Newcleo verso la quotazione, la startup del nucleare sbarcherà a Wall Street
di Emma BonottiMILANO – Newcleo scalda i motori e si prepara a sbarcare in Borsa. La startup del nucleare fondata appena cinque anni fa dal fisico italiano Stefano Buono arriverà aWall Street nella seconda metà di quest’anno, con un valore stimato in 2,4 miliardi di dollari.
La quotazione attraverso una Spac americana
newcleo – con la minuscola – studia una tecnologia di fissione nucleare di quarta generazione raffreddata al piombo liquido. Di diritto francese, ma con una base azionaria fortemente tricolore (da Exor Seeds a Malacalza e Petrone), la società replicherà uno schema simile a quello utilizzato dal altre startup dell'atomo per accedere al mercato dei capitali: si fonderà con la una società veicolo creata ad hoc (Spac), la Newhold Investment Corp III, con sede a New York, e…
MILANO – Newcleo scalda i motori e si prepara a sbarcare in Borsa. La startup del nucleare fondata appena cinque anni fa dal fisico italiano Stefano Buono arriverà aWall Street nella seconda metà di quest’anno, con un valore stimato in 2,4 miliardi di dollari.
La quotazione attraverso una Spac americana
newcleo – con la minuscola – studia una tecnologia di fissione nucleare di quarta generazione raffreddata al piombo liquido. Di diritto francese, ma con una base azionaria fortemente tricolore (da Exor Seeds a Malacalza e Petrone), la società replicherà uno schema simile a quello utilizzato dal altre startup dell'atomo per accedere al mercato dei capitali: si fonderà con la una società veicolo creata ad hoc (Spac), la Newhold Investment Corp III, con sede a New York, e l’entità risultante sarà quotata alla borsa tecnologica di New York, il Nasdaq, con il codice NWCL. A differenza di un’Ipo diretta, questo processo consente tempi più brevi e meno passaggi burocratici.
I numeri restano in rosso
La storia di newcleo è ancora piuttosto breve. Nasce nel 2021 dall’idea di tre scienziati e manager italiani del nucleare che gravitano su Torino: Stefano Buono (oggi amministratore delegato), Luciano Cinotti ed Elisabeth Rizzotti. Attualmente ha sede a Parigi e filiali in altri sei Paesi (Italia, Regno Unito, Svizzera, Slovacchia, Belgio e Stati Uniti), conta oltre 900 dipendenti e nel 2024 ha generato circa 80 milioni di dollari di ricavi. Il suo portafoglio compre 31 famiglie di brevetti che spaziano dal design dei reattori modulari avanzati veloci raffreddati a piombo (Lfr) al trattamento del combustibile nucleare a ossidi misti (Mox) da materiali nucleari riprocessati.
Ma come spesso accade alle startup, ad oggi newcleo non ha ancora chiuso alcun bilancio in utile e nel 2024 ha segnato un rosso per 110 milioni. Il vero banco di prova per la sua tecnologia sarà un test al prototipo di Brasimone raffreddato al piombo fuso, atteso per quest’anno.
Raccolti 780 milioni dal 2021
Per la quotazione al Nasdaq, la società ha rastrellato 220 milioni di dollari da investitori istituzionali e propri azionisti, che hanno sottoscritto 22 milioni di azioni da 10 dollari. Sono i cosiddetti proventi “Pipe”, private investment in pubblic money. Altri 209 milioni li mettono gli investitori di NewHold Investment.
Negli ultimi 12 mesi, la startup aveva già raccolto altri 150 milioni in una serie di round privati, portando i fondi incassati dalla fondazione a quota 780 milioni. E con altri 429 milioni lordi dalla fusione punta a superare il miliardo. A detta del management, l’operazione potrebbe aprire nuove opportunità strategiche nel mercato americano, oltre che raccogliere capitali per finanziare i progetti esistenti in Europa.
A Wall Street come molte altre startup del settore
Quella di Buono è solo l’ultima di una serie di startup del nucleare a quotarsi sulla Borsa americana. La crescente domanda di energia negli States – possibilmente decarbonizzata – e la deregulation messa a punto dall’amministrazione Trump ha spinto a sbarcare a Wall Street anche l’italiana Terra Innovatum e la Oklo di Sam Altman, con cui newcleo ha recentemente avviato una joint venture.
Nel caso di newcleo, però, la scelta della piazza finanziaria potrebbe aver indispettito i sostenitori della Borsa di Milano, oggetto negli ultimi anni di un’ondata di delisting, nonostante i nuovi record toccati dal listino principale. “Evidentemente non hanno ancora guardato bene la riforma del Tuf”, a Piazza Affari, ha replicato il sottosegretario all'Economia, Federico Freni, “potevano tranquillamente beneficiare del nuovo regime agevolato per le nuove quotazioni che è molto più semplice del regime americano”.