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Caro energia, il governo punta all’intesa con la Ue. Un mese di trattative per dirottare 5 miliardi

(ansa)

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Le risorse sottratte alla Coesione non andranno al taglio delle accise. Allo studio bonus bollette e incentivi per le famiglie più vulnerabili
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ROMA - Una bombola d’ossigeno da 5 miliardi. Per aiutare le famiglie e le imprese colpite dai rincari. Da utilizzare il prima possibile, al massimo entro un mese. Ecco l’urgenza di palazzo Chigi nel cogliere l’assist dell’Europa sull’uso dei fondi di coesione per l’energia. Fino a qualche giorno fa era il piano B. Defilato rispetto alla flessibilità sul Patto, che resta la strada maestra. Ma nelle ultime ore il quadro è cambiato rapidamente. Il timore che mercoledì prossimo la Commissione europea possa dire no all’estensione della clausola di salvaguardia nazionale, oggi prevista solo per la spesa militare, spinge il governo a prenotare gli spazi già autorizzati da Bruxelles.

La rimodulazione dei fondi di coesione, appunto, insieme alla revisione del Pnrr. Per questo nei prossimi giorni partirà un esame approfondito delle “sacche di spesa” che abitano i tre fondi (coesione, sviluppo regionale e Just Transition) indicati dal vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto nella lettera…

ROMA - Una bombola d’ossigeno da 5 miliardi. Per aiutare le famiglie e le imprese colpite dai rincari. Da utilizzare il prima possibile, al massimo entro un mese. Ecco l’urgenza di palazzo Chigi nel cogliere l’assist dell’Europa sull’uso dei fondi di coesione per l’energia. Fino a qualche giorno fa era il piano B. Defilato rispetto alla flessibilità sul Patto, che resta la strada maestra. Ma nelle ultime ore il quadro è cambiato rapidamente. Il timore che mercoledì prossimo la Commissione europea possa dire no all’estensione della clausola di salvaguardia nazionale, oggi prevista solo per la spesa militare, spinge il governo a prenotare gli spazi già autorizzati da Bruxelles.

La rimodulazione dei fondi di coesione, appunto, insieme alla revisione del Pnrr. Per questo nei prossimi giorni partirà un esame approfondito delle “sacche di spesa” che abitano i tre fondi (coesione, sviluppo regionale e Just Transition) indicati dal vicepresidente della Commissione Raffaele Fitto nella lettera inviata ai ministri competenti dei 27 Paesi della Ue.

A finire sotto esame saranno soprattutto i progetti che procedono a rilento, nello specifico quelli che hanno mancato le scadenze fissate al 2022. I soldi, in tutto o in parte, non sono stati spesi: gli investimenti sono di fatto fermi. Ma il serbatoio da 5 miliardi che si punta a costruire attraverso la riprogrammazione dei fondi europei sarà alimentato anche dalle risorse non impegnate. Se la prima strada implica un “taglia e incolla”, quindi una sottrazione di risorse a misure già finanziate, la seconda è politicamente meno indigesta anche se le Regioni hanno messo in conto di impiegare l’ammontare complessivo degli stanziamenti erogati dalla Ue.

La ricognizione avrà tempi brevi. L’obiettivo dell’esecutivo è arrivare a un accordo con l’Europa nel giro di venti giorni, al massimo trenta. L’impostazione dello schema lanciato da Fitto – una trattativa tra il singolo Paese e la Commissione – è più snella e rapida rispetto al trilogo che ha portato alla revisione intermedia della politica di coesione 2021-2027. Il precedente spinge la presidenza del Consiglio a coltivare un cauto ottimismo: a marzo, infatti, l’Italia ha ottenuto il via libera alla riprogrammazione di 7 miliardi, spostati su competitività, politiche abitative, gestione dell’acqua, transizione energetica e difesa.

Ora tocca al travaso sugli aiuti contro il caro energia. Dalla lista sono esclusi, al momento, gli sconti sui carburanti. L’utilizzo dei fondi di coesione per il taglio delle accise risulterebbe incompatibile con gli obiettivi green dell’Europa. Fonti di governo ragionano così sulla questione: «Difficile, se non impossibile, ottenere il via libera di Bruxelles».

Ecco perché si guarda a sostegni che esulano dal perimetro di benzina e diesel. Nello specifico a incentivi alle famiglie vulnerabili per la sostituzione delle caldaie alimentate con combustibili fossili. Tra i ristori immediati per i nuclei con redditi bassi potrebbero rientrare anche buoni energia. Si valuta anche l’introduzione di tariffe sociali per chi è in condizione di povertà energetica.

Gli aiuti alle imprese, invece, verrebbero legati all’efficienza energetica e alle tecnologie pulite. ll “tesoretto” potrebbe aumentare grazie alla revisione del Pnrr che sarà approvata dalla cabina di regia la settimana prossima. Si punta a raccogliere un miliardo, ma i margini sono stretti.

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