Tütto: “Meloni si opponga, un disastro usare quei soldi per contrastare i rincari”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – Giorgia Meloni dovrebbe opporsi all’uso dei fondi di coesione per affrontare la crisi energetica. È un favore ai Paesi “frugali” che hanno i soldi per risolvere le emergenze sociali. L’ungherese Kata Tütto, presidente del Comitato europeo delle Regioni, spara alzo zero contro la mossa della Commissione europea. La lettera di Raffaele Fitto è, a suo giudizio, il sintomo di una politica che fa compiere passi indietro all’Ue e che si rifletterà sul prossimo bilancio europeo: un «disastro».
Perché è sbagliato usare i fondi di coesione per la crisi energetica?
«Non è sbagliato in linea di principio. Ma non si possono usare per un sollievo immediato».
E per cosa?
«Come investimento. Il ruolo principale della politica di coesione è dare a ogni singola regione la possibilità di crescere. Altrimenti chi è forte diventa più forte e chi è debole può perdere tutto. Sono investimenti sociali per creare nuovi posti di lavoro, per la nostra salute, per le piccole e medie imprese, per aiu…
BRUXELLES – Giorgia Meloni dovrebbe opporsi all’uso dei fondi di coesione per affrontare la crisi energetica. È un favore ai Paesi “frugali” che hanno i soldi per risolvere le emergenze sociali. L’ungherese Kata Tütto, presidente del Comitato europeo delle Regioni, spara alzo zero contro la mossa della Commissione europea. La lettera di Raffaele Fitto è, a suo giudizio, il sintomo di una politica che fa compiere passi indietro all’Ue e che si rifletterà sul prossimo bilancio europeo: un «disastro».
Perché è sbagliato usare i fondi di coesione per la crisi energetica?
«Non è sbagliato in linea di principio. Ma non si possono usare per un sollievo immediato».
E per cosa?
«Come investimento. Il ruolo principale della politica di coesione è dare a ogni singola regione la possibilità di crescere. Altrimenti chi è forte diventa più forte e chi è debole può perdere tutto. Sono investimenti sociali per creare nuovi posti di lavoro, per la nostra salute, per le piccole e medie imprese, per aiutare i più deboli».
Sarebbe dunque meglio che Fitto ritiri quella lettera?
«È arrivata in un momento delicato nella definizione del prossimo bilancio europeo. Il commissario Fitto, che è stato anche presidente di Regione, lo sa bene. Con lui abbiamo collaborato perfettamente. Ormai è sul tavolo e spero che diventi un’occasione per discutere di coesione e dell’approccio della Commissione al riguardo».
In che senso?
«La proposta di bilancio della Commissione cambia completamente il modo in cui l’Europa vuole investire in futuro: disconnette la coesione dal mercato unico, la smantella e la nazionalizza. In un unico contenitore c’è politica agricola, di coesione, migrazione e pesca. Tutto è messo in competizione e si centralizza».
Ma questa è la scelta di Ursula von der Leyen. Fitto ha agito d’intesa con lei.
«Non voglio parlare di una persona, ma della Commissione nel suo insieme. Tutte le regioni e le città d’Europa, dalla Sicilia all’Andalusia, e indipendentemente dai partiti, sono coese nel denunciare i rischi. Ho lavorato con Marsilio, Cirio, Pascale, Todde. Siamo uniti. Ora spetta ai primi ministri decidere».
Vuol dire che i presidenti di regione, anche quelli di centrodestra, sono d’accordo con lei e non con Fitto che pure viene da Fratelli d’Italia?
«Fitto rappresenta la Commissione Europea e non un partito. Il governo italiano è membro del gruppo che chiamiamo “Amici della Coesione”. C’è un altro gruppo, quello dei “frugali”, che non vuole l’integrazione europea. Vogliono contribuire meno, dare meno risorse all’Ue ma pretendono il mercato unico perché è meglio per le economie più forti. Le loro».
Quindi il governo italiano dovrebbe rifiutarsi di usare i fondi di coesione?
«Questo è il momento in cui Giorgia Meloni dovrebbe unirsi a Pedro Sánchez, mettendo da parte per un momento le differenze politiche, con l’obiettivo di proteggere il futuro dell’Unione e gli investimenti territoriali. Quella lettera è il sintomo di un modo di pensare, una trappola per i governi nazionali».
Perché una trappola?
«Perché sposta su di loro la responsabilità dei conflitti tra agricoltori, città, regioni, abitazioni e transizione climatica. Adesso il problema è l’energia, in futuro sarà altro e la Commissione potrà dire di nuovo: usate i soldi della coesione».
Un colpo all’integrazione europea? È ciò che i sovranisti vogliono.
«È una direzione molto pericolosa. I fondi di coesione non sono un fondo nazionale per le emergenze. A farne le spese saranno i cittadini più deboli, la coesione sociale».
Qualcuno potrebbe dire: dove troviamo i soldi per la crisi?
«Tutti hanno problemi di soldi. Il bilancio europeo rappresenta solo l’1,2 per cento del Pil dell’Ue. E tutti cercano di usare più risorse a lungo termine per la gestione di crisi a breve termine. Il punto è un altro.
Quale?
«Se in teoria potessimo usare sui prezzi dell’energia tutti i fondi della transizione programmati per l’Italia e volessimo portare i prezzi al livello della Francia, lo potremmo fare solo per venti giorni. Così non si risolve nulla. I fondi europei non sono stati progettati per questo. Nemmeno il Recovery Fund».
Il Parlamento europeo può aiutare a bloccare questa dinamica?
«Lo ha già dichiarato. Se Giorgia Meloni si unisce ad altri primi ministri, allora sarà possibile fermare questo disastro. Altrimenti temo davvero per il futuro».