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L’IA in cerca di concretezza con Nvidia

(reuters)

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Il numero uno Huang sposta il focus sui data center. Il mercato non s’infiamma
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Se c’è un numero che racconta meglio di tutti l’intelligenza artificiale oggi, non è il +13% del Nasdaq da inizio anno, ma il fatturato trimestrale di Nvidia. Mercoledì sera, a Wall Street chiusa, il gruppo guidato da Jensen Huang ha presentato conti al di là di ogni aspettativa: ricavi per 81,6 miliardi di dollari nel primo trimestre dell’esercizio 2027, l’85% in più di un anno prima, con il segmento data center salito a 75,2 miliardi, in crescita del 92 per cento.

Inoltre, è stato disposto un buyback da 80 miliardi e alzato il dividendo trimestrale da 0,01 a 0,25 dollari. Eppure, il mercato non si è lasciato davvero sorprendere. La società ha battuto le stime, ma non l’immaginazione. Col risultato che Nvidia continua a stupire, ma fatica a impressionare. È il paradosso della …

Se c’è un numero che racconta meglio di tutti l’intelligenza artificiale oggi, non è il +13% del Nasdaq da inizio anno, ma il fatturato trimestrale di Nvidia. Mercoledì sera, a Wall Street chiusa, il gruppo guidato da Jensen Huang ha presentato conti al di là di ogni aspettativa: ricavi per 81,6 miliardi di dollari nel primo trimestre dell’esercizio 2027, l’85% in più di un anno prima, con il segmento data center salito a 75,2 miliardi, in crescita del 92 per cento.

Inoltre, è stato disposto un buyback da 80 miliardi e alzato il dividendo trimestrale da 0,01 a 0,25 dollari. Eppure, il mercato non si è lasciato davvero sorprendere. La società ha battuto le stime, ma non l’immaginazione. Col risultato che Nvidia continua a stupire, ma fatica a impressionare. È il paradosso della società diventata il termometro globale dell’IA: fare molto bene non basta più, bisogna dimostrare che la corsa non è solo potente, ma sostenibile. Huang ha provato a dare una risposta con una formula incisiva: «La costruzione di fabbriche di IA, la più grande espansione infrastrutturale nella storia dell’umanità, sta accelerando a una velocità straordinaria». È una definizione efficace perché sposta il racconto dai chip al cemento, dai modelli linguistici ai data center. La strada è quella di una maggiore concretezza del business, ma gli investitori per ora sembrano fidarsi a metà.

Parola agli investitori

Per Richard Clode, portfolio manager di Janus Henderson, Nvidia manda al mercato un segnale preciso. «È difficile ignorare il trasferimento di flussi di cassa dalla generazione dei costruttori di data center per l’IA a quella dei fornitori» osserva. Il maxi piano di remunerazione ricorda in parte Apple nel 2012, quando il mercato discuteva della sostenibilità dell’iPhone. Nvidia prova oggi a dire che non è solo un ciclo, ma una piattaforma con vantaggi competitivi duraturi. Nelle stesse ore, tra l’altro, il mercato è stato scosso da altre due novità. SpaceX ha acceso il conto alla rovescia verso un possibile sbarco al Nasdaq già a giugno, in un’operazione che potrebbe valere fino a 1.750 miliardi di dollari. E OpenAI, secondo le indiscrezioni circolate tra banche d’affari e mercato, avrebbe ingaggiato Morgan Stanley e Goldman Sachs per debuttare in Borsa a settembre.

I costi dell’IA

Il rovescio della medaglia è che l’intelligenza artificiale costa sempre di più. Le big tech continuano ad aumentare gli investimenti, mentre gli hyperscaler assorbono capacità produttiva, energia e capitali. La stagione delle trimestrali ha confermato il punto: Alphabet ha registrato ricavi per 109,9 miliardi di dollari, con Google Cloud balzato del 63% a 20 miliardi; Meta è cresciuta del 33% a 56,3 miliardi, ma il titolo è stato penalizzato dai 145 miliardi di investimenti previsti per il 2026; Apple, più prudente sul fronte capex, ha invece chiuso il miglior trimestre di marzo della sua storia. Cifre che raccontano una domanda ancora robusta, ma anche un conto infrastrutturale sempre più pesante. Fabrizio Viola di Generali asset management fa notare come il fabbisogno di capex del settore sia salito da 765 a 805 miliardi di dollari, mentre la proiezione 2027 è passata da 951 a oltre 1.100 miliardi. Per ora il mercato assorbe, ma avverte Viola: «La montagna di nuove emissioni da parte di queste società finirà per intasare le linee di credito e i sistemi di risk management».

Anche l’Europa non è esente da un cambio di narrazione. A Piazza Affari il caso più evidente è Stmicroelectronics, che da inizio anno ha corso del 137% grazie a un cambio di percezione radicale: non più solo fornitore esposto all’auto elettrica, dove la domanda è stata fragile, ma potenziale beneficiario dell’infrastruttura IA. Il gruppo ha spostato il baricentro verso i chip legati alla gestione della potenza, ai data center e alle nuove architetture di calcolo. In un mercato che premia chi entra nella catena del valore dell’intelligenza artificiale, St è diventata una delle poche storie europee in grado di parlare la lingua di Nvidia. Certo la corsa non è priva di rischi. Pgim segnala che la disruption sta aumentando la dispersione anche nei mercati del credito, con effetti soprattutto su software, servizi alle imprese e sanità. Tradotto: alcune aziende venderanno i picconi della nuova corsa all’oro, altre pagheranno il conto della trasformazione. Nvidia, per ora, è il centro gravitazionale di questo universo. Ma l’intelligenza artificiale è entrata nella stagione adulta: meno slogan, più ritorni misurabili.

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