Milano – I conti di Generali continuano ad andare bene. Nel primo trimestre c’è stata una leggera flessione dell’utile netto a 1,17 miliardi (meno 2,2%) a causa di una componente fiscale one-off di 50 milioni di euro, dovuta all’introduzione in Francia di una soprattassa retroattiva per le grandi imprese. Ma l’utile operativo è salito dell’8,1% a 2,23 miliardi grazie al contributo positivo di tutte le componenti di reddito. I premi sono cresciuti del 6,8% a 28,2 miliardi, con il Danni che ha contribuito per quasi 11 miliardi (+5,8%) e il Vita per 17,2 miliardi (+7,5%), alimentato da una raccolta netta in forte crescita a 4,3 miliardi e da un valore del nuovo business balzato del 19,1% a 977 milioni.
Risultati che hanno permesso al cfo Cristiano Borean di parlare di «performance commerciale molto robusta nel Vita, di solida performance nell’asset management e di miglioramento della redditività tecnica sottostante nel Danni nonostante il maggiore impatto degli eventi catastrofali». I qu…
Milano – I conti di Generali continuano ad andare bene. Nel primo trimestre c’è stata una leggera flessione dell’utile netto a 1,17 miliardi (meno 2,2%) a causa di una componente fiscale one-off di 50 milioni di euro, dovuta all’introduzione in Francia di una soprattassa retroattiva per le grandi imprese. Ma l’utile operativo è salito dell’8,1% a 2,23 miliardi grazie al contributo positivo di tutte le componenti di reddito. I premi sono cresciuti del 6,8% a 28,2 miliardi, con il Danni che ha contribuito per quasi 11 miliardi (+5,8%) e il Vita per 17,2 miliardi (+7,5%), alimentato da una raccolta netta in forte crescita a 4,3 miliardi e da un valore del nuovo business balzato del 19,1% a 977 milioni.
Risultati che hanno permesso al cfo Cristiano Borean di parlare di «performance commerciale molto robusta nel Vita, di solida performance nell’asset management e di miglioramento della redditività tecnica sottostante nel Danni nonostante il maggiore impatto degli eventi catastrofali». I quali hanno pesato sul trimestre per 426 milioni di euro (erano 48 milioni nel 2025), in larga parte riconducibili alla tempesta Kristin che ha colpito il Portogallo. Il modello di business di Generali appare dunque solido ma potrebbe essere messo alla prova dal rischio inflazione. «Se dovremo aumentare i prezzi perché l’inflazione aumenterà, lo faremo e in alcuni casi lo stiamo già facendo», ha chiosato il dg Giulio Terzariol, che insieme al cfo ha condotto la presentazione della trimestrale.
Sul fronte societario, invece, «Generali è blindatissima con un nocciolo fantastico di soci italiani, Caltagirone, Delfin, Unicredit, Benetton, Mps: deve continuare a fare bene come ha fatto in questi anni». L’analisi è di Fabrizio Palenzona, ora presidente di Prelios ma per molti anni vicepresidente di Unicredit e power broker della finanza italiana. Dopo un anno e mezzo di battaglie a colpi di Opa, la conquista di Mediobanca da parte di Mps e la conferma di Luigi Lovaglio sulla tolda senese ha avuto l’effetto di allineare l’azionariato italiano di Generali, che oggi supera il 45%.
L’unica novità di rilievo potrebbe essere l’avvicinamento con Unicredit sotto il profilo delle partnership commerciali, visto che sono già in corso accordi distributivi nell’est Europa. «Ci sono conversazioni in corso - ha confermato Terzariol - anche se non si tratta dell’unica che abbiamo.
È abbastanza comune che una banca e una compagnia assicurativa abbiano una conversazione sul tipo di cooperazione che possiamo avere sul lato assicurativo, ma non leggerei altro». L’altro possibile candidato ad affiancare il Leone nella distribuzione di prodotti assicurativi è l’azionista Monte dei Paschi, che nel 2027 vedrà scadere l’accordo con i francesi di Axa. Si vedrà se il doppio binario con Unicredit e Mps potrà sussistere o se a un certo punto si dovrà scegliere una delle due strade.