✕

L’offerta di Bruxelles a Roma: i soldi del Pnrr per gli aiuti

(ansa)

Ascolta l'audio

La Commissione suggerisce di usare i residui del Piano e i fondi di coesione per far fronte al caro-energia: fino a 5 miliardi di euro senza scomodare la clausola di salvaguardia
2 minuti di lettura

STRASBURGO – Un’offerta da presentare all’Italia. In grado di mettere sul piatto della bilancia fino a 5 miliardi di euro senza scomodare la clausola di salvaguardia nazionale invocata da Giorgia Meloni che allo stato non è praticabile. La Commissione europea cerca una “exit strategy” per consentire all’Italia di affrontare la crisi energetica senza toccare il Patto di Stabilità. L’idea, cui sta lavorando anche il vicepresidente italiano dell’esecutivo comunitario, Raffaele Fitto, è quella di modificare di nuovo le regole che riguardano i fondi di coesione.

È già accaduto per la difesa e quell’escamotage potrebbe essere applicato anche per l’energia. Sempre a titolo volontario. Ossia nessun obbligo di dirottare quei soldi dalle regioni o dall’agricoltura verso il gas o …

STRASBURGO – Un’offerta da presentare all’Italia. In grado di mettere sul piatto della bilancia fino a 5 miliardi di euro senza scomodare la clausola di salvaguardia nazionale invocata da Giorgia Meloni che allo stato non è praticabile. La Commissione europea cerca una “exit strategy” per consentire all’Italia di affrontare la crisi energetica senza toccare il Patto di Stabilità. L’idea, cui sta lavorando anche il vicepresidente italiano dell’esecutivo comunitario, Raffaele Fitto, è quella di modificare di nuovo le regole che riguardano i fondi di coesione.

È già accaduto per la difesa e quell’escamotage potrebbe essere applicato anche per l’energia. Sempre a titolo volontario. Ossia nessun obbligo di dirottare quei soldi dalle regioni o dall’agricoltura verso il gas o il petrolio. A questa misura – è l’ipotesi messa in campo da Palazzo Berlaymont e accennata ieri durante la riunione del Collegio presieduto da Ursula von der Leyen – potrebbe essere associato l’uso residuo dei fondi del Pnrr. C’è tempo fino al 31 maggio per correggere gli ultimi progetti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza ormai giunti a scadenza. Per il nostro Paese si tratterebbe di una quantità non consistente ma vicina al miliardo di euro. Il pacchetto così composto – nelle previsioni degli uffici di Bruxelles – potrebbe mettere a disposizione dai tre ai cinque miliardi di euro. Per ora è questa l’offerta “informale” sottoposta al governo di Roma. Lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva fatto riferimento all’esistenza di più strumenti per raggiungere il medesimo obiettivo.

I Paesi contro la clausola di salvaguardia

Tutto nasce dalla presa d’atto che la richiesta di Palazzo Chigi di attivare la clausola di salvaguardia nazionale utilizzando lo spazio concesso alle spese per la difesa, in questa fase appare impraticabile. Non si tratta di un “no” della Commissione ma degli Stati membri. La clausola, infatti, deve essere proposta dall’esecutivo Ue ma poi va approvata dal Consiglio. E Paesi come Germania, Olanda, Danimarca e Polonia non gradiscono affatto avallare un’altra sospensione parziale del Patto di Stabilità. Anche perché i mercati si stanno già preparando ad un rialzo dei tassi di interessi sui titoli di Stato e lanciare il messaggio che alcuni partner, anche di grandi dimensioni, si apprestano ad aumentare il debito pubblico, equivarrebbe a far esplodere i tassi in tutta Europa.

Per questo von der Leyen, anche nei colloqui avuti ieri a Strasburgo, non ha bocciato esplicitamente il contenuto della lettera ricevuta dalla presidente del consiglio. Perché sa che non ha bisogno di dire no, lo diranno gli altri. E infatti il capogruppo dell’Ecr, il meloniano Nicola Procaccini, ieri dopo aver incontrato la presidente della Commissione è stato esplicito al riguardo: «Il colloquio è stato franco e si è manifestata un’apertura alle esigenze rappresentate dal governo italiano». Ma «naturalmente, poi bisognerà vedere anche come matura la discussione all’interno del Consiglio europeo». Non è un caso che anche il commissario agli Affari economici, Valdis Dombrovskis, abbia spiegato che la Commissione sta «valutando» la richiesta italiana senza respingerla ma nemmeno senza accoglierla. E ha distinto tra «le misure mirate a sostegno dell’economia e quelle che non lo sono. Perché se molti Paesi sostengono il lato della domanda, finiamo per mantenere prezzi dell’energia elevati e per spendere molti soldi, senza ottenere grandi vantaggi». Per questo servono risposte fondate su «misure temporanee e mirate».

L’alternativa c’è già ma non piace a Roma

Ma c’è un altro punto che sia la Commissione sia il Consiglio faranno notare a Palazzo Chigi per sottolineare quanto sia complicato recepire la clausola di salvaguardia nazionale: nel Patto di Stabilità esiste già una norma che permette di reperire fondi ulteriori in caso di emergenza. L’Italia può “sforare” in casi come questi per un importo pari allo 0,3 per cento del Pil. Ossia circa sette miliardi. Una spesa che per i Paesi sotto procedura per deficit eccessivo addirittura non deve nemmeno essere comunicata o motivata. Ma è chiaro che Roma vuole evitare una soluzione del genere per due motivi: rinuncerebbe definitivamente all’uscita dalla procedura, anche il prossimo anno. E verrebbe additata di nuovo dai mercati finanziari come l’anello debole dell’Unione per quanto riguarda il controllo e la sostenibilità del debito. E nell’anno di vigilia delle elezioni politiche probabilmente non viene considerata l’opzione migliore per sottoporsi al giudizio dei cittadini.

Leggi i commenti