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Spese energetiche, all’Ecofin il piano B per l’Italia: scorporo per investimenti green

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Bruxelles potrebbe considerare le spese per l’energia fuori dal Patto ma solo per un anno e solo se sono strutturali
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NICOSIA – Un piano B per l’Italia. Una mediazione che accolga le istanze italiane e le esigenze dell’Ue di non far saltare i conti pubblici. Una sorta di “mini-clausola” di salvaguardia. Alla riunione dell’Eurogruppo cui fa seguito quella dell’Ecofin (i 27 ministri finanziari) la crisi energetica continua a farla da padrona. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, insiste sulla proposta di estendere la clausola di salvaguardia nazionale prevista per la difesa anche all’energia e quasi tutti gli altri partner rispondono negativamente, comprese Commissione e Bce.

Il governo italiano, allora, scommette ora su un tentativo di compromesso. «Sappiamo – ha osservato il titolare di Via Venti Settembre - che i tempi di esame e di valutazione da parte degli organismi europei non sono immediati, richiedono giorni o settimane, però continuiamo a insistere perché riteniamo di essere nel giusto». Insomma a suo giudizio, alla fine, Bruxelles “qualcosa” concederà. E quel “qualcosa” di cui Gi…

NICOSIA – Un piano B per l’Italia. Una mediazione che accolga le istanze italiane e le esigenze dell’Ue di non far saltare i conti pubblici. Una sorta di “mini-clausola” di salvaguardia. Alla riunione dell’Eurogruppo cui fa seguito quella dell’Ecofin (i 27 ministri finanziari) la crisi energetica continua a farla da padrona. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, insiste sulla proposta di estendere la clausola di salvaguardia nazionale prevista per la difesa anche all’energia e quasi tutti gli altri partner rispondono negativamente, comprese Commissione e Bce.

Il governo italiano, allora, scommette ora su un tentativo di compromesso. «Sappiamo – ha osservato il titolare di Via Venti Settembre - che i tempi di esame e di valutazione da parte degli organismi europei non sono immediati, richiedono giorni o settimane, però continuiamo a insistere perché riteniamo di essere nel giusto». Insomma a suo giudizio, alla fine, Bruxelles “qualcosa” concederà. E quel “qualcosa” di cui Giorgetti discute spesso con il Commissario agli Affari economici, il lettone Valdis Dombrovskis («parlo più con lui che con Crosetto»), si potrebbe basare su tre pilastri. Il primo pilastro si fonda sulla constatazione che la richiesta di estendere tout-court all’energia la clausola per le spese della difesa è destinata al fallimento. Ma una “mini-clausola” potrebbe essere un compromesso: inserire cioè nella deroga per le spese militari anche quelle per l’energia ma per un solo anno (quella per la difesa vale fino al 2028) e vincolandole a investimenti strutturali. A questo percorso verrebbe associato il secondo pilastro: l’uso dei soldi residui del Pnrr (il piano va modificato entro maggio). E un terzo: correggere il perimetro dei fondi di coesione. Solo questi due ultimi strumenti potrebbero ammontare ad almeno 3 miliardi di euro. Se si aggiungesse la clausola annuale, il pacchetto potrebbe raddoppiare. Ovviamente a quel punto l’Italia non uscirebbe definitivamente dalla procedura per deficit eccessivo («lavoriamo giorno per giorno», è infatti il mantra dell’Economia) ma garantirebbe un rientro rapido considerato che la deviazione sarebbe solo annuale. «La nostra proposta – ha spiegato il ministro italiano - è di interpretare gli spazi concessi per la difesa in termini di sicurezza nazionale». Ma ci vuole tempo e quando Giorgetti ha osservato ironicamente che Dombrovskis si muove «al passo di un alpino lettone» intendeva proprio questo.

Di certo il nodo si stringe intorno alle garanzie italiane di non eccedere nello scostamento dal percorso virtuoso, considerato che le previsioni economiche per quest’anno e soprattutto per il prossimo ci collocano come fanalino di coda dell’Ue. Il monito della presidente della Bce, Christine Lagarde, è stato a questo proposito piuttosto esplicito: le misure devono «rispettare i principi delle tre T, Temporary, Targeted e Tailored, ossia temporanee, mirate e calibrate. Qualsiasi deviazione da quei principi sarebbe in realtà dannosa e porterebbe come risultato ad un orientamento differente nella politica monetaria». Perché già a giugno la Banca centrale europea – e Lagarde lo ha in sostanza fatto capire - potrebbe aumentare il tasso di sconto alla luce dei dati sull’inflazione.

Il Commissario agli Affari economici in pubblico ripete la stessa versione sulla richiesta italiana confermando però che sul tavolo non c’è una sola soluzione: «Stiamo attualmente valutando diverse opzioni politiche esistenti all’interno del nostro quadro». E ha fatto notare che il nostro Paese è sostanzialmente l’unico a pressare sulla flessibilità. La Spagna la lega solo agli investimenti “green”. Su un punto però Dombrovskis sembra venire incontro a Roma: la situazione può peggiorare perché la crisi energetica provocata dal conflitto in Medio Oriente «sta creando uno shock stagflazionistico». Ossia bassa crescita associata a inflazione alta. L’incubo di tutti i Paesi.

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