenziali clienti. Così i marchi più grandi del mondo cercano di mostrarsi più carini e dal volto “coccoloso”.
I colossi tecnologici Microsoft e Apple – racconta la Bbc – sono tra le numerose aziende che hanno recentemente introdotto nuove mascotte in formato fumetto. Si tratta di una tattica che, secondo i guru della comunicazione, viene usata per rendere un marchio più umano e amichevole e per costruire un legame più forte con i clienti. La mascotte di solito è un oggetto, un animale o un personaggio portatore di significato, in grado di raccontare storie, creare connessioni emotive con il pubblico, comunicare i valori e la personalità del brand. Di più: un qualcosa in grado di trasformare un prodotto in un’icona memorabile e riconoscibil…
ROMA – Ricordate il tenero Calimero, pulcino piccolo e nero? Potrebbe vivere una second life inaspettata. Nell’era dell’investimento artificiale le aziende mettono la retromarcia e puntano sulla cara vecchia mascotte pur di creare affezione tra i potenziali clienti. Così i marchi più grandi del mondo cercano di mostrarsi più carini e dal volto “coccoloso”.
I colossi tecnologici Microsoft e Apple – racconta la Bbc – sono tra le numerose aziende che hanno recentemente introdotto nuove mascotte in formato fumetto. Si tratta di una tattica che, secondo i guru della comunicazione, viene usata per rendere un marchio più umano e amichevole e per costruire un legame più forte con i clienti. La mascotte di solito è un oggetto, un animale o un personaggio portatore di significato, in grado di raccontare storie, creare connessioni emotive con il pubblico, comunicare i valori e la personalità del brand. Di più: un qualcosa in grado di trasformare un prodotto in un’icona memorabile e riconoscibile.
Le nuove mascotte
Il personaggio scelto da Apple, una figura blu e bianca con una testa sproporzionata, è noto come Little Finder Guy. E’ stato presentato a marzo nei video sui social media per promuovere un nuovo portatile e ha fatto innamorare tutti i fan della mela.
Si chiama invece Mico il nuovo personaggio dei cartoni animati scelto da Microsoft per il suo assistente basato sull'intelligenza artificiale. L'azienda afferma che l'avatar, chiamato appunto Mico e che assomiglia a una macchia con una faccina sorridente, "non è una mascotte, ma un'identità visiva opzionale per Copilot". Aggiunge inoltre che Mico è "espressivo, personalizzabile e caloroso" e "rende le conversazioni vocali più naturali".
Una delle mascotte più conosciute degli ultimi anni è il gufo verde dagli occhi grandi che incoraggia gli studenti di lingue sull'app Duolingo. Il team che ha creato l'app attribuisce al gufo Duo il merito di aver attratto oltre 20 milioni di follower tra TikTok e Instagram. Per Kat Chan, responsabile del marketing del marchio Duolingo: "Duo è diventato molto più di una semplice mascotte. è un personaggio che le persone seguono e con cui interagiscono, il che ha cambiato il modo in cui ci presentiamo come marchio... le persone sono coinvolte nella storia di Duo."
E’ amatissimo anche il Bugdroid, piccolo robot verde che Google usa come mascotte per il suo sistema operativo mobile Android. Lo scorso settembre, Google ha lanciato un'app che permette agli utenti di creare versioni personalizzate del robot. È possibile caricare un selfie e la mascotte inizierà a indossare i vestiti e a imitare l'acconciatura.
Perché adottare un “pupazzo”
Esistono numerose valide ragioni per cui le aziende dovrebbero adottare un personaggio simpatico che rappresenti il loro marchio. Una ricerca spiega come le imprese le cui campagne di marketing includono mascotte hanno il 37% di probabilità in più di aumentare la propria quota di mercato rispetto a quelle che non le utilizzano.
I requisiti per creare affezione
Bisogna però precisare che le mascotte non sono banali testimonial e neppure semplici gadget o pupazzi giganti. “Una buona mascotte – spiegano dallo studio creativo Juice for Breakfast – ha una personalità e una storia. Parla con il tono di voce del brand, si muove nel suo immaginario, è riconoscibile e coerente in qualsiasi contesto: social, packaging, video, onboarding, eventi”. I requisiti? L’empatia: i personaggi attivano risposte emotive che un logo potrebbe non riuscire a evocare. La memorabilità: un character ben progettato rimane impresso nella memoria, anche per lungo tempo, talvolta. Infine la versatilità: la mascotte può adattarsi a molteplici formati e piattaforme, rimanendo pur sempre riconoscibile.