Fumarola (Cisl): “Basta inseguire le crisi, serve un patto per salvare il Paese”
di Rosaria AmatoROMA – Un «patto per il lavoro e lo sviluppo» per affrontare la sfida della crescita. La segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, a Palermo per commemorare l’anniversario dell’omicidio dei giudici Falcone e Borsellino, lancia un appello a sindacati, imprese e istituzioni: «Mettiamoci intorno a un tavolo per dare un futuro al Paese, come è avvenuto negli momenti più importanti della nostra storia». Un’emergenza che nel Sud si sente in particolare: «Le mafie si insediano dove arretrano i diritti».
Segretaria Fumarola, la vertenza di Electrolux riflette la crisi industriale italiana e europea. È sufficiente un tavolo al Mimit per affrontarla?
«Serve un accordo che salvaguardi occupazione e produzione, inchiodando il gruppo alle proprie responsabilità sociali. Electrolux è il segnale di un arretramento industriale che l’Italia ha lasciato maturare troppo a lungo. Non possiamo continuare solo con tavoli aperti dopo gli esuberi, facendo i pompieri quando l’incendio è già divampato».…
ROMA – Un «patto per il lavoro e lo sviluppo» per affrontare la sfida della crescita. La segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, a Palermo per commemorare l’anniversario dell’omicidio dei giudici Falcone e Borsellino, lancia un appello a sindacati, imprese e istituzioni: «Mettiamoci intorno a un tavolo per dare un futuro al Paese, come è avvenuto negli momenti più importanti della nostra storia». Un’emergenza che nel Sud si sente in particolare: «Le mafie si insediano dove arretrano i diritti».
Segretaria Fumarola, la vertenza di Electrolux riflette la crisi industriale italiana e europea. È sufficiente un tavolo al Mimit per affrontarla?
«Serve un accordo che salvaguardi occupazione e produzione, inchiodando il gruppo alle proprie responsabilità sociali. Electrolux è il segnale di un arretramento industriale che l’Italia ha lasciato maturare troppo a lungo. Non possiamo continuare solo con tavoli aperti dopo gli esuberi, facendo i pompieri quando l’incendio è già divampato».
E infatti anche il Rapporto Istat ci parla di una crescita di neanche due punti in termini reali dal 2007 a oggi, contro una media del 20% per i nostri principali partner europei.
«È la conferma di un’Italia in rallentamento, con una crescita zavorrata da scarsi investimenti e occupazione incapace in molti casi di esprimere alto valore aggiunto. Nodi da sciogliere insieme, includendo giovani e donne e alzando la qualità del lavoro attraverso contrattazione, innovazione e formazione».
Una situazione di stagnazione destinata ad aggravarsi con la guerra in Iran. Come affrontare l’ennesimo shock, in un’economia già allo stremo, con le famiglie che ancora non hanno recuperato il potere d’acquisto perso negli anni del Covid?
«Non possiamo vivere di soli interventi tampone. È tempo di una strategia di prospettiva, di un patto per il lavoro e lo sviluppo reso ancora più urgente da un Pnrr al capolinea e dal niet della Ue alle deroghe al Patto di stabilità. Serve un accordo che punti a elevare e redistribuire la produttività su salari più alti e orari più leggeri. Per questo dobbiamo anche esaltare e estendere partecipazione e contrattazione decentrata, aziendale o territoriale, che per la Cisl deve diventare diritto di ogni lavoratore».
L’ultimo decreto sul lavoro è adesso in Parlamento per la conversione in legge. Il giudizio della Cisl è stato sostanzialmente positivo, ma adesso gli emendamenti potrebbero modificare la portata di norme cruciali.
«Il decreto recepisce battaglie che la Cisl porta avanti da tempo: rafforzare la contrattazione e garantire una soglia contrattuale di dignità sotto la quale si parla di sfruttamento. Nel passaggio parlamentare bisogna blindare l’impianto: non basta guardare al trattamento economico complessivo, che va definito dalle parti sociali: vanno considerati anche welfare, tutele normative, inquadramenti e reale rappresentanza di chi firma i Ccnl, altrimenti i contratti pirata rischiano di rientrare dalla finestra».
Lei oggi è a Palermo per commemorare Falcone e Borsellino. Il Pnrr aveva tra i suoi obiettivi quello di ridurre le distanze tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno, oltre ai divari di genere e tra generazioni. Obiettivi centrati?
«Il divario Nord-Sud è diminuito, ma il Mezzogiorno resta il luogo dove ogni criticità nazionale si presenta amplificata. L’occupazione giovanile e femminile è ancora troppo bassa, bisogna costruire strumenti per supportare la genitorialità, una rete a sostegno delle famiglie. Vanno rilanciati gli investimenti rafforzando anche il modello Zes. Ci sono da finanziare infrastrutture, sanità, scuola, sostegno alla non autosufficienza, pubblica amministrazione. Va contrastata la marginalità sociale e fragilità relazionale dei ragazzi. Sono sfide che riguardano il Paese, ma anche l’Europa».
A quasi 35 anni dalla strage di Capaci, quanto la malavita organizzata tiene in ostaggio il Mezzogiorno?
«Le mafie s’insediano là dove arretrano i diritti. E oggi cercano spazio anche dentro l’economia legale, nelle aziende fragili, nelle crisi industriali. La partecipazione dei lavoratori è anche un antidoto alle infiltrazioni mafiose. Dove i lavoratori sono protagonisti, è più difficile che si insinuino interessi criminali».