L’offerta di lavoro, il trading, il finto parente: quali sono le truffe WhatsApp più pericolose
di Alessandro LongoUn messaggio Whatsapp può essere l’anticamera dell’inferno. Tale è stato, negli ultimi anni, per molti italiani, che si sono ritrovati con perdite di centinaia, migliaia e persino decine di migliaia di euro. Secondo un recente studio Kaspersky, queste truffe hanno causato in media a utente un danno di 770 euro in Italia.
Ma quali sono quelle più comuni su Whatsapp? Abbiamo fatto un censimento mettendo assieme gli avvisi della Polizia Postale, dello Csirt (il team governativo per gli incidenti di cybersecurity), il suo omologo Cert-Agid (dell’Agenzia Italia Digitale) e quanto riferiscono a Repubblica.it e quanto risulta a noti esperti di sicurezza informatica come Pierluigi Paganini e Paolo dal Checco. “Alcune sono classiche: vecchie ma continuano a girare. Altre cambiano nella forma e a volte anche nella tecnica utilizzata, anche se alla fine lo scopo è sempre lo stesso: rubare i soldi”, spiega Dal Checco.
Le truffe su Whatsapp: il finto parente
Una delle più vecchie ed efficaci è la …
Un messaggio Whatsapp può essere l’anticamera dell’inferno. Tale è stato, negli ultimi anni, per molti italiani, che si sono ritrovati con perdite di centinaia, migliaia e persino decine di migliaia di euro. Secondo un recente studio Kaspersky, queste truffe hanno causato in media a utente un danno di 770 euro in Italia.
Ma quali sono quelle più comuni su Whatsapp? Abbiamo fatto un censimento mettendo assieme gli avvisi della Polizia Postale, dello Csirt (il team governativo per gli incidenti di cybersecurity), il suo omologo Cert-Agid (dell’Agenzia Italia Digitale) e quanto riferiscono a Repubblica.it e quanto risulta a noti esperti di sicurezza informatica come Pierluigi Paganini e Paolo dal Checco. “Alcune sono classiche: vecchie ma continuano a girare. Altre cambiano nella forma e a volte anche nella tecnica utilizzata, anche se alla fine lo scopo è sempre lo stesso: rubare i soldi”, spiega Dal Checco.
Le truffe su Whatsapp: il finto parente
Una delle più vecchie ed efficaci è la truffa del finto figlio (o nipote). Il messaggio comincia con una formula semplice: “Ciao mamma”, “ciao papà”, “ho cambiato numero”. Chi scrive sostiene di avere il telefono rotto, il conto bloccato o una spesa urgente da pagare. Dopo pochi scambi arriva la richiesta: un bonifico, una ricarica, l’invio di soldi a un Iban indicato in chat.
Il meccanismo funziona perché sposta la verifica sul piano emotivo. Il destinatario pensa di parlare con un familiare in difficoltà e spesso viene scoraggiato dal chiamare: il telefono sarebbe scarico, rotto, impossibile da usare.
Il controllo più efficace resta il più semplice: chiamare il vecchio numero già salvato o un altro familiare. Se chi scrive impedisce la verifica, chiede riservatezza o pretende un pagamento rapido, il messaggio va trattato come un tentativo di truffa.
La truffa del finto ufficiale
A volte la truffa arriva da chi si spaccia per un’autorità, un’azienda famosa, un’istituzione. In un recente caso riportato dallo Csirt, può arrivare una finta richiesta di pagamento pedaggio autostradale (a nome di Autostrade). All’utente si chiede di inserire anche il numero di targa. La versione più insidiosa, di questo tipo di truffe, non arriva da uno sconosciuto. Arriva da un contatto autentico, con nome e foto reali, perché il suo account è già stato compromesso. I criminali insomma gli hanno rubato Whatsapp e così lo sfruttano per carpire soldi ai suoi contatti.
Il messaggio può chiedere una piccola somma, una ricarica su carta, un aiuto per una visita medica, un pagamento da fare “entro oggi”. Chi riceve una richiesta deve uscire dalla chat e verificare l’identità con una chiamata o un altro canale. Chi sospetta di essere stato violato deve controllare i dispositivi collegati, uscire dalle sessioni non riconosciute, attivare la verifica in due passaggi e avvisare i propri contatti.
Ma come fanno a rubare l’account? I metodi sono diversi
Uno schema ricorrente sfrutta il codice di verifica di WhatsApp. Un contatto scrive di aver inviato “per errore” un codice al numero della vittima e chiede di rimandarglielo. In altri casi il codice viene presentato come una procedura di sicurezza o come passaggio necessario per confermare un voto, un premio o un accesso. Quel codice serve in realtà a registrare l’account WhatsApp su un altro dispositivo. Se viene comunicato, il truffatore può impossessarsi del profilo, scrivere ai contatti, leggere le nuove conversazioni disponibili e alimentare altre catene di frode.
La regola è assoluta: un codice ricevuto da WhatsApp non va inoltrato a nessuno. Neppure a un amico, a un parente, a un presunto supporto tecnico o a un account con logo apparentemente ufficiale. Per il furto account, nel 2026 è tornata con forza anche la truffa della falsa votazione (anche nota come “della ballerina” o del teatro”): un contatto (a cui hanno rubato l’account) chiede di votare una bambina per un corso di danza, oppure invia un link con frasi come “ho trovato una tua foto”. La pagina esterna sembra un concorso, un contenuto Facebook o una verifica innocua. In realtà spinge la vittima a inserire numero e codice, o a completare una procedura che collega WhatsApp a un dispositivo controllato dal truffatore.
L’attacco sfrutta la funzione legittima dei dispositivi collegati e consente ai criminali di accedere a chat, foto, video, note vocali e messaggi, oltre a scrivere ai contatti fingendosi il titolare dell’account. Il segnale da guardare è la combinazione tra link esterno e richiesta di codice o collegamento dispositivo. WhatsApp non richiede di collegare un dispositivo per votare un concorso, vedere una foto o confermare l’identità su una pagina web. In questi casi insomma la truffa (per il furto account) serve a preparare un’altra truffa (per il furto dei soldi), tutto su Whatsapp.
Di recente ci sono anche truffe che usano WhatsApp come canale di assistenza apparente. In una variante, il finto operatore chiama o videochiama sostenendo di lavorare per una banca, un corriere o un ente pubblico. Chiede di attivare la condivisione schermo per “guidare” la procedura. Da quel momento può vedere credenziali, codici ricevuti via sms, saldo del conto e operazioni aperte nell’app bancaria.
Il finto recruiter
Ci sono anche truffe “lavorative”. Un messaggio su WhatsApp propone un lavoro da casa: mettere mi piace a video, scrivere commenti, recensire prodotti, seguire profili o completare piccole attività online. La paga promessa è sproporzionata rispetto allo sforzo richiesto e l’ingresso sembra semplice: nessun colloquio, nessun contratto, solo una chat e una piattaforma dove compaiono missioni e guadagni.
La prima fase serve a costruire fiducia. In alcuni casi i truffatori accreditano davvero pochi euro, così la vittima vede un risultato concreto e continua. Poi il saldo cresce, ma il ritiro viene bloccato: per incassare bisogna versare una cauzione, completare un pacchetto premium, pagare una commissione o ricaricare il conto della piattaforma. “Una signora che ho assistito ha perso così centomila euro”, dice Dal Checco. Diffidare delle offerte di lavoro da sconosciuti. Tanto più se chiedono soldi.
La truffa sul trading online
Una modalità analoga si basa sul finto trading online. Ci contatta uno sconosciuto (ad esempio fingendo di avere sbagliato numero) che poi, dopo avere carpito la fiducia, ci propone di investire in criptovalute. In alcuni casi prova prima a sedurre la vittima, presentandosi con una (finta) immagine di donna avvenente (spesso orientale). È quindi anche una truffa “sentimentale”, in questo caso. In alternativa, invece di un investimento, dopo avere sedotto la vittima chiede direttamente un bonifico per “curare la mamma malata”, comprare biglietti per un incontro o altre scuse.
Le alternative sono numerose e sempre cangianti. Conoscerle aiuta a rafforzare i nostri anticorpi contro le truffe, ma ancora di più è importante conoscere principi generali di autodifesa: se ci contattano su Whatsapp chiedendo soldi (a vario titolo), offrendo lavoro o chiedendo di fare azioni inusuali (vedi truffa ballerina o dei codici), diffidiamo: diamo per scontato che dietro ci sia una fregatura in agguato.