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Metta (Iit): “È svolta vera, l’hardware dominerà i robot cambieranno”

Giorgio Metta, direttore Istituto italiano di tecnologia 
Il direttore dell’Istituto italiano di tecnologia spiega: “La società guidata da Huang è nata come chip company ma oggi vuole differenziare il proprio mercato”
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Siamo all’inizio di una svolta» spiega Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia e fra i maggiori esperti italiani di robotica e intelligenza artificiale. L’annuncio di Nvidia sui nuovi RTX Spark, superchip progettati per portare agenti di AI direttamente nei pc, lascerà un segno nella storia della tecnologia. La “rockstar del tech” Jensen Huang punta a sfidare i tradizionali protagonisti del pc, da Intel ad AMD fino ad Apple. Per capire se siamo davvero davanti a una nuova categoria di macchine abbiamo interpellato il “papà” di iCub, una delle principali piattaforme per la ricerca sull’IA.

Nvidia parla di reinventare il pc. È davvero l’inizio di una nuova fase o c’è molto marketing?

«Credo sia seriamente un inizio. Nvidia ha capito che la concorrenza è forte e sta investendo su tre livelli. Il primo sono naturalmente i chip, aggiornati per supportare modelli IA sempre più evoluti. Il secondo riguarda il modo di collegarli tra loro, per costruire superc…

Siamo all’inizio di una svolta» spiega Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia e fra i maggiori esperti italiani di robotica e intelligenza artificiale. L’annuncio di Nvidia sui nuovi RTX Spark, superchip progettati per portare agenti di AI direttamente nei pc, lascerà un segno nella storia della tecnologia. La “rockstar del tech” Jensen Huang punta a sfidare i tradizionali protagonisti del pc, da Intel ad AMD fino ad Apple. Per capire se siamo davvero davanti a una nuova categoria di macchine abbiamo interpellato il “papà” di iCub, una delle principali piattaforme per la ricerca sull’IA.

Nvidia parla di reinventare il pc. È davvero l’inizio di una nuova fase o c’è molto marketing?

«Credo sia seriamente un inizio. Nvidia ha capito che la concorrenza è forte e sta investendo su tre livelli. Il primo sono naturalmente i chip, aggiornati per supportare modelli IA sempre più evoluti. Il secondo riguarda il modo di collegarli tra loro, per costruire supercomputer sempre più efficienti, anche attraverso comunicazioni ottiche avanzate. Il terzo livello è il software: robotica open source, strumenti per la ricerca farmaceutica, soluzioni complete. È la strategia di un’azienda che vuole restare al centro dell’innovazione».

Per anni l’IA è stata sinonimo di cloud e data center. Che cosa cambia con agenti che girano sul pc?

«Sta già cambiando molto. Avere capacità IA a bordo significa far girare applicazioni anche senza connessione o scambiare molti meno dati e ottenere risposte più rapide. Non dimentichiamo poi che questi chip non servono solo ai laptop ma anche ai server: per far funzionare agenti IA servono sia GPU che CPU più generaliste, capaci di gestire molti processi in parallelo. Nvidia sta cercando di coprire entrambe le esigenze».

Dopo la sbornia delle GPU e la febbre degli algoritmi stiamo tornando al dominio dell’hardware?

«Sì, per una questione di efficienza. Esiste una concorrenza feroce sui chip innovativi, soprattutto per l’inferenza. E la memoria conta sempre di più: averne molta a bordo cambia radicalmente le prestazioni. L’algoritmo da solo non basta. Serve supportarlo con hardware progettato appositamente. Inoltre questi chip probabilmente saranno più efficienti e consumeranno meno. Già il fatto di non dover dipendere da un server remoto per ogni richiesta può fare una differenza importante».

Se l’IA diventa più potente e locale, cambia anche il futuro dei robot?

«Sì, in modo decisivo. Un robot deve controllare il movimento in tempo reale: non può aspettare i ritardi di una connessione. Per questo è essenziale avere capacità di elaborazione locale molto efficienti. I robot resteranno connessi ma avranno bisogno di un livello decisionale rapido direttamente a bordo».

Dietro la strategia Nvidia c’è dunque uno sguardo più ampio.

«Nvidia è nata come chip company e oggi vuole differenziare il proprio mercato. Dipendere da pochi hyperscaler è rischioso: basta che uno sviluppi soluzioni proprietarie, come ha fatto Google, e gli equilibri cambiano. Per questo sta cercando nuove alleanze e soprattutto nuovi clienti».

Si ribalterà il vecchio mercato del pc?

«Nvidia ormai fornisce non solo potenza di calcolo ma gran parte dell’infrastruttura software. E questi chip sono così complessi che chi progetterà i laptop avrà margini sempre più ridotti».

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