Economia

Lettera degli autotrasportatori a Piantedosi: "Al punto di rottura, garantisca la sicurezza"

Lettera degli autotrasportatori a Piantedosi: "Al punto di rottura, garantisca la sicurezza"

Unatras, che riunisce il 90% delle imprese del settore, scrive al ministro dell'Interno in vista del fermo dei tir: "Noi responsabili, ma rischi frange estreme e infiltrazioni". Il malessere per il confronto "infruttuoso" con Salvini e gli aiuti "insufficienti"

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ROMA - “Un’esasperazione” giunta “al punto di rottura”. Espressione di “un profondo malessere” provocato dai costi insostenibili del gasolio. Ma l’iniziativa “drastica” del fermo di cinque giorni dei tir, dal 25 al 29 maggio, nasce anche “da un prolungato e purtroppo infruttuoso confronto con il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture” guidato da Matteo Salvini. Paolo Uggè, presidente di Unatras - organismo che rappresenta oltre il 90% degli autotrasportatori in Italia - prende carta e penna per denunciare al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi “il perdurante stato di inascolto rispetto alle istanze di un comparto in crisi”. Non solo. Nella lettera, che Repubblica ha potuto visionare, Uggè chiede al ministro di attivare “ogni strumento” per garantire che la manifestazione “si svolga nel rigoroso rispetto delle leggi, della sicurezza pubblica e della libertà di ogni cittadino”.

Il rischio infiltrazioni

A sollecitare l’intervento di Piantedosi è il timore che la protesta possa essere “strumentalizzata” da “frange estranee o da infiltrazioni volte a destabilizzare l’ordine pubblico per fini diversi”. Da qui la richiesta al titolare dell’Interno di prevedere un intervento delle forze dell’ordine “per garantire che il fermo si svolga in un clima di sicurezza per tutti”.

Una posizione che dopo l’invio della lettera viene ribadito anche dal segretario generale dell’associazione Stefano Lo Monte: “Abbiamo dato mandato a tutti i nostri dirigenti e associati di agire con massima diligenza e correttezza: non è nostra intenzione - spiega - dare luogo a blocchi forzati stradali, interruzioni della libera circolazione o disordini di vario genere” perché “il fermo è esclusivamente l'astensione dalle prestazioni lavorative”.

La trattativa con il governo

Le imprese dell’autotrasporto lamentano aiuti insufficienti da parte del governo. Da quando (era il 18 marzo), l’esecutivo ha messo in campo i primi sostegni contro il caro energia, i rappresentanti di Unatras ne hanno messo in evidenza l’inadeguatezza. A iniziare dal taglio orizzontale delle accise sui carburanti che - sottolineano - non incide sulla spesa dei conducenti dei tir dato che i rifornimenti vengono fatti dai fornitori o all’ingrosso, non sulla rete stradale dove è in vigore lo sconto di 20 centesimi al litro.

In vista della riunione che si terrà venerdì pomeriggio a palazzo Chigi per discutere dei nuovi aiuti, Unatras chiede all’esecutivo di ripristinare il rimborso delle accise in vigore fino a febbraio, prima dello scoppio della guerra in Iran. Vale 26,9 centesimi su un litro di diesel. Un importo nettamente superiore allo sconto entrato in vigore con il primo decreto contro il caro carburanti: il credito d’imposta per la maggior spesa effettuata tra marzo e maggio, rispetto a febbraio, si traduce secondo i calcoli dell’associazione in un beneficio di appena 6 centesimi al litro.

Nella lista che Unatras porterà alla riunione presieduta dalla premier Giorgia Meloni sarà inserita anche una dilazione dei versamenti (Iva e contributi) fino al 31 dicembre di quest’anno.

Gli extracosti

Nella lettera a Piantedosi c’è anche la quantificazione degli extracosti che gravano sulle flotte a causa del caro carburanti: oltre mille euro al mese. Per questo - scrive ancora Uggè - “la prosecuzione dell’attività” è diventata “insostenibile”.

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