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Fertilizzanti, Bruxelles delude gli agricoltori

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La strategia Ue trova tutte le associazioni in disaccordo. Arriva il rinvio di un anno dei dazi. Ma restano i nodi cruciali sulle emissioni e manca la svolta per produrre internamente dal digestato
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ROMA – Gli agricoltori chiedevano «un segnale forte» sull’emergenza fertilizzanti, e si erano anche dati appuntamento davanti all’ingresso del Parlamento europeo, a Strasburgo, per far sentire la loro voce. Ma, dopo la presentazione del piano messo a punto dalla Commissione Europea, la delusione non sarebbe potuta essere maggiore. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e di Copa, la principale confederazione agricola europea, aveva chiesto «la sospensione della tassa Cbam, con una rivisitazione dei dazi sull’importazione dei prodotti che arrivano da fuori l’Unione europea», e «aiuti per quegli agricoltori che vivono una situazione di forte disagio e difficoltà economica».

Sulla stessa linea tutte le altre confederazioni italiane: «Oltre alla sospensione di Cbam ed Ets sui concimi - ribadisce Coldiretti - chiediamo di creare un vero fondo europeo straordinario per compensare il caro fertilizzanti senza attingere alle risorse Pac, e di liberalizzare e semplificare subito…

ROMA – Gli agricoltori chiedevano «un segnale forte» sull’emergenza fertilizzanti, e si erano anche dati appuntamento davanti all’ingresso del Parlamento europeo, a Strasburgo, per far sentire la loro voce. Ma, dopo la presentazione del piano messo a punto dalla Commissione Europea, la delusione non sarebbe potuta essere maggiore. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e di Copa, la principale confederazione agricola europea, aveva chiesto «la sospensione della tassa Cbam, con una rivisitazione dei dazi sull’importazione dei prodotti che arrivano da fuori l’Unione europea», e «aiuti per quegli agricoltori che vivono una situazione di forte disagio e difficoltà economica».

Sulla stessa linea tutte le altre confederazioni italiane: «Oltre alla sospensione di Cbam ed Ets sui concimi - ribadisce Coldiretti - chiediamo di creare un vero fondo europeo straordinario per compensare il caro fertilizzanti senza attingere alle risorse Pac, e di liberalizzare e semplificare subito l’uso del digestato agricolo».

Il piano europeo

Le risposte europee appaiono deboli. Venerdì è arrivato il via libera del Consiglio Ue alla sospensione per un anno dei dazi doganali sui principali fertilizzanti azotati utilizzati nella produzione dell’Unione, compresi prodotti quali urea e ammoniaca. Una decisione che fa felici, certo, le associazioni ma non tocca nessuna delle loro richieste strutturali.

Rispetto al Cbam, (il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere che si applica alle merci importate da Paesi extra-Ue, imponendo una tassa equivalente al costo del carbonio prodotto) il commissario all’Agricoltura Christophe Hansen ha tagliato corto, replicando che la sospensione limitata all’import di fertilizzanti «è una falsa buona idea», argomentando che «abbiamo un’industria interna in diversi Stati membri che è sotto pressione perché si troverebbe in una situazione di concorrenza sleale con i produttori dei Paesi terzi se il Cbam non esistesse».

Ristori sui fondi Pac

Apparentemente c’è una maggiore apertura rispetto ai ristori chiesti dagli agricoltori, colpiti da aumenti fino all’80% dopo la chiusura dello stretto di Hormuz, e anche sulle modifiche normative necessarie a rendere possibile l’autoproduzione di prodotti alternativi ai fertilizzanti A giugno, ha garantito Hansen, arriverà la proposta per rafforzare in maniera consistente la “riserva di crisi” della Pac: rimangono ancora 200 dei 450 milioni disponibili ogni anno. «Agli agricoltori servono risposte immediate, non promesse future», osserva però il presidente di Cia- Agricoltori italiani Cristiano Fini.

Un altro elemento di delusione, in particolare per l’Italia, riguarda le mancate modifiche alla legislazione, che avrebbero potuto consentire subito di passare dai costosi fertilizzanti importati a forme di concime prodotto in casa, più economico e anche in linea con quei principi dell’economia circolare che la stessa Commissione promuove in tutti i settori dell’economia, dall’industria alle materie prime. «I fertilizzanti non sono solo legati all’agricoltura ma anche all’autonomia strategica dell’Europa», riconosce Hansen. L’attesa revisione della “Direttiva Nitrati”, con norme che permettano di distinguere chiaramente il digestato, l’alternativa strategica ai fertilizzanti, ai reflui zootecnici, che sono una forma di rifiuti, non c’è ancora.

La proposta dell’Italia

L’Italia aveva già proposto nel Consiglio Agrifish di fine marzo una revisione delle norme Ue per promuovere il digestato, presentato anche da Palazzo Chigi come una soluzione sostenibile al caro-fertilizzanti. Nei Paesi dell’Unione sono disponibili ogni anno 1,6 miliardi di biomassa organica, di cui il 61% è costituito da reflui zootecnici e il 25% da residui vegetali, una base che potrebbe garantire se non la completa autosufficienza, almeno una forte autonomia degli agricoltori. «Serve una vera strategia europea per rafforzare l’autonomia produttiva e ridurre la dipendenza estera - ribadisce Fini- Bisogna accelerare la produzione interna di fertilizzanti, rendere più flessibile la direttiva nitrati, sbloccare rapidamente l’utilizzo di digestato, letame e soluzioni alternative oggi frenate dalla burocrazia, oltre a favorire una gestione più efficiente dei nutrienti tra territori».

Anche il presidente di Copagri Tommaso Battista, sottolinea come sia «fondamentale ragionare sull’utilizzo di fertilizzanti alternativi, a partire dal digestato, lavorando nel frattempo per sospendere l’applicazione del Cbam e per intervenire sulle sanzioni comminate a Russia e Bielorussia».

La posizione dell’Europarlamento

Sulla questione fertilizzanti l’Italia sta tutta dalla stessa parte. «Il digestato - rileva Dario Nardella, eurodeputato Pd in commissione Agri - è una leva di politica agricola e ambientale insieme: con le opportune tutele ambientali, può ridurre la dipendenza dai fertilizzanti chimici importati, reintegrando nutrienti nel suolo secondo una logica di economia circolare. È il punto in cui convergono autonomia strategica, sostenibilità e reddito degli agricoltori». «La crisi dei fertilizzanti è una crisi fossile - ribadisce Cristina Guarda, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra - Finché non la trattiamo come tale, continueremo a rincorrere le emergenze invece di prevenirle».

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