Economia

Prezzi ancora in salita in Europa colpa dei costi dell’energia

Prezzi ancora in salita in Europa colpa dei costi dell’energia
(reuters)
L’inflazione a maggio arriva al 3,2% e il segno più inizia a riguardare anche altre voci. I falchi della Bce spingono per aumentare il costo del denaro già nella riunione di giugno
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La guerra nel Golfo continua a surriscaldare i prezzi europei. L’ultima fotografia diffusa ieri da Eurostat, aggiornata al mese di maggio, evidenzia un’ulteriore accelerazione dell’inflazione nell’area euro al 3,2%, dal 3% registrato ad aprile. A mettere il turbo ai prezzi è soprattutto la componente energia, che rispetto a maggio 2025 schizza del 10,9% in lieve aumento sul mese precedente, ma il segno più interessa tutte le categorie di beni e servizi. Alimentari, alcolici e tabacco salgono del 2%, pur in decelerazione dal 2,4% di aprile e i beni industriali non energetici crescono dello 0,9%, rispetto allo 0,8% del mese scorso. Preoccupa il balzo dei servizi, a +3,5% dal 3% di aprile. E anche l’accelerazione dell’inflazione core - che esclude componenti più volatili come energia, cibo, alcolici e tabacco - salita al 2,5% dal 2,2% di aprile -fa suonare l’allarme prezzi in tutto il continente.

Non tutti accusano comunque il colpo allo stesso modo: in Bulgaria il dato schizza al 6,3%, in Lituania al 5,1% e in Grecia al 5%. Tra le economie maggiori, invece, in Spagna il dato sale al 3,6%, in Italia al 3,3%, in Francia al 2,8% e in Germania al 2,7%.

Senza grandi schiarite all’orizzonte sul fronte del negoziato tra Stati Uniti e Iran sembra impossibile l’emergenza prezzi posa rientrare in tempi brevi e sul fronte domestico sono di minimo conforto gli aggiornamenti diffusi ieri dal Mimit sui prezzi dei carburanti, con il gasolio sceso sotto la soglia psicologica dei due euro. A pochi giorni dalla scadenza del taglio delle accise, che il governo non sembra orientato a prorogare, i prezzi alla pompa sono destinati a schizzare nuovamente verso l’alto.

Di certo i numeri diffusi ieri da Eurostat aumentano ulteriormente il pressing sulla Banca Centrale per un intervento sui tassi al prossimo meeting in programma l’11 giugno. Ormai i dati mostrano come l’impatto inflazionistico della guerra nel Golfo si sia allargato oltre i soli prezzi energetici.

Lo ha ribadito lunedì anche Isabel Schnabel, componente tedesca del comitato esecutivo a Francoforte e capofila dei «falchi» nel board Bce. «Non possiamo più guardare oltre questo shock» puntando su una stabilizzazione dei prezzi nel lungo termine, ha detto Schnabel, perché «il rischio che si disancorino le aspettative d’inflazione sta salendo». Dello stesso tenore anche le parole pronunciate ieri dal presidente della banca centrale olandese e membro del board Bce Olaf Sleijpen davanti ai parlamentari dell’Aia. «Se l’aumento dei prezzi si trasmette in modo più diffuso all’economia, allora bisogna davvero riflettere attentamente», ha detto Sleijpen. «Ho già detto in precedenza che dobbiamo fare tutto il necessario, e lo faremo, per mantenere la stabilità dei prezzi», ha aggiunto.

La strada, insomma, è tracciata. Malgrado la prudenza espressa nelle ultime settimane dalla presidente della Bce Christine Lagarde, la prima riduzione del costo del denaro di 25 punti nella riunione di giugno è data ormai quasi per scontata dalla maggior parte degli analisti. Su quello che succederà dopo restano ancora molte incognite. «Nel complesso, non ci aspettiamo movimenti bruschi, bensì un graduale aggiustamento della politica monetaria, con un incremento complessivo dei tassi di riferimento di circa 50 punti base fino al 2,50%», annota Ulrike Kastens, Senior Economist di Dws, secondo cui cui »il passo successivo potrebbe quindi arrivare a settembre».

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