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Salvini evoca il voto anticipato: l’irritazione di Palazzo Chigi lo costringe alla retromarcia

(agf)

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Il pressing dei fedelissimi del segretario: “Urne a ottobre”. FdI teme l’effetto Vannacci e non vuole l’election day con le città
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ROMA – Come se non bastassero i cocci quotidiani del governo, ecco Matteo Salvini che, tra una frecciata all’Ue e l’altra, fa tintinnare il voto anticipato come il mazzo di chiavi del custode. Dentro Fratelli d’Italia si è subito sparsa un’aria antica, salmastra, da mojito istituzionale: aria di Papeete. Ospite del Festival dell’economia di Trento, il segretario della Lega fa capire che la legislatura potrebbe non arrivare alla scadenza naturale. E non per anticipare il voto di qualche mese, come ripete da tempo Giovanbattista Fazzolari, insomma per evitare che pure il prossimo esecutivo si insedi in autunno, in piena discussione della legge di bilancio. Il capo del Carroccio parla di grane economiche e di consensi in calo. Un ragionamento tutto politico.

Dice …

ROMA – Come se non bastassero i cocci quotidiani del governo, ecco Matteo Salvini che, tra una frecciata all’Ue e l’altra, fa tintinnare il voto anticipato come il mazzo di chiavi del custode. Dentro Fratelli d’Italia si è subito sparsa un’aria antica, salmastra, da mojito istituzionale: aria di Papeete. Ospite del Festival dell’economia di Trento, il segretario della Lega fa capire che la legislatura potrebbe non arrivare alla scadenza naturale. E non per anticipare il voto di qualche mese, come ripete da tempo Giovanbattista Fazzolari, insomma per evitare che pure il prossimo esecutivo si insedi in autunno, in piena discussione della legge di bilancio. Il capo del Carroccio parla di grane economiche e di consensi in calo. Un ragionamento tutto politico.

Dice così: «la fine legislatura è a settembre» 2027, se si andrà al voto a scadenza naturale «non lo so, dipende anche dai fattori economici. Oggi abbiamo inflazione, caro spesa, caro bollette ed è normale che la fiducia dei cittadini cali». Dichiarazione rivista in serata, dopo i contatti con Giorgia Meloni, piuttosto irritata per la carica esplosiva della sortita. «Ribadisco che il nostro obiettivo è di arrivare assolutamente a fine legislatura», precisa allora Salvini.

Ufficialmente, il suo staff parla di un equivoco o, peggio, di una frase forzata dai cronisti. In realtà, da un paio di mesi, diversi big di via Bellerio sussurrano all’orecchio del leader: caro Matteo, inutile traccheggiare, meglio andare al voto a ottobre. Il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, lo dice in chiaro: «Non ci interessa che questo sia il governo più longevo, ma che faccia le cose».

La reazione dei partiti di maggioranza

Dentro FdI non cadono dal pero, scorrendo sul rullo delle agenzie di stampa le frasi dell’alleato. I più le traducono così: la Lega è in calo nei sondaggi, Vannacci strappa decimali ogni settimana e si porta via deputati e consiglieri, ecco spiegato perché «Matteo» ha fretta. «Non vuole dare tempo al generale di attrezzarsi». Anche tra i Fratelli c’è chi ha consigliato alla premier di portare il Paese al voto, dopo la scoppola del referendum. Ma Meloni frena. E accelera, invece, sulla legge elettorale: alla prossima riunione dei capigruppo, raccontano fonti di centrodestra, la coalizione di governo è intenzionata a chiedere la calendarizzazione del testo in Aula entro la pausa estiva. Nel frattempo, per accontentare gli alleati, si abbasserà il premio di maggioranza. La premier vorrebbe votare nella primavera del ‘27. Non un election day, le consigliano i fedelissimi: perché si voterà nelle grandi città, da Roma a Torino, e rischia di essere un traino per l’opposizione.

Dopo l’uscita di Salvini, gli alleati gettano acqua sul tizzone. «La legislatura arriverà a scadenza naturale, ne sono assolutamente convinto», ribatte a stretto giro il vicepremier Antonio Tajani. «Il governo deve andare avanti con serietà come ha fatto fino adesso», mette a verbale, per FdI, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Il titolare della Difesa, Guido Crosetto, invece glissa: «Non lo so, fin quando devo andare a servire il Paese continuo a servirlo...».

Il ritorno del condono

Nel chiuso del Palazzo, però, dal referendum in poi si moltiplicano bizze e segnali da pre-voto. L’ultimo, ieri: Forza Italia ha inserito un emendamento al decreto edilizia per chiedere la riapertura del condono del 2003, mentre la Lega vorrebbe sanare gli abusi precedenti al 1985. E in Italia si sa, condono fa rima con elezioni. Tocca a Meloni trovare l’ennesima quadra. Probabilmente domani, a margine del Cdm, quando i leader di maggioranza dovrebbero rivedersi, anche per parlare di nomine, da Consob alla Rai, su cui bisticciano da mesi.

L’opposizione ha gioco facile a rimarcare gli attriti a destra. «Se continua così, il governo non finisce la legislatura, anche se faranno di tutto per arrivare fino all’ultimo», prevede il leader del M5s, Giuseppe Conte. «Il governo è paralizzato, Salvini evoca le elezioni. Ma non andava tutto bene?», ironizza la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga. Per Avs, punge Angelo Bonelli: «Nella maggioranza regna il caos totale».

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