Il decreto sul salario giusto salva i contratti pirata
di Valentina ConteROMA – I contratti pirata, cacciati dal portone di Palazzo Chigi con il decreto Primo maggio, rientrano rilegittimati nell’aula della commissione Lavoro della Camera dov’è in discussione quel decreto, grazie a un emendamento firmato dai tre relatori: Walter Rizzetto, Tiziani Nisini, Chiara Tenerini di FdI, Lega e FI. Accompagnato, come se non bastasse, anche da un’ulteriore dilatazione dei contratti in somministrazione a termine che passano da 24 a 36 mesi di durata presso uno stesso datore.
In spregio alle fresche raccomandazioni della Commissione Ue all’Italia sul precedente del collegato lavoro di fine 2024, proprio sull’uso della somministrazione senza limiti di dipendenti, accusato di «espandere forme temporanee e ibride di lavoro». Anziché rimediare, «con ulteriori sforzi per limitare l’abuso del lavoro a chiamata e di stage e apprendistati ripetuti», la maggioranza rincara.
ROMA – I contratti pirata, cacciati dal portone di Palazzo Chigi con il decreto Primo maggio, rientrano rilegittimati nell’aula della commissione Lavoro della Camera dov’è in discussione quel decreto, grazie a un emendamento firmato dai tre relatori: Walter Rizzetto, Tiziani Nisini, Chiara Tenerini di FdI, Lega e FI. Accompagnato, come se non bastasse, anche da un’ulteriore dilatazione dei contratti in somministrazione a termine che passano da 24 a 36 mesi di durata presso uno stesso datore.
In spregio alle fresche raccomandazioni della Commissione Ue all’Italia sul precedente del collegato lavoro di fine 2024, proprio sull’uso della somministrazione senza limiti di dipendenti, accusato di «espandere forme temporanee e ibride di lavoro». Anziché rimediare, «con ulteriori sforzi per limitare l’abuso del lavoro a chiamata e di stage e apprendistati ripetuti», la maggioranza rincara.
Tornano i contratti pirata
Ma è l’emendamento sui contratti pirata che fa insorgere l’opposizione assieme a Cgil, Cisl e Uil. Lo definiscono «un’entrata a gamba tesa», invocano l’intervento del governo e della ministra del Lavoro Marina Calderone, «un grave colpo alla contrattazione». Quella che lo stesso governo nel decreto affidato al Parlamento riconosceva per la prima volta come “buona” perché in grado di offrire ai lavoratori il «salario giusto», ovvero il trattamento economico complessivo, il tec, dei contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Tutto rimangiato con un colpo di penna dall’emendamento Rizzetto-Nisini-Tenerini. Lì si dettaglia e poi si allarga la definizione del salario giusto anche al welfare. Non solo tec definito nel contenuto per legge anziché lasciato alle parti sociali, ma anche buoni pasto e buoni nido, insomma. Se la somma è tale da agganciare il tec dei contratti “forti”, allora anche a quelli “pirata” spettano i bonus giovani, donne e Sud del governo.
Sindacati sulle barricate
Duro il segretario della Cgil Maurizio Landini: «Al contrario di quanto propagandato, si legittimano i contratti pirata poiché si mettono sullo stesso piano, rendendoli equivalenti e non distinguibili, retribuzione e welfare contrattuale. Una novità assoluta dal punto di vista legislativo». Severa anche la leader della Cisl Daniela Fumarola: «L’emendamento è sbagliato e inefficace, rischia di trasformarsi in un pasticcio di cui nessuno davvero sente il bisogno». La Uil, con la segretaria confederale Vera Buonomo: «Non condividiamo l’emendamento che rischia di inficiare uno degli elementi qualificanti del decreto». Si sgonfia cioè il “salario giusto”.
Chi festeggia
Dall’altro lato della barricata festeggiano le sigle che già in audizione avevano sollecitato il presidente della commissione Walter Rizzetto (FdI) a smontare in qualche modo il “monopolio” di Cgil, Cisl e Uil stigmatizzato già anche dal sottosegretario leghista al Lavoro Claudio Durigon, proprio su Repubblica. Ugl, Cisal, Conflavoro si rallegrano: «Emendamento pienamente condivisibile».
L’accusa di Pd e M5S. Svuotata la stretta sul caporalato digitale
Al contrario il Pd con Arturo Scotto e Cecilia Guerra parlano di «tentativo subdolo di scardinare la contrattazione e la Costituzione, così ogni salario è giusto». I 5S con Dario Carotenuto ritengono «irricevibile le proposte dei relatori: un insulto ai lavoratori». Il riferimento è anche all’emendamento che svuota la stretta sul caporalato digitale, dalla presunzione di subordinazione agli indici espliciti del controllo algoritmico che spariscono. Per Carotenuto c’è anche uno «scudo penale e tributario» che si applica anche ai processi in corso sui rider.