Economia

Furfaro: “Meloni vive solo di slogan. le famiglie sono in affanno”

Marco Furfaro, deputato del Pd
Marco Furfaro, deputato del Pd 

Intervista al parlamentare del Pd, responsabile Welfare della segreteria Schlein: “Per la presidente del Consiglio è facile partecipare ai convegni, il difficile lo vive chi sta fuori”

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ROMA – Ha sentito la premier, onorevole Marco Furfaro?

«Certo, è l’ennesima conferma che Giorgia Meloni ha problemi con la realtà e recita sempre il solito copione», replica sconfortato il responsabile Welfare nella segreteria Schlein. «Solo slogan da palco, non ha alcuna idea su come affrontare le difficoltà di un Paese in grande affanno», aggiunge. «E a dirlo non sono le opposizioni, ma i principali istituti di statistica italiani ed europei».

La vostra narrazione non sarà un po’ troppo catastrofista, come vi contesta la leader del governo?

«Ribadisco, parlano i numeri: crescita fra le più basse d’Europa, salari reali diminuiti di 8 punti negli ultimi dieci anni, crollo della produzione industriale, 5,7 milioni di cittadini in povertà assoluta: un record che ha battuto proprio questo governo».

Però anche il presidente di Confcommercio sostiene che i fondamentali del Paese sono confortanti e i consumi reggono.

«Veramente Sangalli ha detto anche altro: ha denunciato l’eccessiva burocrazia e una pressione fiscale troppo alta, ha parlato di crisi di fiducia dei giovani e bassa partecipazione femminile, della scomparsa di oltre 156mila ambulanti in 13 anni. Se il commercio naviga in cattive acque la colpa non è del destino, ma di chi non mette in campo politiche per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie che spendono sempre meno a causa dell’inflazione e del caro energia; di chi non si occupa degli 11 milioni di italiani che- ha stimato l’Eurispes, non riescono a pagare un mutuo, le bollette e non arrivano alla fine del mese».

Le associazioni di categoria sono importanti, ma lo sono ancora di più gli italiani che non riescono a curarsi perché le liste d’attesa negli ospedali pubblici sono infinite

E allora come mai Meloni, ed era già successo a Confindustria, è stata sommersa di applausi?

«Gli applausi li ho sentiti tante volte, ma partecipare ai convegni è facile, il difficile lo vive chi sta fuori da quelle stanze e dai palazzi. Le associazioni di categoria sono importanti, ma credo lo siano ancora di più gli italiani che non riescono a curarsi perché le liste d’attesa negli ospedali pubblici sono infinite e non possono permettersi visite o prestazioni private. Sei milioni di persone, 1,5 milioni in più dell’anno prima».

La premier vi accusa anche di voler fare la patrimoniale. Siete ancora dell’idea di metterlo nel programma progressista?

«Nessuno vuole colpire la casa o i risparmi delle famiglie normali e fra le nostre priorità c’è la riduzione delle tasse sul lavoro. Ma se la domanda è: volete chiedere un contributo a chi ha rendite enormi o a quel 5% di italiani che possiede metà della ricchezza nazionale, la risposta è sì. In un Paese in cui le diseguaglianze sono cresciute a dismisura abbiamo necessità di finanziare il welfare, la sanità, i servizi. Ed è giusto chiedere di più a chi ha di più».

Ha di nuovo promesso che le tasse al ceto medio verranno tagliate, lei ci crede?

«Lo ripete da quattro anni, è il solito slogan per prendere applausi, e il risultato sa qual è? Questo è il governo che ha portato la pressione fiscale ai massimi, dal 2014 nessuno era riuscito a far peggio. In compenso un taglio l’hanno fatto davvero: su welfare, sanità e servizi essenziali».

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