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Biglietti online, i parchi contro la legge anti-bagarini: “Così perdiamo turisti stranieri”

Il settore chiede la revisione della norma sul secondary ticketing. E lamenta una vecchia legge del 2004, che taglia fuori le strutture italiane dalle grandi piattaforme internazionali di rivendita
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È iniziata la stagione dei parchi divertimento, ma il settore lamenta da tempo una normativa svantaggiosa rispetto al resto d’Europa. La questione è arrivata a Bruxelles, con un’interrogazione presentata alla Commissione europea - a firma degli eurodeputati Tramacere, Ruotolo, Picierno e Benifei - nella quale si chiede se le norme italiane siano compatibili con le regole del mercato unico digitale.

La norma sul bagarinaggio tocca anche i parchi

La questione, in particolare, riguarda i biglietti venduti online. E al centro della disputa c’è la legge sul secondary ticketing, il bagarinaggio online che interessa soprattutto concerti e grandi eventi dal vivo, ma la cui legge di contrasto si applica anche ai parchi. Nonostante, spiega il presidente di A…

È iniziata la stagione dei parchi divertimento, ma il settore lamenta da tempo una normativa svantaggiosa rispetto al resto d’Europa. La questione è arrivata a Bruxelles, con un’interrogazione presentata alla Commissione europea - a firma degli eurodeputati Tramacere, Ruotolo, Picierno e Benifei - nella quale si chiede se le norme italiane siano compatibili con le regole del mercato unico digitale.

La norma sul bagarinaggio tocca anche i parchi

La questione, in particolare, riguarda i biglietti venduti online. E al centro della disputa c’è la legge sul secondary ticketing, il bagarinaggio online che interessa soprattutto concerti e grandi eventi dal vivo, ma la cui legge di contrasto si applica anche ai parchi. Nonostante, spiega il presidente di AssoParchi Luciano Pareschi, “in questo mondo il bagarinaggio non esista, anche perché i nostri biglietti sono quasi sempre a data aperta. Il problema esiste per i concerti, ma non per noi”.

Tra le restrizioni della norma anti-bagarini online c’è quella che impedisce di acquistare più di dieci biglietti per singola transazione in alcune strutture di grandi dimensioni. “Se un’agenzia vuole acquistarne una trentina deve contattare direttamente il parco. È una procedura che complica il lavoro degli intermediari e rende meno immediata la vendita ai turisti stranieri” dice ancora Pareschi.

L’altra norma che penalizza i parchi italiani

Ma non è finita: a Repubblica, Assoparchi ricorda un altro laccio normativo che penalizza le strutture italiane rispetto alla concorrenza internazionale. In questo caso si tratta di una legge del 2004, quando il ministero dell’Economia introdusse un sistema di emissione dei biglietti specifico per il settore dello spettacolo che prevedeva - e prevede tuttora - un’omologazione da parte dell’Agenzia delle entrate.

“Quando fu approvata questa norma, però, non esistevano le piattaforme internazionali di prenotazione”, spiega Maurizio Crisanti, direttore di AssoParchi. “Oggi siti come GetYourGuide, utilizzati da molti consumatori stranieri, non possono utilizzare i sistemi di biglietteria previsti dalla normativa italiana come avviene invece per gli hotel con Booking. Di fatto queste piattaforme vendono biglietti per parchi di tutto il mondo tranne quelli italiani”.

Un giro d’affari da circa 8 miliardi

Il tema interessa un comparto tutt’altro che marginale. In Italia operano oltre 400 parchi tra strutture tematiche, acquatiche, faunistiche e avventura. Secondo i dati di settore, generano più di 350 milioni di euro di fatturato dalla sola vendita dei biglietti, attirano ogni anno 21,1 milioni di visitatori e impiegano circa 25mila lavoratori diretti. Poi c’è l’indotto - ristoranti, hotel nei quali alloggiano i visitatori - che nel complesso vale circa 8 miliardi di euro, con 60mila occupati.

Per gli operatori la posta in gioco è piuttosto alta. AssoParchi stima che se le strutture italiane fossero più integrate con i grandi canali internazionali di distribuzione, l’intero settore potrebbe avvantaggiarsi di una crescita compresa tra il 3% e il 5%.

Il nodo Iva

La discussione non riguarda soltanto le modalità di acquisto dei biglietti. Le imprese chiedono infatti anche un intervento fiscale. Attualmente sui biglietti dei parchi si applica un’Iva del 10%. L’associazione propone di ridurla ulteriormente, portandola al 4 o al 5%, sostenendo che il comparto debba affrontare investimenti sempre più elevati per rinnovare attrazioni e strutture. Secondo Pareschi, negli ultimi tre anni gli operatori hanno investito circa 500 milioni di euro.

L’assist al comparto l’ha fornito il Regno Unito, dove negli ultimi anni il tema dell’Iva ridotta per attrazioni turistiche, musei e parchi è entrato nel dibattito sulle misure di sostegno ai consumi. Per il momento, però, dal governo italiano non sono arrivate aperture concrete.

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