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Mps, stop al terzo polo: il Tesoro prepara l’uscita. Giorgetti a Repubblica: “Chi paga di più...”

(agf)

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Per il Mef diventa più conveniente e quindi più facile dismettere la sua quota. La Lega non gradisce l’Opa, i meloniani plaudono: “Operazione ben congegnata”
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ROMA - «Chi paga di più...». È benvenuto, lascia intendere Giancarlo Giorgetti quando conversando con Repubblica rompe il silenzio sull’offerta di Intesa su Mps. Fallito il progetto del terzo polo tra Banco Bpm e Siena, il ministro dell’Economia veste i panni del “cassiere”. Numeri alla mano, con l’impennata del titolo a piazza Affari, lo Stato può festeggiare: la partecipazione detenuta dal Mef nel Monte dei Paschi ora vale 1,5 miliardi. E adesso diventa più facile, perché più conveniente, dismettere la quota del 4,8%. Che la via sia la cessione a Intesa o la vendita in Borsa – ipotesi che al momento sembra prevalere – conta il giusto: l’incasso per lo Stato sarebbe generoso.

«Io l’avevo detto tre mesi fa», aggiunge i…

ROMA - «Chi paga di più...». È benvenuto, lascia intendere Giancarlo Giorgetti quando conversando con Repubblica rompe il silenzio sull’offerta di Intesa su Mps. Fallito il progetto del terzo polo tra Banco Bpm e Siena, il ministro dell’Economia veste i panni del “cassiere”. Numeri alla mano, con l’impennata del titolo a piazza Affari, lo Stato può festeggiare: la partecipazione detenuta dal Mef nel Monte dei Paschi ora vale 1,5 miliardi. E adesso diventa più facile, perché più conveniente, dismettere la quota del 4,8%. Che la via sia la cessione a Intesa o la vendita in Borsa – ipotesi che al momento sembra prevalere – conta il giusto: l’incasso per lo Stato sarebbe generoso.

«Io l’avevo detto tre mesi fa», aggiunge il ministro quando, con sguardo sornione, lascia il teatro dell’Opera, dove poco prima, lodando il lavoro della Ragioneria, aveva lanciato un monito sul controllo della spesa che «non va visto come un esercizio meramente contabile, ma come condizione indispensabile per preservare la stabilità finanziaria del Paese».

Il riferimento del titolare del Tesoro alle scorse settimane rimanda alla volontà di monetizzare il percorso di risanamento di Mps. In poche parole: l’obiettivo è sempre stato quello di alzare il prezzo. Di più. Dopo averla raccolta sull’orlo del fallimento, risanata e infine “privatizzata”, ora – recita il ragionamento – è il momento di incassare l’interesse su Siena. L’offerta di Intesa dà il là per rivendicare la coerenza con il lavoro fatto per rilanciare il Monte.

Per Giorgetti è anche un modo per tenersi lontano dalle spine politiche. Quelle della Lega, il suo partito, che sottovoce sbuffa perché non gradisce – eufemismo – la mossa dell’istituto guidato da Carlo Messina, preferendogli invece le nozze tra Banco Bpm e Mps. E quelle dei meloniani, che nelle ultime ore hanno messo nel mirino proprio il ministro. «Non ha lavorato abbastanza per agevolare la fusione di Mps con un partner solido e affidabile», spifferano fonti di Fratelli d’Italia. Tradotto: voleva la fusione tra Piazza Meda e Siena. E invece – prosegue l’accusa – andava stimolato l’interesse di un player di maggior peso.

Ecco perché le stesse fonti plaudono alla mossa della «balena bianca», come ieri veniva chiamata Intesa. «È un’operazione congegnata molto bene, di sistema vero», dice il responsabile economico di FdI Marco Osnato. Per le stesse ragioni, tra i Fratelli tira aria di soddisfazione per l’affanno di Matteo Salvini. Sull’offerta di Ca’ de Sass – ha detto il leader del Carroccio – «non c’è una posizione né della Lega né del governo, sono scelte che competono al libero mercato».

Con Forza Italia più defilata, ma comunque non ostile a Intesa – «non tocca allo Stato regolare ma il nostro sistema si dimostra vivace», ha detto Antonio Tajani – Salvini non rilancia sul risiko. Lo fa sugli extraprofitti, chiedendo un contributo alle banche perché – chiosa – «i numeri sono evidenti e commenteremo con i fatti». Ma con la maggioranza in sintonia con la proposta di Messina, quella dei leghisti è sempre più una voce fuori dal coro.

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