Nuovi dazi di Trump: 12,5% contro chi sfrutta i lavoratori. Ma nel mirino c'è sempre la Ue
di Cenzio Di ZanniROMA – Nuovo strumento, stesso risultato: dazi. Dal 10 al 12,5%, stavolta. E per 60 Paesi accusati di non fare abbastanza contro il lavoro forzato. Compresa l’Unione europea. È la proposta messa sul tavolo della Casa Bianca dal rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr), Jamieson Greer, l’ultima mossa sul fronte della guerra commerciale di Washington al resto del mondo che punta a rilanciare la politica tariffaria del tycoon dopo le battute d’arresto imposte dai giudici americani, Corte suprema in testa.
La novità è che questa misura verrà sottoposta a un periodo di consultazione pubblica prima di arrivare a una decisione definitiva. Anche perché l’arma degli ordini esecutivi nelle mani del presidente americano è stata spuntata dalla …
ROMA – Nuovo strumento, stesso risultato: dazi. Dal 10 al 12,5%, stavolta. E per 60 Paesi accusati di non fare abbastanza contro il lavoro forzato. Compresa l’Unione europea. È la proposta messa sul tavolo della Casa Bianca dal rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr), Jamieson Greer, l’ultima mossa sul fronte della guerra commerciale di Washington al resto del mondo che punta a rilanciare la politica tariffaria del tycoon dopo le battute d’arresto imposte dai giudici americani, Corte suprema in testa.
La novità è che questa misura verrà sottoposta a un periodo di consultazione pubblica prima di arrivare a una decisione definitiva. Anche perché l’arma degli ordini esecutivi nelle mani del presidente americano è stata spuntata dalla magistratura, si diceva, e per agitare la clava delle tariffe il governo segue un altro iter: l’avvio di indagini nei confronti di partner commerciali come Cina, Ue e Giappone.
L’accusa americana
Secondo Greer, 54 dei 60 Paesi finiti sotto la lente di ingrandimento "non sono riusciti a imporre e a far rispettare efficacemente il divieto di importazione di merci prodotte con il lavoro forzato". Nella lista ci sono Vietnam e Taiwan, e anche il Regno Unito. Invece altri sei Stati - Canada, Ecuador, Ue, Indonesia, Messico e Pakistan - non sono stati ritenuti in grado di applicare efficacemente tali divieti.
"L’incapacità dei nostri più importanti partner commerciali di affrontare il problema dell’importazione di merci prodotte con il lavoro forzato è inaccettabile", sostiene il rappresentante al commercio. "Questo crea una situazione in cui i lavoratori americani sono costretti a competere a livello globale in condizioni di disparità". I dazi proposti, però, prevedono diverse esenzioni: dalla carne bovina al caffè, fino ad alcuni tipi di frutta secca.
Le reazioni dell’Ue
Bruxelles protesta contro l’ultima giravolta della Casa Bianca sulle tariffe, anche perché in ballo c’è l’accordo scozzese dell’estate 2025. Lo stesso che avrebbe dovuto chiudere il tira e molla tra le due sponde dell’Atlantico. Olof Gill, il portavoce della Commissione europea, ribatte: "Queste tariffe sono ingiustificate. Come abbiamo già affermato in passato, un accordo è un accordo. Dal lato europeo, siamo sulla buona strada per garantire l'attuazione degli impegni tariffari previsti dalla dichiarazione congiunta entro fine giugno. Ci aspettiamo che gli Stati Uniti rispettino pienamente i termini della Dichiarazione congiunta, la Commissione – avverte ancora Gill – continuerà a garantire che gli interessi dell'Unione europea siano pienamente tutelati".
Sul punto sollevato da Trump, il portavoce dell’esecutivo europeo ricorda che “l'Unione condivide pienamente le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo al lavoro forzato e rimane pienamente impegnata a eliminarlo dalle catene globali del valore attraverso azioni concrete". Il riferimento è (anche) al regolamento sul lavoro forzato varato da Bruxelles, “uno degli strumenti più ambiziosi al mondo nel suo genere” che – ricorda Gill – introduce il divieto di immettere sul mercato dell'Ue qualsiasi prodotto realizzato con lavoro forzato, indipendentemente dal fatto che provenga dall'Ue o da un Paese terzo".
Pechino attacca
"In Cina non esiste il lavoro forzato e ci opponiamo al fatto che venga usato come pretesto per manipolazioni politiche". Anche Pechino rispedisce al mittente le accuse con la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning. Dalla Repubblica popolare arriva l’invito a “risolvere le questioni economiche attraverso il dialogo”, perché “una guerra commerciale non va a vantaggio di nessuno”.
L’accordo tra Messico, Usa e Canada
Il Messico, intanto, ha notificato a Stati Uniti e Canada l`intenzione di estendere l’accordo commerciale trilaterale per altri sedici anni. Il ministro dell’Economia, Marcelo Ebrard, ha inviato una lettera formale ai suoi omologhi in vista della prima revisione congiunta, prevista per il primo luglio 2026. Nel documento, Ebrard ha sottolineato che il patto rappresenta "un motore per l`attrazione di investimenti", essendo uno strumento che "favorisce la stabilità economica" e "fornisce certezza giuridica".
Infine, Ebrard ha commentato la decisione del presidente statunitense di ridurre dal 25 al 15% i dazi su alcuni derivati di acciaio e alluminio. Il ministro ha anticipato un’analisi della misura assieme all’industria di settore: "Stimiamo che – ha detto – l’effetto possa essere positivo".