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Evitare lo spezzatino di Mps. Lovaglio prova a fermare Intesa

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L’ad arruola Ubs, Bank of America e Erede per studiare le contromosse all’operazione. Sotto la lente i 650 sportelli destinati a Ca’ de Sass: potrebbero violare i limiti antitrust
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Milano – Luigi Lovaglio torna in trincea, serra i ranghi e punta a sfruttare tutto il tempo a disposizione per reagire allo tsunami che lunedì scorso si è abbattuto su Siena. Lo tsunami si chiama Intesa Sanpaolo e nella sostanza manda all’aria tutto il lavoro fatto dall’ad nell’ultimo anno e mezzo per far crescere il Monte dei Paschi attraverso l’acquisizione di Mediobanca. Il piano industriale di Lovaglio aveva convinto molti investitori, tra cui la Delfin della famiglia Del Vecchio e la Plt Holding della famiglia Tortora, che l’avevano difeso nell’assemblea cruciale del 15 aprile scorso dove la lista Plt aveva prevalso rispetto alla lista del cda. Da quel momento il titolo si è apprezzato e ha staccato il dividendo offrendo agli azionisti un rendimento del 9%.

L’offerta “non concordata” di Intesa mira a spezzare in due il gruppo, facendo confluire le filiali Mps metà sulla stessa Intesa Sanpaolo e metà sul gruppo Unipol/Bper che diventerà la seconda banca nazionale in termini di rac…

Milano – Luigi Lovaglio torna in trincea, serra i ranghi e punta a sfruttare tutto il tempo a disposizione per reagire allo tsunami che lunedì scorso si è abbattuto su Siena. Lo tsunami si chiama Intesa Sanpaolo e nella sostanza manda all’aria tutto il lavoro fatto dall’ad nell’ultimo anno e mezzo per far crescere il Monte dei Paschi attraverso l’acquisizione di Mediobanca. Il piano industriale di Lovaglio aveva convinto molti investitori, tra cui la Delfin della famiglia Del Vecchio e la Plt Holding della famiglia Tortora, che l’avevano difeso nell’assemblea cruciale del 15 aprile scorso dove la lista Plt aveva prevalso rispetto alla lista del cda. Da quel momento il titolo si è apprezzato e ha staccato il dividendo offrendo agli azionisti un rendimento del 9%.

L’offerta “non concordata” di Intesa mira a spezzare in due il gruppo, facendo confluire le filiali Mps metà sulla stessa Intesa Sanpaolo e metà sul gruppo Unipol/Bper che diventerà la seconda banca nazionale in termini di raccolta con oltre 220 miliardi di depositi. Mentre la polpa, cioé l’investment banking di Mediobanca, il credito al consumo più il 13,2% di Generali, migra tutto sotto il cappello di Intesa.

Lovaglio ha già dimostrato di essere coriaceo, sta analizzando le carte insieme agli advisor finanziari Ubs e Bofa se ci sono spazi alternativi. Inoltre ha ingaggiato Sergio Erede che di battaglie finanziarie se ne intende e in passato si era distinto per essere la bestia nera di Mediobanca. Non è uno che ha paura di mettersi contro i grandi poteri, dicono nei dintorni di Siena. Un punto debole viene individuato nel profilo antitrust dell’operazione, in pochi credono che la banca guidata da Carlo Messina possa inglobare altri 625 sportelli, la metà del Monte, senza un intervento dell’autorità. La quale, al momento, non ha ancora nominato un nuovo presidente. Ciò che sembra certo è che la lettera arrivata da Giuseppe Castagna domenica scorsa sia inadeguata e ampiamente superata dagli eventi. L’offerta di Intesa offre agli azionisti un porto sicuro, una parte in contanti e sinergie per 2,9 miliardi, una distribuzione di dividendi del 95%. Ma il piano Mps con Mediobanca era anch’esso assai generoso con i suoi azionisti. Potrebbe esserci spazio per far alzare l’offerta a Messina, Lovaglio ci era già riuscito al Credito Valtellinese e i francesi del Crédit Agricole dovettero pagare di più. Qualsiasi mossa sul capitale, però, dovrà passare per l’assemblea straordinaria, essendo sotto passivity rule. Per Deutsche Bank una controfferta è uno «scenario remoto» ma non impossibile.

Al momento non è ancora chiaro quando il cda del Monte si esprimerà sulle proposte arrivate. La banca va avanti nelle «attività di integrazione con Mediobanca», le cui operazioni di riorganizzazione dovrebbero finire sul tavolo di un cda, non ancora convocato, il 22 giugno. Poi si attende l’ok della Bce alla cooptazione in cda di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro.

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