Borowski: “Giusto l’intervento della Bce sui tassi, ma non va soffocata la crescita”
di Andrea GrecoMILANO – Per Didier Borowski, capo della ricerca macro di Amundi, il rialzo dei tassi Bce serve a spegnere un’inflazione fuori target. Vede un bis nel 2026, ma non di più perché l’economia dell’euro è debole e potrebbe andare in recessione. «Il rialzo era atteso e prezzato, lo scenario più probabile è che ce ne sia un altro per fine anno, forse a settembre, perché i prezzi superano il target, e la Bce non vuole rifare l’errore del 2022, quando tardò ad alzare i tassi. Non vedo spazio per più incrementi: l’economia è sotto pressione e la crisi di Hormuz non pare normalizzarsi tanto presto, né i prezzi di greggio e gas».
Quindi ci saranno effetti più duraturi?
«Noi vediamo il greggio sui 90 dollari a fine anno, simile a oggi; quindi, anche con un accordo che riavvii il traffico a Hormuz, gli effetti continueranno, sull’economia e sull’inflazione. L’Europa si sta mostrando resiliente, ma ora deve contenere i prezzi».
Si rischia una nuova recessione?
«Tecnicamente sì, se i prezzi dell’ene…
MILANO – Per Didier Borowski, capo della ricerca macro di Amundi, il rialzo dei tassi Bce serve a spegnere un’inflazione fuori target. Vede un bis nel 2026, ma non di più perché l’economia dell’euro è debole e potrebbe andare in recessione. «Il rialzo era atteso e prezzato, lo scenario più probabile è che ce ne sia un altro per fine anno, forse a settembre, perché i prezzi superano il target, e la Bce non vuole rifare l’errore del 2022, quando tardò ad alzare i tassi. Non vedo spazio per più incrementi: l’economia è sotto pressione e la crisi di Hormuz non pare normalizzarsi tanto presto, né i prezzi di greggio e gas».
Quindi ci saranno effetti più duraturi?
«Noi vediamo il greggio sui 90 dollari a fine anno, simile a oggi; quindi, anche con un accordo che riavvii il traffico a Hormuz, gli effetti continueranno, sull’economia e sull’inflazione. L’Europa si sta mostrando resiliente, ma ora deve contenere i prezzi».
Si rischia una nuova recessione?
«Tecnicamente sì, se i prezzi dell’energia non calano stimiamo un 30% di rischio quest’anno. Del resto il Pil dell’Ue sarà molto basso nel secondo trimestre, e nel terzo resterà sotto pressione, con importanti divergenze. Per questo la Bce dev’essere molto cauta nell’alzare i tassi: non può ignorare la lotta all’inflazione, ma sa che se li alza troppo può avviare la recessione. Vanno bilanciate le misure, basandosi sull’analisi dei dati: la via stretta di uno scenario di stagflazione».
Penso che alla fine l’Italia otterrà più flessibilità, ma le condizioni finanziarie nel Paese sono già piuttosto difficili: e se sale il debito è più difficile finanziarlo. Non puoi permetterti politiche fiscali espansive
L’Italia chiede flessibilità sui conti pubblici per investire sull’energia. Rischia più dalle bollette o dal debito che sale?
«Penso che alla fine otterrà più flessibilità, ma le condizioni finanziarie in Italia sono già piuttosto difficili: e se sale il debito è più difficile finanziarlo. Non puoi permetterti politiche fiscali espansive a questi livelli di debito/Pil: difatti i rendimenti dei bond sovrani sono molto saliti da mesi. A Italia e Francia servirebbe, invece, un consolidamento fiscale. Lo scenario è cambiato dalla pandemia e dalla crisi 2022, in cui l’Ue fece nuovo debito comune».
Il debito comune è un errore?
«Non dico questo. Anzi, ne avremmo molto bisogno in un momento in cui il dollaro e Wall Street mostrano debolezza. Ma fare debito comune non equivale ad aumentare il debito nell’Eurozona».
Serve un nuovo tasso di equilibrio per il dollaro, forse le condizioni monetarie sono troppo espansive. È una situazione con vincitori e vinti
Anche la Fed del presidente “trumpiano” Warsh alzerà i tassi?
«La Fed deve basarsi sui dati, chiedendosi se non sia il caso di alzare i tassi, non certo di abbassarli come vorrebbe Trump. Il mercato prezza già lo scenario, del resto l’inflazione è sopra i target Fed, e da ormai cinque anni. Serve un nuovo tasso di equilibrio per il dollaro, forse le condizioni monetarie sono troppo espansive. È una situazione con vincitori e vinti, ma di certo produce instabilità e fragilità nell’economia Usa».
Le Borse ieri sono salite, ma c’è ormai aria di correzione. Arriverà?
«Ci sono rischi di ribasso in certi settori, come l’Ia e le tecnologie, ma vediamo opportunità in certi mercati, come le Pmi europee o alcune nicchie dell’energia. La stagflazione crea correlazione tra azioni e bond, quindi il classico portafoglio 60% azioni e 40% bond non protegge. Serve più diversificazione, geografica e di settori. Anche private equity, private debt e materie prime sono buone diversificazioni, perché gli choc geopolitici continueranno».