La fashion valley del Ticino perde un altro pezzo: a rischio gli 80 dipendenti di Roberto Cavalli
di Franco ZantonelliC’era una volta la fashion valley del Ticino. Chiamata così perché nel cantone svizzero, situato al confine con l’Italia, alcuni gruppi del lusso avevano trasferito i loro centri logistici. Attratti da una fiscalità agevolata. Dopo una ventina d’anni è iniziata la ritirata. Dopo aver concordato una multa di 1,25 miliardi di euro all’Agenzia delle entrate italiana, per fittizia domiciliazione fiscale in Svizzera dei marchi Gucci e Bottega Veneta, il colosso francese Kering ha lasciato precipitosamente il Canton Ticino. Altra storia per la Armani Swiss Branch di Mendrisio, che ha chiuso la propria sede nella cittadina ticinese, riportando a Milano armi e bagagli in seguito alla decisione del Parlamento di Berna - pressato dall’Ocse - di abolire gli sgravi fiscali alle imprese estere trasferitesi in Svizzera.
C’era una volta la fashion valley del Ticino. Chiamata così perché nel cantone svizzero, situato al confine con l’Italia, alcuni gruppi del lusso avevano trasferito i loro centri logistici. Attratti da una fiscalità agevolata. Dopo una ventina d’anni è iniziata la ritirata. Dopo aver concordato una multa di 1,25 miliardi di euro all’Agenzia delle entrate italiana, per fittizia domiciliazione fiscale in Svizzera dei marchi Gucci e Bottega Veneta, il colosso francese Kering ha lasciato precipitosamente il Canton Ticino. Altra storia per la Armani Swiss Branch di Mendrisio, che ha chiuso la propria sede nella cittadina ticinese, riportando a Milano armi e bagagli in seguito alla decisione del Parlamento di Berna - pressato dall’Ocse - di abolire gli sgravi fiscali alle imprese estere trasferitesi in Svizzera.
I timori dei dipendenti di Paradiso
Così è andata a ramengo la fashion valley del Canton Ticino, lasciando sul terreno diverse centinaia di posti di lavoro. Mercoledì 20 maggio si è consumato un ulteriore capitolo di questa avventura imprenditoriale, iniziata con grandi aspettative e finita male. Il portale Ticinonline ha annunciato infatti che un altro big del lusso come Roberto Cavalli è sull’orlo della chiusura. O meglio, la società che lo controllava, la Auriel Investment di Paradiso, a due passi da Lugano. L’ottantina di dipendenti, alcuni dei quali provenienti dal gruppo Kering, hanno firmato un documento in cui riconoscono di essere stati informati “in merito alla prevista cessazione dell'attività di Auriel Investment SA, che potrebbe purtroppo comportare un potenziale licenziamento collettivo”.
Cos’è successo? Che il controllo della griffe Roberto Cavalli è passato, nel giugno 2025, dal miliardario emiratino Hussain Sajvani alla holding statunitense Marquee Brands che ha in The Level Group la propria sede operativa per l’e-commerce a Milano. Ecco perché la società di Paradiso ha fatto balenare, ai propri dipendenti, lo spettro del licenziamento collettivo. Senza neppure informare i sindacati. Un sindacalista dell’Organizzazione Cristiano Sociale, equivalente ticinese della Cisl, ha incontrato il personale della Auriel Investment, dichiarando che “c’è grande preoccupazione, anche se la situazione è tesa e incerta da mesi”. Bisognerà ora capire se ai dipendenti di Paradiso del marchio Roberto Cavalli verrà proposto un trasferimento a Milano. Con Armani e Kering era stata offerta l’opportunità di una ricollocazione in Italia. Intanto, un altro pezzo della “Fashion valley”, il fabbricante di pelletteria di lusso Bally, tra l’altro un’azienda elvetica ultracentenaria, ha annunciato la chiusura del proprio stabilimento di Caslano, a una decina di chilometri da Lugano. L’ultimo rimasto in Svizzera.