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Messori: “Mediobanca si rilancerà, il governo eviti altre interferenze”

Marcello Messori

 

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Per l’economista ed ex presidente di Assogestioni “in caso di successo dell’opas Piazzetta Cuccia ne uscirà rafforzata”
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ROMA – «Se l’operazione lanciata da Intesa avrà successo, ci sarà un importante consolidamento del settore bancario e una maggiore continuità nelle attività di Mediobanca rispetto al recente passato». Marcello Messori, economista ed ex presidente di Assogestioni, coglie l’importanza dell’Opas su Mps soprattutto in chiave europea: «Sono auspicabili operazioni transnazionali per superare la frammentazione del mercato finanziario europeo: questo consolidamento nazionale potrebbe essere un passo positivo in tale direzione».

Perché parla di maggiore continuità in Mediobanca?

«Negli anni Mediobanca ha combinato il suo vecchio ruolo di banca d’investimento, nel nostro piccolo mercato nazionale, con quello di gestione della ricchezza finanziaria e di offerta di altri servizi finanziari. Sarebbe stato difficile ampliare e valorizzare questi ruoli nell’ambito di un gruppo tradizionale come Mps».

Non riconquista però l’indipendenza ma entra in un gruppo, pur rispettato e forte, guidato da una ba…

ROMA – «Se l’operazione lanciata da Intesa avrà successo, ci sarà un importante consolidamento del settore bancario e una maggiore continuità nelle attività di Mediobanca rispetto al recente passato». Marcello Messori, economista ed ex presidente di Assogestioni, coglie l’importanza dell’Opas su Mps soprattutto in chiave europea: «Sono auspicabili operazioni transnazionali per superare la frammentazione del mercato finanziario europeo: questo consolidamento nazionale potrebbe essere un passo positivo in tale direzione».

Perché parla di maggiore continuità in Mediobanca?

«Negli anni Mediobanca ha combinato il suo vecchio ruolo di banca d’investimento, nel nostro piccolo mercato nazionale, con quello di gestione della ricchezza finanziaria e di offerta di altri servizi finanziari. Sarebbe stato difficile ampliare e valorizzare questi ruoli nell’ambito di un gruppo tradizionale come Mps».

Non riconquista però l’indipendenza ma entra in un gruppo, pur rispettato e forte, guidato da una banca commerciale.

«Intesa è però il maggior gruppo italiano che combina il retail con molte attività ad alto valore aggiunto. Basti pensare alla sua posizione preminente in attività assicurative e nella gestione del risparmio e della ricchezza. In tale contesto, la specializzazione di Mediobanca potrebbe essere rafforzata».

Ritiene fattibile l’operazione?

«Per cogliere la complessità dell’Opas, è necessario riassumere l’assetto del settore prima di domenica. Mps, che ha come principali azionisti Delfin e Caltagirone aveva acquisito Mediobanca ed ereditato la maggioranza relativa di Generali (13%). Dopo aver perseguito una strategia comune, Delfin e Caltagirone hanno però assunto posizioni contrapposte sulle nomine nel Consiglio di Mps. L’operazione di Intesa si inserisce in questa crepa».

Unicredit, quarto azionista di Generali con il 9% aveva avviato altre operazioni sul mercato italiano. Il governo ha posto tanti paletti alla sua espansione solo per beghe interne?

«Non so perché il governo abbia bloccato la scalata di Unicredit nei confronti di Bpm, che ha come azionista di maggioranza relativa il Crédit Agricole. È però evidente che si è trattato di un intervento distorsivo che ha interferito con il funzionamento di un mercato ben regolamentato a livello europeo. Unicredit è ora impegnato nell’acquisizione di Commerzbank: speriamo che la precedente interferenza del governo italiano non legittimi iniziative analoghe da parte tedesca».

Quali saranno gli impatti di un riassetto di questa portata?

«Notevoli. In caso di successo, sarà cruciale apprezzare gli equilibri che si stabiliranno in Generali. In termini politico-istituzionali, sarà rilevante la posizione governativa. Nei mesi passati, il governo ha dichiarato più volte il suo sostegno alla costituzione di un terzo polo bancario incentrato su Bpm e Mps. Speriamo che i partiti della coalizione non traducano questo sostegno verbale in ostacoli analoghi a quelli imposti a Unicredit. Bisogna affidarsi a un mercato ben presidiato dagli organi di vigilanza europei e nazionali».

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