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Serramenti, corsa alla certificazione: cosa cambia per aziende e proprietari di casa

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Le nuove norme europee obbligano i professionisti a una nuova formazione. L’associazione di categoria Unicedil propone corsi gratuiti per un settore in sofferenza. Per i consumatori, chiedere la nuova certificazione Uni mette al riparo da possibili brutte sorprese al momento di vendere casa
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Nel settore dei serramenti è in corso una rivoluzione che rischia di mettere a repentaglio aziende e posti di lavoro in un settore che impiega oltre 110mila addetti. E le conseguenze potrebbero ripercuotersi anche sui consumatori finali, proprietari di casa.

Il nodo della certificazione

Da febbraio è diventato obbligatorio, per tutte le installazioni di finestre e serramenti in strutture della pubblica amministrazione, il rispetto della norma Uni 11673. Chi non ha seguito il corso e passato il relativo esame, insomma, è fuori da tutti gli appalti pubblici che per le aziende costituiscono la fetta più pregiata del mercato. Fin qui sembra a tutti gli effetti una buona notizia: miglior qualità del lavoro, edifici più efficienti e clienti soddisfatti.

Il proble…

Nel settore dei serramenti è in corso una rivoluzione che rischia di mettere a repentaglio aziende e posti di lavoro in un settore che impiega oltre 110mila addetti. E le conseguenze potrebbero ripercuotersi anche sui consumatori finali, proprietari di casa.

Il nodo della certificazione

Da febbraio è diventato obbligatorio, per tutte le installazioni di finestre e serramenti in strutture della pubblica amministrazione, il rispetto della norma Uni 11673. Chi non ha seguito il corso e passato il relativo esame, insomma, è fuori da tutti gli appalti pubblici che per le aziende costituiscono la fetta più pregiata del mercato. Fin qui sembra a tutti gli effetti una buona notizia: miglior qualità del lavoro, edifici più efficienti e clienti soddisfatti.

Il problema per le aziende, soprattutto le piccole, è quello dei costi. Perché fiutato l’affare, sono spuntate decine di società di formazione in grado di accompagnare il tecnico alla certificazione, “ma al costo di 500 euro per il corso, ai quali vanno sommati i 350 euro più le spese di trasferta per l’esame, che si può sostenere solo in alcune città italiane” spiega Francesco Siervo, presidente di Unicedil, l’Associazione nazionale dei serramentisti.

“Immaginiamo una piccola azienda con dieci operatori: parliamo di una spesa di diecimila euro, non pochi in un momento difficile per un settore che, dopo la sbornia del Superbonus, vive un momento di contrazione, acuito dal rincaro di energia, carburanti e materie prime”. Secondo le ultime proiezioni Ance/Enea, il biennio 2025-2026 segnerà una contrazione nel recupero residenziale con una flessione stimata del 6-8% annuo.

Per questo Unicedil ha deciso di “rompere le regole” e offrire un corso gratuito online a tutti i professionisti del settore. “Ma anche se un’azienda avrà bisogno di svolgerlo in presenza, il corso resterà gratuito” specifica Siervo. Da una parte la rinuncia a monetizzare, dall’altra l’investimento sul futuro della professione, anche a tutela dei clienti.

Cosa cambia per i consumatori

Per le installazioni private non vige il nuovo obbligo. Almeno per ora, visto che nel settore si paventa già la possibilità che presto venga esteso anche a questo ambito. Il consiglio, però, è di chiedere comunque al professionista o alla ditta a cui ci si rivolge, che gli operatori siano certificati Uni 11673. Per diversi motivi. Anzitutto per avere una maggior garanzia sulla qualità dell’infisso ma soprattutto della sua installazione: “Oggi le finestre non sono più dei semplici tappabuchi ma dei prodotti tecnologici che consentono isolamento termico, acustico e di conseguenza maggior comfort. Ma per quanto la finestra possa essere hi-tech, se non viene installata a dovere, il cliente non godrà affatto di tutti i suoi potenziali vantaggi”, continua Siervo.

Non è solo una questione di spifferi o infiltrazioni, già di per sé molto fastidiosi. Ma di un potenziale danno economico nel momento in cui si dovesse vendere l’immobile. In tal caso, il notaio richiede l’Ape (l’attestato di prestazione energetica) dell’edificio. Ed è a quel punto che si potrebbe scoprire che le finestre per cui abbiamo speso un capitale non ci hanno affatto garantito il miglioramento di classe energetica che ci era stato assicurato, con conseguenze negative sul valore dell’immobile. In definitiva, richiedere al tecnico il possesso della Uni 11673 è, per i proprietari, già oggi una garanzia in più che potrebbe evitare un contenzioso domani.

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