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Tra la danza e l’energia, la via di Nunzia Manuela Giordano per creare la famiglia in azienda

Nunzia Manuela Giordano 

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Laureata in Ingegneria con il massimo dei voti, viene nominata amministratrice delegata di Dimegaseluce il giorno della morte del padre, che l’aveva fondata. L’equilibrio tra le sfide del settore, la passione per la scuola di musical, la famiglia
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L’importante è esagerare, cantava Enzo Jannacci. E Nunzia Manuela Giordano non ha mai avuto paura di andare oltre i confini di un lavoro difficile come quello di dirigere un’azienda. Pur calata convintamente nel ruolo di imprenditrice, ha perseguito la passione giovanile per la danza e ha dato vita a una scuola di musical. Il suo Theatre district con settanta allievi è a Pagani, nel Salernitano, a venti metri dalla sede di Dimegaseluce, la società di cui dal 2016 è general manager e ceo. L’azienda che si occupa della fornitura di gas e energia elettrica, è figlia di Dimegas, Distribuzione meridionale gas, nata nel 1986 per la progettazione, la costruzione e la gestione di impianti Gpl. Oggi con un team di 41 persone e dieci collaboratori esterni, presente ovunque in Italia, registra un fatturato 2025 di 20 milioni di euro e 29mila clienti. È in partnership con la padovana Silla Industries che produce le wallbox, le colonnine intelligenti per la ricarica delle auto elettriche e non sol…

L’importante è esagerare, cantava Enzo Jannacci. E Nunzia Manuela Giordano non ha mai avuto paura di andare oltre i confini di un lavoro difficile come quello di dirigere un’azienda. Pur calata convintamente nel ruolo di imprenditrice, ha perseguito la passione giovanile per la danza e ha dato vita a una scuola di musical. Il suo Theatre district con settanta allievi è a Pagani, nel Salernitano, a venti metri dalla sede di Dimegaseluce, la società di cui dal 2016 è general manager e ceo. L’azienda che si occupa della fornitura di gas e energia elettrica, è figlia di Dimegas, Distribuzione meridionale gas, nata nel 1986 per la progettazione, la costruzione e la gestione di impianti Gpl. Oggi con un team di 41 persone e dieci collaboratori esterni, presente ovunque in Italia, registra un fatturato 2025 di 20 milioni di euro e 29mila clienti. È in partnership con la padovana Silla Industries che produce le wallbox, le colonnine intelligenti per la ricarica delle auto elettriche e non solo, e progetta il futuro green con la realizzazione di grandi impianti fotovoltaici.

Gli esordi

A fondare Dimegas è stato suo padre Adamo, detto Michele. “È a lui che devo le mie spalle forti. Mi ha allenato alla vita fin da piccola, mi svegliava alle sei del mattino per guardare i compiti e risentirmi le lezioni, ha fatto un gran lavoro su di me, il mio coach per affrontare gli ostacoli”. Il nonno materno, Antonio Di Natale con 11 figli aveva un servizio di distribuzione di bombole di Gpl, primo seme di questo mercato. “Papà ha aiutato i miei zii, poi lui, l’uomo dalle brillanti idee, ha deciso di mettersi in proprio. Ha iniziato come azienda di servizi per la casa madre. Nell’anno d’oro del Gpl, dalla fine degli anni Novanta, si è dedicato al passaggio dalla bombola al serbatoio per alimentare le case, canalizzando il Gpl per i condomìni e dotandoli di contatori”. Con la liberalizzazione del mercato energetico, nel 2010 Dimegas è entrata nel mondo dei fornitori di gas naturale e successivamente in quello dell’energia elettrica, mettendo in campo tutta l’esperienza e la tecnologia accumulata negli anni.

Alla testa di un team giovane e motivato, che nel tempo diventerà femminile al 70 per cento, c’è Nunzia Manuela Giordano, classe 1982, laureata in Ingegneria gestionale all’università Federico II di Napoli con una tesi sul metano. “Mentre seguivo i corsi e studiavo ero anche la ragazza che si preparava alle cinque del mattino per arrivare alle 11 a Roma e prendere lezioni di danza da Stefano Vagnoli, coreografo Rai. Nel 2003 mi diplomo in danza e continuo a seguire la mia passione. Mi laureo nel 2010 con 110 e lode. Non avrei mai voluto lavorare nell’azienda di famiglia, il professore dell’ultimo esame mi incoraggiò a farlo”. Il Gpl stava perdendo quota, c’era la metanizzazione dei centri abitati.

Gli inizi in azienda

“Sono entrata alla Dimegas portando lo sviluppo di questa tecnologia e l’inizio di un progetto”. La grave malattia del padre la porta a volare ogni sabato a Torino, all’ospedale delle Molinette, dove lui ricoverato attende il trapianto di fegato. “Continuava ad amministrare l’azienda a distanza, tramite me, e io ad allenarmi umanamente e professionalmente. Tornato alla base, dopo il trapianto avrebbe voluto riprendere in toto ma aveva sempre la febbre e non poteva più essere operativo. Intanto io inseguivo il mio sogno di aprire a Pagani l’Academy del balletto sul modello americano. Settanta allievi e con attività di performing per adulti siamo a centoventi. Io sono la direttrice artistica. Lui che a questo si era sempre opposto, cede e mi dà il beneplacito”. Si fa promettere dalla figlia che avrebbe portato avanti tutto, senza lasciare nulla indietro. “Ha capito che impatto sociale aveva la scuola sui ragazzi, sull’importanza di fargli fare un gioco di squadra, farli crescere creativi, ha capito che il mio progetto andava oltre”. In quel periodo Nunzia Manuela Giordano si confronta con i soci dell’impresa, tutti uomini, rappresentanti delle sei quote fondatrici. “Succede una cosa molto interessante. I miei zii non hanno mai avuto il coraggio di escludere mio padre, ma la sua salute peggiorava e la situazione andava gestita. C’era bisogno almeno di una delega da parte sua. Si tiene una riunione e loro decidono: mi nominano amministratrice di Dimegaseluce. Proprio quel giorno mio padre muore. Il passaggio generazionale avviene così, in maniera naturale, il 17 settembre del 2016”.

Alla guida di Dimegaseluce

Da quel momento l’imprenditrice va alla scoperta di tutto ciò a cui era stata preparata da tempo, quasi senza saperlo. “Il primo anno non sono entrata a gamba tesa, mi sono messa in ascolto. Poi sono intervenuta là dove era più necessario. È stato un viaggio per imparare come essere amministratrice, come gestire le persone. Un duplice allenamento per capire le emozioni, fare l’analista, conoscere e coordinare i numeri, studiare procedure standardizzate”. Il percorso di presa in carico passa per un cambio di programma gestionale, del software e con l’affiancamento a tutte le funzioni, per creare la procedura di controllo. “Quando ho cominciato la società fatturava quattro milioni e mezzo, oggi siamo a oltre 20 milioni tra Gpl, metano, elettrico e green. L’idea mia era prendere l’azienda familiare, oggi ho un concetto diverso che è quello di creare in azienda la famiglia, evitando i compromessi. Ho adottato sistemi di assunzione con test che ci permettono di individuare le persone giuste al posto giusto. Ognuno è più felice di svolgere il ruolo per cui è tagliato”. Una carta dei valori riflette l’eredità paterna pur con gli inevitabili cambiamenti. “I clienti ci riconoscono. Tutti devono lavorare in linea con i valori, si respirano e quando li difendi hai posto le basi perché l’azienda possa diventare eterna. Io creo i team di progetto. Il martedì c’è riunione di prima linea dove le persone parlano di espansione. L’azienda deve essere pronta ai passaggi generazionali. Tra 20 anni mi ritroverò con persone che si sono formate secondo un giusto mindset. Le donne sono mie assunzioni. Noi abbiamo un potere, quando facciamo squadra non ce n’è per nessuno”. Arriva la crisi energetica nel 2021 e nel 2022 il progetto di Nunzia Manuela Giordano pare fermarsi.

Superare le crisi

“Quell’anno per noi è stato molto pericoloso, c’era un’incognita assai più elevata per le utilities, settore in cui mi colloco io. La guerra in Ucraina, ahimè siamo troppo dipendenti dai russi. Era come giocare d’azzardo, le aziende rischiavano di saltare. È stata la prima volta che ho convocato i soci per dire che per difendere il Gpl dovevo chiudere metano e energia elettrica, i due rami il cui rischio era più alto. I miei zii dissero tieni duro. E devo ammettere che poi è andata molto bene, da quella crisi l’azienda è uscita alla grande. Nel mercato energetico c’è una filiera e io anziché scendere sono salita. Oggi Dimegaseluce è al top della filiera, siamo a monte, gestiamo rapporti con i grandi distributori come Snam, abbiamo un know how che ci permette di svolgere al meglio la nostra attività”. Silla industries è partner per il green e fornisce le colonnine elettriche. “Li ho conosciuti in anni non sospetti, è stato bello ritrovarsi dopo tempo, ora che entrambi siamo cresciuti. Abbiamo ottenuto una prima commessa e per fine anno puntiamo a vendere cinquecento colonnine”.

L’ultimo passo è la produzione di energia elettrica attraverso investimenti nel green. “Ci stiamo lavorando e in un anno spero che ci riusciremo. Vorrà dire una maggiore padronanza nella fase di acquisto. Oggi quel che fa vivere male è l’incertezza delle situazioni geopolitiche, quindi la parte green al di là del risparmio è importante per il solo fatto che ti rende libero da questo mercato un po’ gonfiato da situazioni che non sono di mercato. È la libertà da un sistema che non condivido anche se ne faccio parte. Non è soltanto Trump, dà fastidio la politica schizofrenica. Impieghi dieci anni a mettere a punto un progetto e poi arriva un evento imprevisto che travolge tutto. È il sistema che non dà libertà. Allora iniziamo a focalizzarci su cose che diventano forti nel tempo”.

Gli impianti fotovoltaici sono il presente, un passo dovuto per l’azienda. “Hanno impatto sull’ambiente: è importante dove li installi. Il fatto di investire non ci esime dal porci domande. Ho trovato la persona giusta e lego i progetti alle persone, magari ci metto più tempo ma poi si consolidano molto bene. ‘Happy energy’ è il nostro motto. I miei partner dicono: non hai il timore di educare le persone alla felicità? Sono cose pericolose, pretenderla dall’azienda è sbagliato. Io sono convinta che ci sia più difficoltà a gestire una persona infelice. Essere felice dipende soltanto da te, ma io azienda posso creare l’ambiente nel quale tu puoi esserlo”.

La famiglia

Da due anni l’imprenditrice è anche mamma affidataria di due figli, una bambina di quattro anni e un ragazzo di 14. “Di lui si occupa mio marito che gestisce una villa per eventi, io accompagno la bimba che rimane a scuola fino alle sei. La sera ci incontriamo alla scuola di musical. Ci manca di poter viaggiare all’estero perché i bambini non possono espatriare. Io e mio marito abbiamo solo aperto le braccia, sono bravissimi, meravigliosi. È stato un cambiamento veloce, repentino. Cerchiamo di dare loro la nostra versione migliore”. E poi c’è Maria Luisa, la mamma. “Una grande donna che è un esempio: ha 72 anni, è indipendente, lavora con me in azienda, è instancabile. Quando nel 2019 feci una riorganizzazione le cambiai ruolo e per tre mesi non mi parlò. Le dissi: mamma se mi segui tu, tutti mi seguiranno. Gestisce una squadra di tecnici dell’Eco System, e guai a chi li tocca, sono i suoi figli”.

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