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Governo in ordine sparso, Meloni chiede italianità. La Lega tifa per il terzo polo

(ansa)

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La premier, informata dell’operazione, vuole garanzie sul risparmio. Salvini punta a difendere il progetto “nordista”
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ROMA - È stata tutto tranne che una mossa inaspettata. Giorgia Meloni era a conoscenza delle intenzioni di Carlo Messina. Sapeva che l’amministratore delegato di Intesa avrebbe riunito il cda per lanciare l’offerta su Mps. In ambienti di governo si parla anche di una telefonata tra i due.

Non è solo una questione di cortesia. La dinamica va oltre i buoni rapporti. L’aria che si respirava ieri sera a palazzo Chigi, infatti, era quella della «non ostilità» all’operazione, per stare ai ragionamenti a taccuini chiusi del cerchio magico della premier.

In pubblico, invece, bocche cucite: niente comunicati o dichiarazioni perché -- è la linea - l’esecutivo è estraneo al risiko bancario. È anche una necessità. Il perché è presto detto: sul tavolo c’è anche la richiesta di aggregazi…

ROMA - È stata tutto tranne che una mossa inaspettata. Giorgia Meloni era a conoscenza delle intenzioni di Carlo Messina. Sapeva che l’amministratore delegato di Intesa avrebbe riunito il cda per lanciare l’offerta su Mps. In ambienti di governo si parla anche di una telefonata tra i due.

Non è solo una questione di cortesia. La dinamica va oltre i buoni rapporti. L’aria che si respirava ieri sera a palazzo Chigi, infatti, era quella della «non ostilità» all’operazione, per stare ai ragionamenti a taccuini chiusi del cerchio magico della premier.

In pubblico, invece, bocche cucite: niente comunicati o dichiarazioni perché -- è la linea - l’esecutivo è estraneo al risiko bancario. È anche una necessità. Il perché è presto detto: sul tavolo c’è anche la richiesta di aggregazione di Banco Bpm al Monte, un’operazione sostenuta dalla Lega. Matteo Salvini l’ha detto ai suoi fedelissimi: i due istituti devono convolare a nozze. Quindi no all’offerta di Intesa. Il leader del Carroccio, tra l’altro, può contare su uno “sponsor” di peso: Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia ha sempre visto di buon occhio la fusione tra Piazza Meda e Siena, immagine plastica di quel terzo polo bancario da tempo auspicato anche come segnale di integrazione e rafforzamento del sistema bancario italiano.

La posizione di Meloni, però, non combacia con quella dei leghisti. Tutt’altro. A chi ha avuto modo di parlarle nelle ultime ore, la premier avrebbe sottolineato una necessità: la tutela dell’italianità delle banche. Un risultato che non è pregiudicato dall’offerta di Intesa. Al contrario, i dubbi sono concentrati sull’offerta di Banco Bpm. Riguardano Generali, il bottino più succulento della nuova puntata del risiko. È il grande forziere del risparmio italiano. Uno dei più grandi investitori nel debito pubblico del Paese. Il timore è che i francesi di Crédit Agricole, primi azionisti di Piazza Meda, possano finire per esercitare un controllo indiretto sul 13% della compagnia assicurativa. Più in generale che la stessa diventi contendibile a player ritenuti ostili. Leggere Unicredit.

Al contrario, l’operazione condotta da Intesa sarebbe ritenuta più sicura. Capace, cioè, di coniugare la tutela dell’italianità del terzo polo con la salvaguardia del risparmio nazionale. Ecco perché qualcuno dentro al governo ha iniziato ad accarezzare l’idea del golden power contro Banco Bpm. Uno scudo contro i francesi. E la strada spianata a Intesa. Idee, suggestioni, schieramenti di una partita che rischia di aprire una crepa dentro il governo.

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