✕

Debiti con l'Inps? Ora si pagano in 60 rate: ecco cosa cambia e quanto conviene davvero

Ascolta l'audio

Autonomi, imprese ma anche lavoratori dipendenti con debiti contributivi verso l’Istituto possono chiedere piani di rateazione più lunghi. Tutto online, con una sola domanda
4 minuti di lettura

MILANO – Avete un debito con l'Inps e non riuscite a pagarlo in un’unica soluzione? Da questa settimana le regole cambiano, in meglio. Con la Circolare n. 60 del 21 maggio, l'Istituto ha dato il via libera operativo al nuovo Regolamento sulla dilazione dei debiti contributivi. In pratica, ora si può chiedere di pagare a rate per periodi più lunghi di prima, con meno burocrazia e procedure completamente online. Una novità che riguarda soprattutto lavoratori autonomi, imprenditori, artigiani e commercianti, ma anche semplici dipendenti che abbiano maturato posizioni debitorie nei confronti dell'ente.

Il direttore centrale entrate dell'Inps, Antonio Pone, ha inquadrato la riforma nel "più ampio processo di semplificazione delle attività di gestione del credito, contemperando esigenze di tutela delle entrate pubbliche con strumenti più flessibili a sostegno di imprese e contribuenti". In sostanza l'obiettivo è duplice: da un lato favorire la regolarizzazione contributiva e dall’altro migl…

MILANO – Avete un debito con l'Inps e non riuscite a pagarlo in un’unica soluzione? Da questa settimana le regole cambiano, in meglio. Con la Circolare n. 60 del 21 maggio, l'Istituto ha dato il via libera operativo al nuovo Regolamento sulla dilazione dei debiti contributivi. In pratica, ora si può chiedere di pagare a rate per periodi più lunghi di prima, con meno burocrazia e procedure completamente online. Una novità che riguarda soprattutto lavoratori autonomi, imprenditori, artigiani e commercianti, ma anche semplici dipendenti che abbiano maturato posizioni debitorie nei confronti dell'ente.

Il direttore centrale entrate dell'Inps, Antonio Pone, ha inquadrato la riforma nel "più ampio processo di semplificazione delle attività di gestione del credito, contemperando esigenze di tutela delle entrate pubbliche con strumenti più flessibili a sostegno di imprese e contribuenti". In sostanza l'obiettivo è duplice: da un lato favorire la regolarizzazione contributiva e dall’altro migliorare la riscossione. Due mondi che sembrano in tensione tra loro ma che in realtà vanno insieme, visto che un piano di pagamento sostenibile ha molte più probabilità di essere onorato rispetto a uno che strangola chi deve pagare.

Come funzionava prima

Fino a oggi il sistema era rigido. Chi aveva un debito contributivo con l'Inps poteva chiedere di pagarlo a rate, ma oltre una certa soglia scattava un meccanismo farraginoso, per cui serviva l'autorizzazione del ministero del Lavoro per ottenere dilazioni superiori alle 24 rate mensili. Due anni di tempo, insomma, per chi aveva debiti importanti. Un limite che troppo spesso si è scontrato con la realtà di aziende in difficoltà temporanea, ma non necessariamente sull'orlo del fallimento.

La riforma smantella di fatto questo meccanismo e sostituisce l'autorizzazione ministeriale con un sistema interno all'Inps, molto più agile, basato su criteri uniformi e con la responsabilità decisionale affidata alle varie strutture territoriali dell’Istituto sparse lungo tutto lo Stivale, passaggio che consente anche di sciogliere almeno un po’ l’ingorgo che sempre si veniva a creare nelle sedi centrali romane.

Cosa cambia adesso e cosa si può fare

Il cuore della riforma sta in due numeri: 36 e 60. Sono le rate mensili massime, tre e cinque anni, che d'ora in poi si possono ottenere per spalmare il pagamento di un debito contributivo.

La distinzione dipende essenzialmente dall'importo. Chi deve all'Inps fino a 500mila euro può chiedere un piano fino a 36 rate mensili. La decisione spetta al direttore territoriale Inps di competenza, senza bisogno di risalire la catena gerarchica. Chi invece ha debiti superiori a questa soglia può arrivare fino a 60 rate, ma la pratica in quel caso passa al direttore regionale o di coordinamento metropolitano. È evidente che cinque anni per saldare un debito contributivo sono una prospettiva molto diversa rispetto a due. Per un'azienda con problemi di liquidità ma un'attività ancora in piedi, ad esempio, il discrimine può essere concretamente tra sopravvivere e chiudere i battenti.

Va precisato però che queste dilazioni non sono automatiche. Chi le richiede deve dichiarare – si legge nella circolare – una "temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria", requisito fondamentale che peraltro implica una valutazione da parte dell'Inps e non una semplice autocertificazione. Questo è un passaggio assolutamente essenziale.

Chi può fare domanda e chi no

Un altro aspetto da comprendere chiaramente è che la rateazione riguarda solo i debiti non ancora affidati agli agenti della riscossione, ovvero quelli che si trovano ancora nella cosiddetta "fase amministrativa". Se il vostro debito dunque è già finito nelle mani dell'Agenzia Entrate-Riscossione, quella per capirci che un tempo si chiamava Equitalia e oggi ha l’acronimo di Ader, questa procedura non è per voi e vi toccherà seguire le regole previste da quella riscossione, che sono separate e diverse.

Per tutti gli altri invece – imprese, artigiani, commercianti, professionisti, lavoratori autonomi, ma anche privati con debiti previdenziali – la domanda si può presentare per tutte le gestioni amministrate dall'Inps. Sono inclusi quindi, ad esempio, anche i debiti che i datori di lavoro del settore editoriale avevano nei confronti dell'ex Inpgi, l'ente previdenziale dei giornalisti confluito nell'Inps da luglio 2022.

Un altro punto da tenere a mente è che deve essere presentata un'unica domanda che comprenda tutti i debiti contributivi in fase amministrativa verso tutte le gestioni Inps, con l'indicazione dettagliata degli importi, cioè non si può fare domanda a rate per una parte e trattare separatamente un altro debito. L'Istituto vuole insomma un quadro completo.

Cosa significa nella pratica: un esempio concreto

Facciamo un esempio per capire meglio. Immaginate un'impresa artigiana con un debito contributivo di 180mila euro. Con le vecchie regole, poteva ottenere al massimo 24 rate mensili, senza passare dal Ministero, da circa 7.500 euro al mese. Con le nuove regole, può invece arrivare a 36 rate, pagando circa 5mila euro al mese, cioè 3mila in meno, per tre anni. Per un'impresa che attraversa un periodo difficile ma non vuole licenziare nessuno e punta a risanarsi, non è per nulla un dettaglio, anzi.

Per le situazioni più gravi, con debiti oltre il mezzo milione di euro, il discorso si amplifica ulteriormente. Ad esempio, 60 rate su un debito da 600mila euro significano 10mila euro al mese. Prima, con il limite delle 24 rate e la necessità dell'autorizzazione ministeriale, quei pagamenti sarebbero stati ben più onerosi e il procedimento molto più lungo e incerto.

Cosa deve fare chi ha già una rateazione in corso

La circolare prevede poi una disposizione transitoria importante, che potrebbe interessare una platea ampia di persone. Il nuovo regolamento si applica anche alle domande di rateizzazione presentate a partire dal 12 gennaio 2025 e ancora attive al momento della pubblicazione della circolare stessa.

In pratica, se avete ottenuto un piano di dilazione dopo quella data e siete ancora nel mezzo del pagamento, potete chiedere all'Inps di rideterminare il numero di rate secondo le nuove regole, potenzialmente allungando il piano e alleggerendo dunque le rate mensili. Il vantaggio è che è effettivamente una possibilità concreta di migliorare la propria situazione senza dover rinegoziare tutto da capo.

Per questo però c'è una scadenza stringente, perché la richiesta è possibile solo entro 30 giorni dalla pubblicazione della circolare, il che significa inderogabilmente entro il 20 giugno 2026. Chi ha un piano in corso farebbe bene a valutare subito se valga la pena farne richiesta, senza aspettare l'ultimo momento.

Come si fa la domanda

La procedura è interamente digitale, non ci sono sportelli fisici da raggiungere né documenti da cartacei da compilare a mano e consegnare. La domanda si presenta esclusivamente tramite il Cassetto previdenziale, il portale online dell'Inps, accedendo all'area "Accesso ai servizi per aziende e consulenti".

Durante la procedura è obbligatorio allegare uno dei moduli in formato Pdf editabile messi a disposizione dall'Istituto. Il modulo SC106 vale per tutte le gestioni contributive, ad esclusione del lavoro domestico, mentre il modulo SC80 è quello specifico per colf, badanti, baby sitter e figure analoghe. La scelta del form giusto è quindi abbastanza semplice perché dipende solo dal tipo di rapporto di lavoro a cui si riferisce il debito.

Chi non ha dimestichezza con i portali Inps – e sono ancora in molti – può affidarsi a un caf o a un patronato, oppure a un consulente del lavoro o direttamente al commercialista, se ce l’ha.

Cosa fare subito

Cosa fare quindi adesso? Se avete debiti contributivi con l'Inps non ancora passati in riscossione coattiva, il percorso è abbastanza lineare. Prima di tutto, verificate la vostra posizione nel Cassetto previdenziale su inps.it. Se avete già un piano di rateazione attivo dal 12 gennaio 2025 in poi, avete tempo fino a fine giugno per chiedere la rideterminazione delle rate, e potrebbe valere la pena farlo. La finestra per i piani già in corso è stretta, un mese scarso, quindi meglio non perdere tempo.

Se invece non avete ancora un piano, raccogliete la documentazione sulla vostra situazione economica, scegliete il modulo giusto tra SC106 e SC80, e presentate la domanda online nell'area dedicata del portale Inps, oppure affidate la pratica a un professionista abilitato. Per i nuovi richiedenti, come visto, non c'è una scadenza e le nuove regole si applicano da subito.

Leggi i commenti