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Tempi, costi e tecnologia dei “piccoli reattori”: cosa prevede il piano nucleare italiano

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La Camera ha approvato il disegno di legge delega sull’atomo, ora tocca al Senato poi il governo ha un tempo limitato per intervenire con i decreti attuativi. Strategia e ostacoli del programma
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ROMA – Con 155 voti a favore, 86, contrari e 8 astenuti la Camera ha approvato il disegno di legge delega del governo sul nucleare, varato dal Consiglio dei ministri il 2 febbraio 2025. Ora il testo passerà al Senato per il via libera definitivo, poi l’esecutivo avrà 12 mesi di tempo per emanare i decreti attuativi.

L’iter di legge

Per il ministro Pichetto Fratin l’iter in Parlamento si concluderà entro l’estate e gli ulteriori provvedimenti legislativi verranno presentati già prima di Natale. Gli ambiti di intervento sono la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi. In Italia si torna quindi a parlare di energia nucleare dopo il referendum del 1987 che ha messo fuori gioco le norme sulla…

ROMA – Con 155 voti a favore, 86, contrari e 8 astenuti la Camera ha approvato il disegno di legge delega del governo sul nucleare, varato dal Consiglio dei ministri il 2 febbraio 2025. Ora il testo passerà al Senato per il via libera definitivo, poi l’esecutivo avrà 12 mesi di tempo per emanare i decreti attuativi.

L’iter di legge

Per il ministro Pichetto Fratin l’iter in Parlamento si concluderà entro l’estate e gli ulteriori provvedimenti legislativi verranno presentati già prima di Natale. Gli ambiti di intervento sono la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi. In Italia si torna quindi a parlare di energia nucleare dopo il referendum del 1987 che ha messo fuori gioco le norme sulla costruzione delle centrali e quello del 2011 che bocciò l’allora nuovo piano strategico dell’energia. Non è da escludere che anche in questa occasione l’ipotesi di ritorno all’atomo venga sottoposta al voto popolare.

Tecnologie e costi

Il governo vuole puntare sui reattori di terza generazione avanzata, gli Small Modular Reactor, o Smr. Sono piccoli reattori tradizionali a fissione, raffreddati ad acqua, costruiti in fabbrica in moduli separati, e poi installati da soli o in batteria in una centrale. Ogni modulo produce dai 100 ai 400 Megawatt. Lo scorso anno è stato affidato a Nuclitalia, una newco con Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%), l’incarico di studiare le tecnologie più avanzate e analizzare le opportunità di mercato nel settore, con un focus proprio sugli Smr. Sui costi, il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi lo scorso anno alla Camera ha citato l’analisi della Agenzia Internazionale dell’Energia che stima circa 10mila dollari per kilowatt per i primi impianti in Europa. Per un solo Smr da 300 Megawatt si va da 1,2 a 3 miliardi di dollari. Secondo il governo ne serviranno una ventina per soddisfare il 10% del fabbisogno elettrico nazionale entro il 2050. Intanto il ddl nucleare stanzia 20 milioni all’anno a sostegno dei progetti dal 2027 al 2029 e 7,5 per attività di comunicazione e formazione.

I tempi del ritorno

Non sono pochi gli ostacoli all’attuazione del piano. La disponibilità di una filiera di Smr in Europa è attesa a partire dal 2030, per ora di piccoli reattori modulari ne esistono solo alcuni prototipi in Cina e Russia, mentre un modello statunitense è in costruzione in Canada. I reattori di quarta generazione, o Amr, sono solo progetti su carta e la società Newcleo (francese ma a guida italiana) conta di far funzionare il primo nel 2032. Secondo il ministro Pichetto Fratin, la prima produzione di energia da fissione nucleare in Italia avverrà «dal 2034-2035», poco meno di dieci anni. Il titolare del Mase ha ricordato che la tecnologia su cui si sta concentrando l’analisi di Nuclitalia è in fase di sperimentazione e che la capacità di produzione standardizzata si avrà verso la fine di questo decennio e l’inizio del prossimo. Solo a quel punto il sistema andrà a regime. «Poi diventerà molto più veloce - assicura Pichetto - c’è una accelerazione notevole della ricerca e della tecnologia in tutto il mondo».

Dove costruire e stoccare

C’è poi il tema della posizione, forse il più spinoso. Dove sistemare i reattori? E dove conservare le scorie? Un emendamento al testo alla Camera ha inserito un elemento di novità, la candidatura spontanea dei Comuni interessati o ospitare il sito di produzione e stoccaggio. L’iter prevede che gli enti locali manifestino la loro disponibilità presentando domanda per accogliere sia i depositi temporanei sia i depositi definitivi delle scorie nucleari. Per il ministro, la possibilità di autocandidarsi «conferma la volontà di sviluppare un percorso trasparente, partecipato e orientato alle competenze industriali del Paese». Ma già la precedente normativa prevedeva la possibilità per i Comuni di farsi avanti per ospitare le scorie nel proprio territorio, e fu un fiasco. D’altra parte, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini assicura che molte aziende sono pronte a ospitare gli Smr. La decisione spetterebbe però agli enti locali, con l’evidente priorità per gli amministratori di non perdere il consenso del territorio.

Il sondaggio

Secondo quanto emerge dalla ricerca realizzata da Youtrend e presentata dal direttore dell’istituto Lorenzo Pregliasco al Festival di Green&Blue, che si tiene fino a domani al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, gli italiani sono divisi nel valutare vantaggi e svantaggi del nucleare. Il 46% ne apprezza la spinta all’indipendenza energetica e il 36% il contenimento dei costi, ma il 47% ne teme le scorie radioattive e il 42% il rischio di incidenti che deriverebbero dal suo utilizzo.

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