Retromarcia sul clima negli Usa, verso lo stop agli obblighi ambientali per le quotate
di Emma BonottiMILANO – Doppia retromarcia degli Stati Uniti sulle politiche climatiche. Il primo passo indietro lo vuole compiere l’Autorità americana di controllo della Borsa, la Securities and Exchange Commission (Sec), abolendo la norma – per altro mai entrata realmente in vigore – che obbliga le società quotate a dichiarare i loro livelli di emissioni di gas serra e di inquinamento, oltre agli interventi per mitigarli. Il secondo, complementare, è quello dell’Epa, l’agenzia ambientale statunitense, che ha reintrodotto uno scudo per proteggere le imprese dalle loro responsabilità sulle emissioni.
Atkins: “Le norme? Un eccesso di abuso di potere”
Due mosse perfettamente allineate all’ostilità dell’amministrazione di Donald Trump verso tutte le politiche “green”. In un’intervis…
MILANO – Doppia retromarcia degli Stati Uniti sulle politiche climatiche. Il primo passo indietro lo vuole compiere l’Autorità americana di controllo della Borsa, la Securities and Exchange Commission (Sec), abolendo la norma – per altro mai entrata realmente in vigore – che obbliga le società quotate a dichiarare i loro livelli di emissioni di gas serra e di inquinamento, oltre agli interventi per mitigarli. Il secondo, complementare, è quello dell’Epa, l’agenzia ambientale statunitense, che ha reintrodotto uno scudo per proteggere le imprese dalle loro responsabilità sulle emissioni.
Atkins: “Le norme? Un eccesso di abuso di potere”
Due mosse perfettamente allineate all’ostilità dell’amministrazione di Donald Trump verso tutte le politiche “green”. In un’intervista a Fox News, il presidente della Consob americana, Paul Atkins, ha definito le norme sulle quotate “un eccesso di abuso di potere”. Il riferimento è alle regole sulla trasparenza aziendale che, emanate nel 2024 sotto la presidenza di Gary Gensler all’Autorità, imponevano alle aziende di segnalare le emissioni di gas serra prodotte e i rischi climatici derivanti dalle loro attività. Da molti, vengono considerate uno degli sforzi più significativi di Washington per combattere il cambiamento climatico.
“Lasciamo che l’Epa faccia il suo lavoro e noi ci occupiamo del nostro”, ha ribadito Atkins. Per ora si tratta solo di una proposta ed eventuali commenti dovranno essere formulati entro 60 giorni dalla pubblicazione sul Federal Register.
Le motivazioni del passo indietro
Negli ultimi anni, spiega Bloomberg, la Sec si è trovata ad affrontare una valanga di ricorsi legali. Gruppi come la Camera di Commercio degli Stati Uniti hanno sostenuto che avesse oltrepassato i propri limiti apportando modifiche così radicali. Così poco dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, l’Autorità ha annunciato che avrebbe smesso di difendere le norme in tribunale, lasciandole di fatto in un limbo normativo.
Lo scudo per le aziende inquinanti
L’altro colpo alle politiche green a stelle e strisce lo ha assestato l’Epa, ripristinando lo scudo che protegge le aziende dalle proprie responsabilità per le emissioni eccessive dovute a malfunzionamenti o eventi imprevisti. Le associazioni di categoria e le imprese avevano contestato la norma dell’era Biden, che consentiva di citare in giudizio gli emettitori per inquinamento superiore ai limiti consentiti durante i malfunzionamenti del sistema.
Già nel settembre 2025 l’apparato normativo era stato colpito, quando la Corte d’Appello del Distretto di Columbia aveva stabilito che il provvedimento era “irragionevole e non conforme” al Clean Air Act. L’Epa, dunque, si è limitata a stabilire chi dimostra che le emissioni eccessive sono state causate da “emergenze inevitabili” e di aver agito “in buona fede” non sarà “ingiustamente punito”. Il commento a corredo della decisione è un chiaro segno di come i tempi e le priorità degli Usa siano ormai cambiati: “L’azione odierna ripristina un quadro equilibrato e di buon senso che protegge sia l’ambiente sia la continua vitalità della produzione manifatturiera ed energetica americana”.