✕

Tir, più rimborsi e tasse a rate. L’ultimatum per fermare la serrata

Ascolta l'audio

Gli autotrasportatori anticipano le richieste che porteranno a palazzo Chigi. Lettera a Piantedosi: “Rischio incidenti”
2 minuti di lettura

ROMA - Tre condizioni. Per revocare la serrata. Per scongiurare una protesta che può allungarsi, negli effetti, anche oltre i cinque giorni della mobilitazione (dal 25 al 29 maggio). Per evitare di lasciare vuoti gli scaffali dei supermercati e i distributori di carburante.

A quattro giorni dalla riunione convocata da palazzo Chigi per evitare lo scenario nefasto, gli autotrasportatori anticipano la posizione che porteranno al tavolo. «Per noi sono condizioni imprescindibili», spiega il presidente di Unatras Paolo Uggè. Il capo del coordinamento nazionale delle principali associazioni dell’autotrasporto dettaglia le richieste a Repubblica. Sono, appunto, tre. Le prime due sono collegate tra di loro. Le imprese del settore chiedono all’esecutivo di ripristinare il rimborso delle accise in vigore fino a febbraio, prima dello scoppio della guerra in Iran. Vale 26,9 centesimi su un litro di gasolio.

Un importo nettamente superiore allo sconto entrato in vigore a marzo, con il primo decret…

ROMA - Tre condizioni. Per revocare la serrata. Per scongiurare una protesta che può allungarsi, negli effetti, anche oltre i cinque giorni della mobilitazione (dal 25 al 29 maggio). Per evitare di lasciare vuoti gli scaffali dei supermercati e i distributori di carburante.

A quattro giorni dalla riunione convocata da palazzo Chigi per evitare lo scenario nefasto, gli autotrasportatori anticipano la posizione che porteranno al tavolo. «Per noi sono condizioni imprescindibili», spiega il presidente di Unatras Paolo Uggè. Il capo del coordinamento nazionale delle principali associazioni dell’autotrasporto dettaglia le richieste a Repubblica. Sono, appunto, tre. Le prime due sono collegate tra di loro. Le imprese del settore chiedono all’esecutivo di ripristinare il rimborso delle accise in vigore fino a febbraio, prima dello scoppio della guerra in Iran. Vale 26,9 centesimi su un litro di gasolio.

Un importo nettamente superiore allo sconto entrato in vigore a marzo, con il primo decreto contro il caro carburanti: il credito d’imposta per la maggior spesa effettuata tra marzo e maggio, rispetto a febbraio, si traduce in un beneficio di appena 6 centesimi al litro. «Se arriverà il decreto che deve rendere operativa la misura – spiega il segretario di Unatras Sergio Lo Monte – allora il beneficio salirà a 10 centesimi, ma solo per venti giorni, altrimenti dovremmo accontentarci di 6 centesimi al litro al mese».

In ogni caso, gli autotrasportatori vogliono tornare al vecchio regime anche – è la seconda richiesta – riducendo a dieci giorni il silenzio-assenso che fa scattare la compensazione sulle accise dell’Agenzia delle Dogane. Nella lista che Unatras porterà alla riunione presieduta dalla premier Giorgia Meloni sarà inserita anche la dilazione dei versamenti (Iva e contributi) fino al 31 dicembre di quest’anno.

Fin qui le condizioni. Ma a una settimana dal fermo nazionale conta anche la postura. «Abbiamo detto chiaramente ai nostri iscritti che la protesta deve consistere nel tenere i mezzi fermi, evitando blocchi stradali o altri fenomeni pericolosi», spiega Uggè. ll malcontento tra i camionisti è però così forte e diffuso che il presidente dell’associazione ha scritto nelle scorse ore al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per avvisarlo del rischio di iniziative «gravi». Tra gli esempi vengono citati il blocco di strade e autostrade, oltre al lancio di sassi dai cavalcavia.

Dietro la mobilitazione ci sono i numeri della crisi. Gli extracosti per un tir sono stimati in novemila euro all’anno. Ma a pesare sull’umore degli autotrasportatori è soprattutto l’insofferenza per gli aiuti del governo. La critica non riguarda solo la cancellazione del rimborso sulle accise di 26,9 centesimi al litro. Ha a che fare anche con il taglio lineare al distributore. «La riduzione di 25 centesimi, compresa l’Iva, non vale per i 450mila veicoli del trasporto professionale perché – sottolinea Lo Monte – quasi tutti non si riforniscono sulla rete, dove il taglio è in vigore, ma dai fornitori o all’ingrosso, riempiendo le cisterne aziendali: in questi ultimi casi, lo sconto non c’è».

Da qui lo sciopero. Se non sarà revocata a valle del confronto con il governo, la protesta durerà cinque giorni. Ma con gli stop ordinari per il ponte del 2 giugno, i tir potrebbero restare fermi ancora di più. Niente mezzi, consegne bloccate. Ecco il convitato di pietra che siede al tavolo delle decisioni del governo.

Leggi i commenti