Mps, Siri: “Salvata da noi, ora decidono gli altri. Le banche paghino più tasse senza drammi”
di Giuseppe ColomboROMA - «L’offerta di Intesa per Siena deve convincere il mercato, non noi», punge Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega e consigliere di Matteo Salvini a palazzo Chigi.
Volevate il terzo polo con Banco Bpm e invece per Mps è arrivata Intesa. Come giudica l’operazione?
«L’offerta di Intesa non deve convincere me o la politica ma il mercato, gli azionisti e gli organi di controllo della Borsa. Dalla fine degli anni Ottanta, la politica è oramai solo spettatrice del risiko bancario, soprattutto quando c’è da guadagnare. Ne è parte solo in un caso».
Quale?
«Quando le cose vanno male e deve sborsare decine di miliardi, come per Monte Paschi, per salvare posti di lavoro, territori, piccole imprese e risparmiatori».
I meloniani gongolano: la fusio…
ROMA - «L’offerta di Intesa per Siena deve convincere il mercato, non noi», punge Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega e consigliere di Matteo Salvini a palazzo Chigi.
Volevate il terzo polo con Banco Bpm e invece per Mps è arrivata Intesa. Come giudica l’operazione?
«L’offerta di Intesa non deve convincere me o la politica ma il mercato, gli azionisti e gli organi di controllo della Borsa. Dalla fine degli anni Ottanta, la politica è oramai solo spettatrice del risiko bancario, soprattutto quando c’è da guadagnare. Ne è parte solo in un caso».
Quale?
«Quando le cose vanno male e deve sborsare decine di miliardi, come per Monte Paschi, per salvare posti di lavoro, territori, piccole imprese e risparmiatori».
I meloniani gongolano: la fusione tra Siena e Piazza Meda è saltata perché Giorgetti non ha fatto abbastanza per facilitare le nozze. Il vostro progetto meritava più attenzione?
«Nessuno gongola: le decisioni le prendono gli azionisti. Il Mef ha una quota relativa nella partita Mps, a decidere sono altri».
La banca strappata alla sinistra, l’orgoglio per il risanamento, Siena al centrodestra. Era la narrazione perfetta. Rinunciate a questo “tesoretto” politico?
«Ma questo tesoretto purtroppo è un prodotto di eugenetica economica. Lo abbiamo fatto con soldi pubblici, seguendo le regole di mercato. E qui dovremmo aprire un tema enorme».
Quale?
«Le banche possono essere solo soggette al mercato essendo depositarie in via esclusiva della funzione economico-finanziaria dello Stato? La mera vigilanza è sufficiente a garantire l’interesse pubblico generale? Per me no».
Siete tornati a chiedere un contributo alle banche, anche a Intesa. Perché?
«Le banche sono parte di un ecosistema e di questo sistema si alimentano. Nel bene e nel male. Quando va male lo Stato paga, quando va bene, è giusto che paghino un po’ anche loro per dare una mano a famiglie, imprese, ospedali, sicurezza e scuole».
Pagano anche loro le tasse. Non basta?
«Molti prestiti con i quali le banche fanno utili hanno la garanzia statale. Che significa che se va bene guadagnano, ma se va male paga lo Stato. Allora facciano la loro parte senza drammi».