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Bce alza i tassi, quanto può salire la rata del mutuo

(ansa)

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L’Euribor, l’indice di riferimento per il variabile, è già aumento dallo scoppio della guerra in Iran. E la mossa della Banca centrale europea potrebbero spingerlo ancora al rialzo
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MILANO – Quanto sale la rata del mutuo quando la Banca centrale europea tocca i tassi di interesse? È forse questa la domanda più frequente tra le famiglie che hanno sottoscritto un finanziamento a tasso variabile o che intendono chiedere un prestito. La risposta dipende dall’importo, dalla durata e soprattutto dall’andamento degli indici di riferimento dal momento in cui si firma il contratto. Oggi, secondo le simulazioni di Facile.it, l’aumento del costo del denaro di 25 punti base appena deciso potrebbe provocare un balzo di circa 16 euro sulla rata di un mutuo variabile standard da 126 mila euro in 25 anni, raggiungendo i 606 euro al mese. Simile il calcolo di MutuiOnline.it: il ritocco sarebbe di circa 12 euro sulla rata a tasso variabile di un mutuo ventennale da 100mila euro. Il risparmio da tasso variabile a fisso si assottiglierebbe, passando da 40 euro in media a 28 euro, per un risparmio complessivo di 6.650 euro anziché 12mila.

MILANO – Quanto sale la rata del mutuo quando la Banca centrale europea tocca i tassi di interesse? È forse questa la domanda più frequente tra le famiglie che hanno sottoscritto un finanziamento a tasso variabile o che intendono chiedere un prestito. La risposta dipende dall’importo, dalla durata e soprattutto dall’andamento degli indici di riferimento dal momento in cui si firma il contratto. Oggi, secondo le simulazioni di Facile.it, l’aumento del costo del denaro di 25 punti base appena deciso potrebbe provocare un balzo di circa 16 euro sulla rata di un mutuo variabile standard da 126 mila euro in 25 anni, raggiungendo i 606 euro al mese. Simile il calcolo di MutuiOnline.it: il ritocco sarebbe di circa 12 euro sulla rata a tasso variabile di un mutuo ventennale da 100mila euro. Il risparmio da tasso variabile a fisso si assottiglierebbe, passando da 40 euro in media a 28 euro, per un risparmio complessivo di 6.650 euro anziché 12mila.

Fisso o variabile?

Oggi quello fisso è il tasso preferito dagli italiani, ma sale la quota di chi ha puntato sul variabile o sul misto, che rappresenta l’8% delle richieste, contro l’1% dei primi cinque mesi del 2025. Guardando alle migliori offerte sul mercato, prendendo a campione un finanziamento da 126.000 euro con piano di ammortamento in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile, il tasso variabile rappresenta la soluzione più conveniente, con Tan disponibili online a partire da 2,32% e una rata iniziale di 554 euro. I migliori tassi fissi, invece, partono da un Tan del 3,20% e una rata di 611 euro, vale a dire quasi 60 euro in più rispetto a quella variabile.

I tassi variabili stanno già salendo

È bene ricordare che i tassi non si muovono solo quando interviene l’istituto di Francoforte. Infatti, se è vero che l’ultimo aumento della Bce risale a quasi tre anni fa (era il luglio 2023), l’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, ha ripreso a salire fin da marzo, dopo lo scoppio della guerra nel Golfo Persico, anticipando almeno in parte le mosse dell’istituto centrale. Gli esperti hanno stimato un aumento di quasi 30 punti base a 2,31% al 5 giugno scorso. L’effetto? Un rialzo tra marzo e giugno di una decina di euro delle rate variabili di un mutuo medio.

Ma non è tutto: la prospettiva è di un ulteriore rincaro nei prossimi mesi. Guardando ai future aggiornati al 5 giugno 2026, Facile.it ha calcolato che la rata del mutuo potrebbe crescere ancora e arrivare a circa 626 euro entro la fine dell’anno o, al massimo, l’inizio del 2027. Questo si traduce in un aumento di circa 50 euro dai 578 euro medi di gennaio.

Fabi: tassi oltre il 4%

Con il rialzo dei tassi deciso dalla Bce, il costo dei mutui potrà tornare a superare il 4%, "livello che incide in modo significativo sui bilanci delle famiglie". A calcolarlo è la Fabi, ricordando che nel 2025 il tasso medio applicato ai finanziamenti per l'acquisto di abitazioni era di poco superiore al 3%. L'incremento è già evidente sui mutui di importo più contenuto, sottolinea il sindacato. Per un finanziamento da 50.000 euro la maggiore spesa mensile oscilla tra 29 euro su una durata di 10 anni e 35 euro su trent'anni. Per un mutuo da 100.000 euro l'aumento della rata va da 59 a 70 euro al mese, mentre per un finanziamento da 150.000 euro la crescita è compresa tra 88 e 106 euro mensili. L'impatto aumenta al crescere dell'importo richiesto. Su un mutuo da 200.000 euro l'incremento della rata è compreso tra 118 e 141 euro al mese, mentre per un finanziamento da 250.000 euro si arriva fino a 176 euro in più ogni mese, pari a oltre 2.100 euro nell'arco di un anno. "Il rialzo dei tassi deciso dalla Banca centrale europea arriva in una fase nella quale gli italiani hanno continuato a investire nella casa nonostante l'inflazione, il caro vita e le difficoltà degli ultimi anni – sottolinea il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni – una nuova stretta sul costo del denaro rischia però di rallentare questa dinamica. La lotta all'inflazione è un obiettivo necessario, ma occorre evitare che le misure adottate finiscano per comprimere la domanda interna e rallentare la crescita”.

“L’impatto sarà diverso per ciascun mutuatario”

“Se è vero che l’Euribor si muovo in base alle aspettative sui tassi Bce, non è detto che lo faccia con lo stesso passo e con gli stessi tempi di questi ultimi”, puntualizzano gli esperti. “Bisognerà quindi aspettare ancora un pochino per capire come cambieranno in concreto le rate”, aggiungono, ricordando che l’impatto sarà comunque diverso per ciascun mutuatario in base all’importo residuo del finanziamento e al numero di rate ancora da pagare: più vicini si è alla fine del piano di ammortamento, minore sarà l’effetto.

Unc: scelta giusta anche se dolorosa

"Una scelta giusta e condivisibile, anche se dolorosa. Certo è una pessima notizia per chi ha un mutuo a tasso variabile, ma è ancora peggio la stangata che stanno avendo le famiglie per via dell'aumento del costo della vita". Lo dichiara Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori (Unc), commentando la decisione della Bce. "L'inflazione, come diceva Einaudi, è la più iniqua delle tasse e per questo deve restare il faro guida delle decisioni della Bce. Andava evitato l'errore di intervenire in ritardo come successo quando è scoppiata la guerra in Ucraina. La guerra in Iran sta facendo decollare i prezzi, saliti del 2% in appena 3 mesi, da febbraio a maggio, pari a una stangata di 505 euro su base annua per una famiglia media" prosegue Dona.

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