Caro-energia, la premier per ora si accontenta. Pronta al sì alla misura tampone in arrivo dall’Ue
di Tommaso Ciriaco , Giuseppe ColomboROMA – Meloni si prepara ad accettare la soluzione a cui lavora Raffaele Fitto. L’unica, al momento, su cui la Commissione sembra pronta a dire sì. Perché è vero, ottenere risorse dai fondi di coesione e dal Pnrr non ricorda neanche lontanamente la flessibilità per gli investimenti contro il caro carburanti e bollette.
Ma è altrettanto vero che in questa fase qualche miliardo erogato da Bruxelles per fronteggiare l’emergenza è comunque una prospettiva da non scartare. E che Palazzo Chigi non può permettersi di escludere.
La premier sente il “suo” commissario europeo. Poi dà mandato ai suoi big all’Europarlamento di mandare segnali distensivi verso la Commissione di Ursula von der Leyen. Fa il paio con l’approccio di Giancarlo Giorgetti, che interpreta le ultime uscite del superfalco all’Economia Valdis Dombrovskis come un segnale di cauta apertura alle richieste italiane.
Le ultime tranche
Con una postilla, però, da non sottovalutare: destinare risorse del Pnrr all’energia rischia di …
ROMA – Meloni si prepara ad accettare la soluzione a cui lavora Raffaele Fitto. L’unica, al momento, su cui la Commissione sembra pronta a dire sì. Perché è vero, ottenere risorse dai fondi di coesione e dal Pnrr non ricorda neanche lontanamente la flessibilità per gli investimenti contro il caro carburanti e bollette.
Ma è altrettanto vero che in questa fase qualche miliardo erogato da Bruxelles per fronteggiare l’emergenza è comunque una prospettiva da non scartare. E che Palazzo Chigi non può permettersi di escludere.
La premier sente il “suo” commissario europeo. Poi dà mandato ai suoi big all’Europarlamento di mandare segnali distensivi verso la Commissione di Ursula von der Leyen. Fa il paio con l’approccio di Giancarlo Giorgetti, che interpreta le ultime uscite del superfalco all’Economia Valdis Dombrovskis come un segnale di cauta apertura alle richieste italiane.
Le ultime tranche
Con una postilla, però, da non sottovalutare: destinare risorse del Pnrr all’energia rischia di essere un’operazione rischiosa. I cantieri finanziati con quel denaro attendono infatti le ultime tranche del Piano prima di avviarsi alla conclusione dei lavori, entro il 30 giugno.
E sottrarre adesso denaro potrebbe complicarne la realizzazione. Non solo. Le precedenti revisioni non hanno mai contemplato sconti fiscali, quelli che ora servono per aiutare le famiglie alle prese con i costi lievitati della benzina.
Fondi di coesione, dunque, senza però abbandonare del tutto la battaglia per la flessibilità: è la linea del Tesoro e di Palazzo Chigi. Assomiglia, certo, a una scappatoia utile solo a tamponare una prima emergenza. Eppure, Meloni è pronta a percorrere questa strada perché la ritiene utile a fronteggiare almeno le prossime settimane, senza gravare ulteriormente sul deficit.
Lo Stretto di Hormuz
Molto, ovviamente, dipenderà poi dallo sviluppo della crisi nello Stretto di Hormuz: se dovesse prolungarsi, e con essa aggravarsi lo shock energetico, l’Italia tornerebbe alla carica in maniera ancora più decisa proprio per reclamare risorse extra deficit, al pari di quelle concesse per gli investimenti in difesa. Ma non basta.
A consigliare prudenza, almeno in questa fase, c’è un’altra valutazione di natura politica. Ottenere risorse da una revisione dei fondi di coesione e dal Pnrr permetterebbe all’Italia di trovare una momentanea via d’uscita rispetto al muro contro muro, al momento infruttuoso, con la Commissione. E garantirebbe a Roma la possibilità di sottrarsi al peso di uno “stigma”, quello che proprio gli appelli a Bruxelles rischiano di provocare.
Descriversi come una capitale in difficoltà, con poche risorse e bisognosa di ottenere fondi per affrontare una crisi che altri partner - dalla Germania alla Francia - considerano al momento gestibile, può provocare danni sui mercati e scoraggiare gli investitori.