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Estée Lauder-Puig, salta la maxi-fusione nel settore della bellezza

(reuters)
Insieme, i due gruppi avrebbero dato vita a un colosso da 40 miliardi di dollari. Opposta la reazione dei titoli in Borsa: uno vola, l’altro crolla
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MILANO – Questo matrimonio non s’ha da fare. Estée Lauder e Puig hanno interrotto le trattative sulla potenziale fusione che, confermata dalle due società lo scorso marzo, avrebbe creato un colosso nel settore della bellezza di alta gamma da circa 40 miliardi di dollari.

Effetto opposto per i titoli in Borsa

Sui mercati, c’è chi festeggia e chi incassa il colpo. L’americana nel pre market di Wall Street guadagna oltre l’8 per cento, mentre la casa di profumi spagnola a Madrid brucia quasi il 14%. Senza la fusione, sottolineano gli esperti di JP Morgan, gli investitori torneranno a concentrarsi sui risultati operativi di Puig, attiva in un settore, quello dei profumi, dove la crescita si sta normalizzando e che risente degli effetti della guerra nel Golfo P…

MILANO – Questo matrimonio non s’ha da fare. Estée Lauder e Puig hanno interrotto le trattative sulla potenziale fusione che, confermata dalle due società lo scorso marzo, avrebbe creato un colosso nel settore della bellezza di alta gamma da circa 40 miliardi di dollari.

Effetto opposto per i titoli in Borsa

Sui mercati, c’è chi festeggia e chi incassa il colpo. L’americana nel pre market di Wall Street guadagna oltre l’8 per cento, mentre la casa di profumi spagnola a Madrid brucia quasi il 14%. Senza la fusione, sottolineano gli esperti di JP Morgan, gli investitori torneranno a concentrarsi sui risultati operativi di Puig, attiva in un settore, quello dei profumi, dove la crescita si sta normalizzando e che risente degli effetti della guerra nel Golfo Persico. Il mercato inoltre è in attesa di un nuovo piano strategico e una data per il Capital Markets Day, fissato per il 14 aprile scorso ma poi rimandato a causa delle trattative in corso.

“Forti come azienda indipendente”

“Siamo grati per i colloqui che abbiamo avuto con Puig”, ha dichiarato Stéphane de La Faverie, presidente e amministratore delegato di The Estée Lauder Companies. “Oggi ribadiamo la nostra fiducia nel potenziale dei nostri incredibili marchi, nei nostri team di talento e nella nostra forza come azienda indipendente. Siamo più ottimisti che mai riguardo alla nostra capacità di creare un valore significativo a lungo termine attraverso Beauty Reimagined e continuiamo a concentrarci sull’accelerazione di questo processo”.

“Continueremo – prosegue il manager – a valutare e a sviluppare il nostro portafoglio per assicurarci di disporre degli asset giusti per cogliere le opportunità di crescita più interessanti, sia che si tratti di potenziali acquisizioni che di cessioni”.

Anche José Manuel Albesa, ad di Puig, elogia le discussioni “significative” avute con il gruppo Usa, spiegando che ora l’azienda continuerà a “puntare sui nostri punti di forza nel settore della bellezza di alta gamma”.

Due società in mano ai fondatori

Puig, fondata nel 1914 in Catalogna, “come azienda indipendente”, è proprietaria dei marchi Paco Rabanne e Jean-Paul Gaultier. L’anno scorso ha registrato un utile netto rettificato di quasi 600 milioni di euro, a fronte di un fatturato di oltre 5 miliardi.

Con Estée Lauder, fondata nel 1946, condivide la forma di controllo societaria, saldamente in mano alle famiglie dei fondatori. Il gruppo Usa possiede marchi quali La Mer, Clinique, Mac e Bobbi Brown, e ha chiuso l’esercizio al 30 giugno 2025 con un fatturato netto di 14,3 miliardi di dollari, in calo dell'8%, e una perdita netta di 1,133 miliardi, dovuta principalmente alla svalutazione dell’avviamento e agli oneri del piano di ristrutturazione, che prevede tagli di 5.800-7.000 posti di lavoro entro la fine di quest’anno. Gli ultimi risultati al 31 marzo (i nove mesi dell’esercizio 2026) mostrano una ripresa dei ricavi, saliti del 5% a 11,4 miliardi, e un utile operativo di 819 milioni (contro una perdita di 395 milioni).

Le ipotesi sui motivi dietro la rinuncia

Il motivo della rinuncia non è stato reso noto. Ma secondo il Financial Times, che cita persone a conoscenza del dossier, le trattative si sono arenate su problemi quali la suddivisione dei poteri tra le due famiglie e il numero di rappresentanti in cda. Per il quotidiano spagnolo Expansion, i colloqui si sarebbero fatti più complicati anche perché Charlotte Tilbury, fondatrice del brand di cosmetici premium che porta il suo nome e oggi controllato da Puig, avrebbe tentato di rinegoziare le condizioni del riacquisto della sua partecipazione.

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