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Fondi europei per l’energia, al setaccio anche i ministeri. Fitto: “Critiche solo in Italia”

Raffaele Fitto

 (ansa)

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Il governo punta a 5 miliardi tra le risorse sulla coesione non ancora impegnate. Il vicepresidente Ue alle Regioni: aspettino la nostra lettera prima di protestare
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ROMA - Non solo le Regioni. Alla ricerca di soldi per gli aiuti contro il caro energia, palazzo Chigi bussa anche alle porte dei ministeri. La richiesta è partita sotto traccia nelle scorse ore. Con l’etichetta dell’urgenza. Il messaggio recita grosso modo così: bisogna passare al setaccio i programmi nazionali finanziati con i fondi di coesione 2021-2027. Subito, il prima possibile.

Per capire quante risorse non spese, in alcuni casi ancora non impegnate, possono essere dirottate sui sostegni a famiglie e imprese colpite dai rincari. È un “invito” tecnico, ma condito da un messaggio squisitamente politico: bisogna attrezzarsi per tempo perché – è il ragionamento – mercoledì prossimo, quando la Commissione europea risponderà alla richiesta di estendere la deroga al Patto all’energia, c’è il rischio di ritrovarsi senza uno scudo contro gli aumenti dei prezzi. Il timore è elevato perché a Bruxelles non tira aria di apertura.

Undici programmi

Ecco allora che le risorse agganciate ai prog…

ROMA - Non solo le Regioni. Alla ricerca di soldi per gli aiuti contro il caro energia, palazzo Chigi bussa anche alle porte dei ministeri. La richiesta è partita sotto traccia nelle scorse ore. Con l’etichetta dell’urgenza. Il messaggio recita grosso modo così: bisogna passare al setaccio i programmi nazionali finanziati con i fondi di coesione 2021-2027. Subito, il prima possibile.

Per capire quante risorse non spese, in alcuni casi ancora non impegnate, possono essere dirottate sui sostegni a famiglie e imprese colpite dai rincari. È un “invito” tecnico, ma condito da un messaggio squisitamente politico: bisogna attrezzarsi per tempo perché – è il ragionamento – mercoledì prossimo, quando la Commissione europea risponderà alla richiesta di estendere la deroga al Patto all’energia, c’è il rischio di ritrovarsi senza uno scudo contro gli aumenti dei prezzi. Il timore è elevato perché a Bruxelles non tira aria di apertura.

Undici programmi

Ecco allora che le risorse agganciate ai progetti in capo ai dicasteri diventano appetibili per irrobustire il piano b, alternativo alla flessibilità. Sul tavolo ci sono 11 dei 49 programmi finanziati con i tre fondi (sviluppo regionale, coesione e Just Transition) indicati dal vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto come “pozzi” da cui attingere per l’energia, attraverso una rimodulazione degli investimenti in essere.

Tradotti in numeri, i programmi nazionali valgono 25,9 miliardi, tra quota europea (15,2 miliardi) e nazionale (10,7 miliardi). È all’interno di questo “tesoretto” che si andrà a scavare. Le premesse spingono l’esecutivo a un cauto ottimismo. Dati della Ragioneria alla mano, infatti, l’ultimo monitoraggio ha certificato un avanzamento del 43,89% in termini di impegni e del 14,20% sul fronte dei pagamenti rispetto al totale delle risorse programmate.

Le difficoltà dell’esecutivo

Significa che al netto dei 3,6 miliardi già spesi, ci sono circa 22 miliardi che potrebbero cambiare destinazione. Scendono a circa 11 se si deciderà di preservare le somme già impegnate. In ogni caso una somma considerevole vista la difficoltà con cui l’esecutivo si è dovuto confrontare per trovare, di proroga in proroga, i soldi per il taglio delle accise sui carburanti.

La cifra cerchiata in rosso per la “pesca” nei fondi di coesione guarda a un livello ritenuto più realistico: 5 miliardi. E questo perché – spiegano fonti di maggioranza – i conti vanno fatti con i dicasteri. È vero che i programmi nazionali impattano sulle Regioni, ma la gestione ministeriale è un valore aggiunto al quale difficilmente i ministri vogliono rinunciare. Insomma, si temono resistenze. Ma il tentativo, intanto, è stato imbastito.

Con lo stesso schema si guarda anche ai 38 programmi di cui sono titolari le Regioni. Ma anche in questo caso ci sono complicazioni. Di fronte ai malumori dei governatori, contrari a un dirottamento dei fondi, l’esecutivo si affida a Fitto.

Tra lunedì e martedì

Che ieri, dal festival dell’energia a Lecce, ha replicato così ai presidenti di Regione: «L’Italia è l’unico Paese in Europa dove c’è questa discussione, non la comprendo». Anche perché – ha aggiunto – «la lettera ai governatori deve ancora arrivare». Sarà recapitata tra lunedì e martedì. Spiegherà che la rimodulazione dei fondi è volontaria. Indicherà i vantaggi del travaso elencando le possibili destinazioni.

L’elenco è lungo, dall’efficienza energetica degli edifici pubblici ai fertilizzanti. Dentro ci sono anche gli aiuti a cui il governo guarda con ancora più attenzione. Sono quelli per le famiglie vulnerabili: buoni energia e taglio delle accise per le bollette, incentivi per sostituire le caldaie a gas, mezzi pubblici gratuiti. Ma per attivare i sostegni serve l’ok al travaso di governatori e ministri. Stretto tra la chiusura di Bruxelles e le difficoltà casalinghe, il governo è ancora con il cerino in mano.

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