Meloni, attacco a Bruxelles: “Faccia meno ma meglio”. Sintonia con gli industriali
di Diego LonghinROMA – Prima l’affondo sulla «burocrazia lunare della Ue» e sul fatto che Bruxelles «deve cambiare marcia, siamo preoccupati dalle sue scelte». Tema portante della relazione del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, all’assemblea generale di viale dell’Astronomia. Poi dopo sul podio della Nuvola sale la premier Giorgia Meloni. E arrivano altre stoccate. L’Europa deve «fare meno e meglio» e smettere di essere «un gigante burocratico». Un mandi e rimandi che ha il gusto di un qualche cosa di studiato. E così l’asse anti-Ue tra il numero uno degli industriali e la presidente del Consiglio, davanti ad una platea gremita di imprenditori e con in prima fila il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è servito.
Meloni e Orsini contro …
ROMA – Prima l’affondo sulla «burocrazia lunare della Ue» e sul fatto che Bruxelles «deve cambiare marcia, siamo preoccupati dalle sue scelte». Tema portante della relazione del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, all’assemblea generale di viale dell’Astronomia. Poi dopo sul podio della Nuvola sale la premier Giorgia Meloni. E arrivano altre stoccate. L’Europa deve «fare meno e meglio» e smettere di essere «un gigante burocratico». Un mandi e rimandi che ha il gusto di un qualche cosa di studiato. E così l’asse anti-Ue tra il numero uno degli industriali e la presidente del Consiglio, davanti ad una platea gremita di imprenditori e con in prima fila il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è servito.
Meloni e Orsini contro la burocrazie Ue
Il bersaglio condiviso è l’Europa delle regole, dei vincoli e della burocrazia. Non un’alleanza dichiarata, ma un asse che emerge tra i passaggi chiave. Non solo su cosa dovrebbe fare Bruxelles, ma su alcune soluzioni come la spinta al nucleare. Non mancano i ringraziamenti e i suggerimenti reciproci. Critiche al governo? Nessuna. Orsini apre la sua relazione puntando sul «senso di responsabilità» della politica, dei sindacati e delle stesse associazioni delle imprese, anche perché le decisioni fondamentali non devono trasformarsi «in un campo di battaglia elettorale». Condivisione e convergenza trasversale. Scatta l’applauso della platea, forse per la paura che fino alla primavera del prossimo anno, quando si apriranno le urne per le politiche, tutto si trasformi in bagarre. Un rischio anche per Meloni. «Non sempre ci siamo trovati d’accordo, su alcuni punti, ma - dice Orsini, che sceso dal palco andrà ad abbracciare e baciare la premier - credo che la parola chiave sia dialogo, l’ho detto anche ai sindacati: partiamo dai punti che ci uniscono. Al centro ci sia la crescita».
Il ping pong politico caratterizza la mattinata. Orsini chiede «la sospensione dell’Ets» (il sistema dei certificati sulle emissioni di CO2, ndr), un «vero mercato unico dell’energia» e citando «le 72 condizioni poste da Bruxelles per il via libera al decreto bollette dice che la burocrazia Ue è lunare». Meloni condivide il senso della critica, «e chiede più spazio all’autonomia degli Stati». Non mancano i dossier interni: fisco, incentivi, salari che «sono troppo bassi». Orsini propone di rivedere «le 575 agevolazioni fiscali che erodono 120 miliardi di base imponibile» e di «identificare i 20 miliardi da ricollocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola». Meloni apre al confronto e promette «un grande cantiere per la riforma della burocrazia in Italia». Altro punto d’intesa comune è il nucleare. Il numero uno di viale dell’Astronomia definisce «il caro energia una vera minaccia esistenziale per le imprese».
Obiettivo nucleare
La ricetta? Sbloccare gli impianti rinnovabili già autorizzati, facendo ritornare la responsabilità in capo allo Stato, accelerare sul nucleare, fermare i meccanismi europei che aggravano i costi. Gli industriali sono pronti al ritorno all’atomo: «Noi per primi siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti e nei nostri distretti». La presidente del Consiglio raccoglie subito l’assist: «Vogliamo proseguire speditamente», assicura. E definisce la ripresa della produzione nucleare «un obiettivo alla nostra portata e importante per la nostra competitività». A punzecchiare la premier ci pensa la segretaria del Pd, Elly Schlein. «Meloni che chiede un cambio di passo in Europa è la stessa persona che partecipa da quattro anni da premier al Consiglio europeo? Ma il governo dov’è?». Anche Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato, ironizza: «Anche oggi Meloni ha deciso di rispondere domani alle emergenze di aziende e italiani». Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, è critico: «Si è parlato dei temi, ma Meloni non ha dato soluzioni. Orsini ha detto che i salari sono bassi, ma né lui né la premier hanno detto come alzarli».