La Bce alza i tassi di 25 punti base, l’inflazione corre al 2,9%. Lagarde: “Siamo ben posizionati”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – "Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”. La guerra in Medio Oriente e la volatilità dei prezzi del petrolio hanno spinto la Banca centrale europea ad alzare i tassi per la prima volta da quasi tre anni, ossia da settembre del 2023. Il costo del denaro aumenta così di un quarto di punto al 2,25%. E la presidente Christine Lagarde, mettendo in guardia da una fiammata dei prezzi che sta contagiando tutti i settori dell’economia, ha scandito in conferenza stampa che “con la decisione di oggi siamo ben posizionati a navigare nell'incertezza del momento” causata dai bombardamenti nel Golfo Persico e dai blocchi dello Stretto di Hormuz.
È chiaro che un allungamento dei tempi del conflitto israelo-americano con l’Iran rischia di peggior…
BERLINO – "Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”. La guerra in Medio Oriente e la volatilità dei prezzi del petrolio hanno spinto la Banca centrale europea ad alzare i tassi per la prima volta da quasi tre anni, ossia da settembre del 2023. Il costo del denaro aumenta così di un quarto di punto al 2,25%. E la presidente Christine Lagarde, mettendo in guardia da una fiammata dei prezzi che sta contagiando tutti i settori dell’economia, ha scandito in conferenza stampa che “con la decisione di oggi siamo ben posizionati a navigare nell'incertezza del momento” causata dai bombardamenti nel Golfo Persico e dai blocchi dello Stretto di Hormuz.
È chiaro che un allungamento dei tempi del conflitto israelo-americano con l’Iran rischia di peggiorare la situazione e avvicinare il momento di un nuovo rialzo dei tassi. Ma intanto Lagarde ha sottolineato che un quarto di punto in più “non è una decisione drastica”. La mossa di ieri era stata quasi annunciata dalla numero uno dei guardiani dell’euro all’ultima riunione a fine aprile. E i mercati continuano a scommettere su un altro rialzo in autunno. Ma secondo Bloomberg alcune fonti della Bce non escludono una stretta ulteriore già a luglio.
D’altra parte i banchieri centrali devono muoversi con cautela alla luce di una dinamica economica che si sta infiacchendo. Nei giorni scorsi la principale economia europea, la Germania, ha annunciato di essere scivolata di nuovo in recessione. E i suoi tassi di crescita rimarranno al di sopra dello zero fino a fine anno soltanto grazie agli ingenti investimenti pubblici. Lagarde ha gettato acqua sul fuoco: “Non siamo in un contesto in cui la crescita è assente o sotto grave minaccia”. E, rivolta ai governi, la numero uno dei guardiani dell’euro ha ammonito che “si può fare di più, con riforme strutturali, incoraggiando un mercato europeo che non abbia ostacoli". Tuttavia i suoi economisti hanno rivisto le principali stime economiche per l’Eurozona in peggio; al rialzo quelle sull’andamento dei prezzi al consumo, al ribasso quelle sulla crescita. E li hanno declinati in tre diversi scenari, a seconda della durata e dell’intensità della guerra nel Golfo Persico.
Le stime sulla crescita: gli scenari
Nello scenario più favorevole, la crescita si attesterebbe quest’anno allo 0,8%, accelererebbe all'1,4% nel 2027 e all'1,6% nel 2028. L'inflazione salirebbe al 2,9% nel 2026 per poi scendere all’1,8% nel 2027 e nel 2028. Nel secondo scenario, più pessimistico, la crescita rallenterebbe allo 0,7% nel 2026 e allo 0,9% nel 2027, prima di risalire all'1,5% nel 2028. I prezzi raggiungerebbero il 3,3% nel 2026, il 3,0% nel 2027 e il 2,3% nel 2028. Lo scenario peggiore prevede una crescita di appena mezzo punto quest’anno, dello 0,4% nel 2027 che salirebbe all'1,6% nel 2028. L'inflazione raddoppierebbe al 4,0% nel 2026 e accelererebbe ulteriormente al 5,3% nel 2027, per poi scendere al 3,0% nel 2028.
Le previsioni del Fondo monetario internazionale
Anche il Fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime, come si legge nella dichiarazione conclusiva sulle politiche comuni dell’Eurozona. “Le prospettive dell'area euro si sono indebolite", scrive il Fmi. Il Pil sarà dello 0,9% nel 2026 (da +1,1% di aprile), e dell’1,2% nel 2027. Parallelamente alza le previsioni di inflazione al 2,8% e al 2,3% (0,8 e 0,4 punti sopra le stime di febbraio). Secondo il Fmi, la guerra "dovrebbe rappresentare un forte ma temporaneo shock negativo dell'offerta".