Istat, fiammata dell’inflazione al 2,9%: “La guerra frenerà ancora la crescita”
di Massimo FerraroROMA – Il Pil crescerà dello 0,7% quest’anno e nel 2027, sostenuto quasi interamente dalla domanda interna, sempre che il conflitto tra Usa e Iran finisca. Ma intanto l’inflazione corre al 2,9% e al 2% nello steso periodo e l’occupazione rallenta. Lo scrive l’Istat nella nota sull’andamento e le prospettive dell’economia italiana, dove i numeri restano appesi a un’incognita di difficile risoluzione: la durata della guerra. Intanto il Pil rallenta in tutta Europa nel primo trimestre di quest’anno, come certifica Eurostat. il Pil destagionalizzato è diminuito dello 0,2% nell'area euro e dello 0,1% nell'Ue rispetto al trimestre precedente (nel quarto periodo del 2025 si è registrato +0,2%). Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, il Pil destagionalizzato è aumentato dello 0,3% nell'area dell'euro e dello 0,7% nell'Ue nel primo trimestre del 2026, dopo un aumento dell'1,2% nell'area dell'euro e dell'1,4% nell'Ue nel trimestre precedente.
ROMA – Il Pil crescerà dello 0,7% quest’anno e nel 2027, sostenuto quasi interamente dalla domanda interna, sempre che il conflitto tra Usa e Iran finisca. Ma intanto l’inflazione corre al 2,9% e al 2% nello steso periodo e l’occupazione rallenta. Lo scrive l’Istat nella nota sull’andamento e le prospettive dell’economia italiana, dove i numeri restano appesi a un’incognita di difficile risoluzione: la durata della guerra. Intanto il Pil rallenta in tutta Europa nel primo trimestre di quest’anno, come certifica Eurostat. il Pil destagionalizzato è diminuito dello 0,2% nell'area euro e dello 0,1% nell'Ue rispetto al trimestre precedente (nel quarto periodo del 2025 si è registrato +0,2%). Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, il Pil destagionalizzato è aumentato dello 0,3% nell'area dell'euro e dello 0,7% nell'Ue nel primo trimestre del 2026, dopo un aumento dell'1,2% nell'area dell'euro e dell'1,4% nell'Ue nel trimestre precedente.
Il conflitto frena ancora il Pil: le simulazioni
L’Istituto stima una crescita maggiore rispetto a quella individuata da Ocse (+0,5% nel 2026, +0,6% nel 2027), Fmi (0,5% nel 2026 e 2027), Commissione Ue (rispettivamente 0,5% e 0,6%). Ma dipenderà dall’esito delle trattative in Medio Oriente. Con una avvertenza: "In un quadro internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, i risultati delle previsioni sono più che mai condizionati dalle assunzioni di base. Un elemento chiave è rappresentato dalla durata del conflitto”. L’Istat ha presentato "un esercizio di simulazione con il modello dell'Istat MeMo-it per valutare le conseguenze sull'economia italiana del prolungarsi del conflitto tra Iran e Stati Uniti", ipotizzando in particolare "un prezzo del Brent più elevato rispetto a quello dello scenario base e pari, nella media del 2026, a 113,5 dollari a barile (+21,4%) e a 97,5 dollari nel 2027 (+18,5%). Per il gas naturale, si è invece ipotizzato un rialzo leggermente più contenuto rispetto a quello del Brent, sulla scia degli andamenti osservati negli ultimi mesi; per il 2026 la quotazione si attesterebbe a 47 euro per MWh (+12,2% rispetto allo scenario base) e a 39,6 euro nel 2027 (+10%)". Sulla base di queste ipotesi, "la dinamica di crescita del Pil italiano nel 2026 sarebbe inferiore, rispetto allo scenario base, di 0,1 decimi di punto nel 2026 e di 0,3 decimi nel 2027". Fermandosi a +0,6% e +0,4%.
L’inflazione si infiamma e rallentano i consumi
L’istituto di statistica spiega che la crescita del Pil italiano è sostenuta “interamente dalla domanda interna”, mentre "la domanda estera netta, condizionata in negativo dagli effetti del conflitto in Medio Oriente e dal conseguente aumento dei prezzi energetici, fornirebbe un contributo negativo nel 2026 (-0,2 p.p.) e nullo nel 2027”. Per questo preoccupa l’accelerazione dell’inflazione, che già frena i consumi e rischia di peggiorare i suoi effetti al perdurare del conflitto.
"Gli andamenti dei prezzi delle materie prime si traslerebbero sull’andamento dell’inflazione, attesa in forte risalita nel corso del 2026: il deflatore della spesa delle famiglie si attesterebbe, in media d’anno, al 2,9%, per poi tornare al 2% nel 2027 in conseguenza della normalizzazione delle tensioni internazionali”, tutta da verificare. Già nel 2026 i consumi delle famiglie “sono previsti in decelerazione rispetto all’anno precedente”, +0,6% rispetto al +1,1% nel 2025, “frenati dall’attenuazione della dinamica positiva delle retribuzioni pro capite e dall’aumento dell’inflazione; nel 2027 la crescita è invece prevista in leggera accelerazione (+0,7)”.
Rallenta l’occupazione
L'occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (Ula), segnerebbe nel 2026 un rallentamento della dinamica di crescita con un +0,7%, dopo il +1,3% del 2025 a cui si accompagnerebbe un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (5,5%, dal 6,1% del 2025). Nel 2027 si prevede una decelerazione delle Ula (+0,4%) e una stabilizzazione del tasso di disoccupazione.