Conto cointestato, quando conviene e quando no: 15 domande e risposte per coppie, prima di firmare
di Miriam CarrarettoPartiamo dal presupposto che il conto cointestato conviene soprattutto alle coppie che vogliono gestire insieme le spese della vita quotidiana, come affitto o mutuo, bollette, supermercato, scuola dei figli, vacanze, rate, visite mediche, piccoli imprevisti domestici. Invece di farsi bonifici continui, si crea una vera e propria cassa comune. Alcuni vantaggi sono indubbi, ma anche con i rischi non si scherza.
Conto cointestato: cos'è esattamente?
Un conto cointestato è un conto corrente intestato a due o più persone in cui ciascun titolare può vedere saldo e movimenti, ricevere comunicazioni dalla banca e, nei limiti previsti dal contratto, fare operazioni. Chiariamo subito che non è riservato ai coniugi, infatti possono aprirlo marito e mogli…
Partiamo dal presupposto che il conto cointestato conviene soprattutto alle coppie che vogliono gestire insieme le spese della vita quotidiana, come affitto o mutuo, bollette, supermercato, scuola dei figli, vacanze, rate, visite mediche, piccoli imprevisti domestici. Invece di farsi bonifici continui, si crea una vera e propria cassa comune. Alcuni vantaggi sono indubbi, ma anche con i rischi non si scherza.
Conto cointestato: cos'è esattamente?
Un conto cointestato è un conto corrente intestato a due o più persone in cui ciascun titolare può vedere saldo e movimenti, ricevere comunicazioni dalla banca e, nei limiti previsti dal contratto, fare operazioni. Chiariamo subito che non è riservato ai coniugi, infatti possono aprirlo marito e moglie, ma anche partner uniti civilmente, conviventi, coppie etero o dello stesso sesso, e anche fratelli, genitori e figli, amici o soci. La banca deve identificare tutti i titolari e accettare la richiesta secondo le regole ordinarie. Quello che c’è da capire bene è che il conto funziona su due piani: in pratica, verso la banca ha valore il contratto, cioè definisce chi può operare, con quale firma, con quali limiti, mentre tra i titolari si apre un'altra domanda, e cioè a chi appartengono davvero i soldi. In assenza di prove diverse, le somme si presumono divise in parti uguali, ma è solo una presunzione, per cui, se poi i due litigano sulla proprietà del denaro, la questione si deve risolvere tra loro (spesso con l’aiuto di un avvocato).
A chi conviene davvero un conto cointestato?
La domanda vera da farsi è che tipo di conto si vuole aprire. Un conto cointestato funziona bene come conto di servizio, dove ciascuno versa una quota mensile e da cui si pagano le spese comuni. Diventa tutto estremamente più delicato invece quando si trasforma in conto patrimoniale, cioè nel posto dove finiscono stipendi, risparmi personali, eredità, liquidazioni o somme importanti. La differenza è davvero impattante, perché un conto comune per la vita di tutti i giorni semplifica, ma un conto dove confluisce tutto il patrimonio della coppia può complicare le cose, soprattutto se la relazione finisce male, se uno dei due ha debiti o se uno dei partner viene a mancare. Per molte coppie la soluzione più prudente – e questo è anche il nostro consiglio – è avere un conto comune per la vita insieme e conti personali separati per ciò che resta individuale.
Firma disgiunta o firma congiunta?
È la scelta più importante, più ancora del canone o delle carte incluse. Con la firma disgiunta, ciascun cointestatario può agire da solo, e quindi ad esempio fare un bonifico, prelevare, pagare una bolletta, usare il bancomat. È la formula più comoda nella vita quotidiana, perché non serve chiedere ogni volta l'autorizzazione dell'altro. Con la firma congiunta, invece, le operazioni devono essere autorizzate da tutti i titolari. È certamente meno pratica, ma offre più controllo perché nessuno può spostare denaro senza il consenso dell'altro. Se dovessimo dire in una frase quando scegliere cosa, potremmo dire così: firma disgiunta in caso di conto “leggero”, spese quotidiane e una buona dose di fiducia reciproca, e firma congiunta invece con somme importanti, rischio di prelievi unilaterali e relazione magari fragile o bisogno di elevato controllo.
Con la firma disgiunta il partner può prelevare tutto?
Purtroppo sì, può succedere. Ed è la nota dolente che molte coppie scoprono troppo tardi. Se il conto è a firma disgiunta, la banca può eseguire l'ordine di uno solo dei titolari. Se un partner preleva tutto il saldo o effettua un bonifico verso un altro conto, l'istituto di credito di norma non blocca l'operazione solo perché manca il consenso dell'altro. Attenzione però che questo non significa che quel denaro diventi automaticamente suo: se uno dei due preleva più della propria quota, l'altro può chiederne la restituzione, ma a quel punto il problema non si risolve allo sportello perché diventa a tutti gli effetti una controversia tra privati. Prendiamo per esempio due conviventi che hanno 18mila euro sul conto cointestato. Durante una crisi, uno dei due trasferisce l'intero saldo sul proprio conto personale. L'altro può contestare il prelievo e chiedere almeno la metà, o anche di più se dimostra di aver versato somme maggiori. Ma deve agire legalmente e provare le proprie ragioni. Per questo il conto a firma disgiunta funziona bene quando la coppia è stabile e il conto contiene solo liquidità destinata alle spese comuni.
Meglio conto cointestato o delega?
Sì, esiste anche la possibilità di delega. Sono strumenti diversi, anche se spesso vengono confusi. Con la cointestazione, entrambi diventano titolari del conto, per cui possono operare e, in linea generale, si presume che abbiano una quota sulle somme depositate. Hanno diritti, ma anche responsabilità, dal momento che se il conto va in rosso la banca può rivalersi su entrambi. Con la delega, invece, il conto resta intestato a una sola persona ma il delegato può essere autorizzato a effettuare operazioni, senza diventare proprietario del denaro. Inoltre la delega può essere revocata dall'intestatario. È il caso tipico di un genitore anziano che vuole che il figlio lo aiuti a pagare bollette e spese mediche. In molti casi la delega è più adatta della cointestazione perché consente al figlio di operare senza creare confusione sulla proprietà dei soldi. Diverso il caso di una coppia che paga insieme affitto, spesa e utenze: qui il conto cointestato può essere più comodo.
Quando scegliere cosa?
Proviamo a fare una sintesi chiara:
- spese comuni di coppia alla pari: conto cointestato
- aiuto operativo senza condividere il denaro: delega
- genitore anziano aiutato da un figlio: spesso delega
- partner con debiti o pendenze fiscali: meglio conti separati o delega
- massima tutela reciproca sulle operazioni: cointestazione con firma congiunta.
Attenzione però che la delega si spegne con la morte dell'intestatario, quindi il delegato non può continuare a usare il conto. In un conto cointestato a firma disgiunta, invece, il cointestatario superstite può continuare a operare, anche se non può considerare suo tutto il saldo.
Per coppie etero e coppie dello stesso sesso ci sono regole diverse?
Dal punto di vista della banca, no. Cambia però il contesto giuridico della coppia, soprattutto in caso di morte o separazione. I coniugi hanno una tutela piena, per cui il superstite è erede legittimario e il regime patrimoniale, comunione o separazione dei beni, incide sulla gestione del patrimonio. Le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono sostanzialmente equiparate al matrimonio sul piano patrimoniale e successorio. La situazione più delicata riguarda invece i conviventi di fatto, etero o omosessuali è indifferente, perché il convivente non è erede automatico. Se non c'è un testamento, la quota del partner defunto non va al superstite, ma agli eredi legali, cioè figli, genitori, fratelli, secondo i casi. Pensiamo ad esempio a due compagni che convivono da quindici anni, hanno un conto cointestato e non sono uniti civilmente. Alla morte di uno dei due, il superstite pensa di poter tenere tutto il saldo perché "il conto era anche suo", ma non è così, perché la quota del defunto entra nell'eredità. Se non c'è testamento, il convivente può trovarsi a discutere con i familiari del partner. Per i conviventi il conto cointestato non sostituisce assolutamente il testamento, quindi quest’ultimo è sempre bene farlo.
Cosa succede al conto quando muore uno dei partner?
Dipende dalla firma e dalla situazione familiare. Se il conto è a firma disgiunta, il cointestatario superstite di solito può continuare a operare, ma deve fare attenzione perché non può disporre liberamente dell'intero saldo. La quota del defunto, di norma presunta al 50%, entra nell'asse ereditario. Se il conto è a firma congiunta, invece, la morte di un titolare blocca l'operatività, e quindi nessuno può muovere il conto finché non vengono completate le pratiche di successione. Immaginiamo Paolo e Andrea, uniti civilmente, che hanno un conto cointestato da 30mila euro. Muore Paolo. Andrea può avere diritti successori come partner dell'unione civile, ma questo non significa che l'intero saldo sia automaticamente suo. Bisogna distinguere la sua quota di cointestatario dalla quota che entra in successione. C'è poi un aspetto spesso sottovalutato: il 50% non è sempre intoccabile. Se il conto è stato alimentato quasi solo da una persona, gli eredi possono provare che quelle somme appartenevano al defunto. Ecco perché sono importantissimi i documenti, quali estratti conto, accrediti dello stipendio, bonifici, atti di vendita, tracciabilità dei versamenti, qualunque cosa insomma che provi come sono andate le cose.
Il conto garantisce davvero il 50% a ciascuno?
No. Il 50% è una presunzione, non una certezza assoluta. Se non ci sono elementi diversi, si presume che il denaro appartenga a entrambi in parti uguali, ma se uno dei due dimostrasse di aver versato quasi tutto potrebbe chiedere che venga riconosciuta una quota diversa. È il caso tipico di una coppia che apre un conto cointestato, ma lì sopra arriva solo lo stipendio di uno dei due, mentre l'altro usa il conto per le spese quotidiane senza versare mai redditi propri. In caso di rottura, separazione o morte, il titolare che ha alimentato il conto, o i suoi eredi, possono sostenere che quelle somme non erano davvero comuni. Ovviamente bisogna provarlo, ma è un rischio da conoscere. Ancora più frequente è il caso delle coppie con redditi diversi. Uno guadagna 3mila euro al mese, l'altro 1.200. Se entrambi versano 700 euro al mese sul conto comune, la funzione del conto è abbastanza palese ed è quella di pagare le spese condivise. Diverso è se sul conto arriva solo lo stipendio più alto e da lì vengono pagate tutte le uscite. In caso di crisi, sarà più difficile distinguere cosa era comune e cosa personale. È per questo che conviene tenere separati i piani: il conto comune dovrebbe servire alle spese comuni, appunto, mentre i risparmi personali, gli investimenti, le somme ricevute per eredità o donazione stanno meglio su conti individuali.
Cosa succede in caso di separazione o divorzio?
La separazione non chiude il conto, che resta aperto finché i titolari non lo estinguono o non interviene un provvedimento del giudice. Qui il problema nasce soprattutto con la firma disgiunta: durante una separazione conflittuale, uno dei due può prelevare prima che l'altro riesca a intervenire, poi si potrà discutere della restituzione, ma il denaro intanto è uscito. La situazione più diffusa è quella di marito e moglie che si stanno separando. Sul conto cointestato ci sono 40mila euro, e prima dell'udienza uno dei due sposta 30mila euro su un conto personale. A quel punto l'altro potrà chiedere la restituzione della propria quota, ma dovrà affrontare una trattativa o un giudizio. Il conto, da solo, non lo protegge. Quando ci sono figli, il conto comune può essere utile perché concentra le spese familiari tipo asilo, baby sitter, scuola, mensa, sport, visite mediche, abbonamenti. Ma anche qui conviene evitare che diventi l'unico conto della famiglia. Se i due si separano, avere movimenti tracciati aiuta a distinguere le spese ordinarie da quelle personali. Quando la relazione entra in crisi, anche se antipatico e doloroso, sarebbe bene scaricare e conservare gli estratti conto, ridurre le giacenze ed evitare nuovi versamenti importanti. Se i rapporti sono più distesi e c'è ancora dialogo, si può trasformare il conto in firma congiunta o chiuderlo dividendo il saldo secondo accordi chiari.
Se il mio partner ha debiti, possono pignorare il conto?
Sì. Se uno dei cointestatari ha debiti personali, un creditore può aggredire la sua quota del conto, normalmente presunta come abbiamo visto al 50%. Il problema pratico è che il conto può essere bloccato per intero, almeno all'inizio, o comunque subire un vincolo operativo che impedisce anche all'altro titolare di usare liberamente le somme. Il partner che non ha debiti potrebbe dover dimostrare quali importi gli appartengono. In certi casi può essere più sicuro mantenere conti separati e usare una delega o un sistema di rimborsi mensili.
Quanto costa?
I costi variano molto da banca a banca e anche le condizioni cambiano in base all'istituto, al canale online o tradizionale, all'età dei titolari, all'accredito dello stipendio e ai servizi inclusi. Possiamo dire però che il primo costo da conoscere è il canone annuo. Nei conti tradizionali può aggirarsi, come ordine di grandezza, intorno a 30-40 euro l'anno, ma molte offerte online o promozionali lo azzerano rispettando alcune condizioni, tipo accredito dello stipendio o della pensione, uso prevalente dell'app, età sotto una certa soglia, oppure sottoscrizione di altri prodotti bancari. C'è poi l'imposta di bollo, pari a 34,20 euro l'anno per le persone fisiche, che è dovuta se la giacenza media supera i 5mila euro e si paga una sola volta sul conto, non una volta per ciascun cointestatario. Vanno poi guardati i costi operativi: bancomat, bonifici, prelievi e servizi digitali. In molte offerte la carta per ciascun titolare è inclusa, ma non è una regola universale. I bonifici ordinari online sono spesso gratuiti, mentre quelli istantanei possono avere un costo. Anche i prelievi agli sportelli della propria banca sono di solito gratuiti, mentre da Atm di altre banche possono costare, in media, intorno a 1,50-2 euro a operazione, ma anche qui le condizioni variano. Occhio però sempre che il costo non deve essere l'unico criterio. Un conto gratuito ma scomodo, con app poco chiara o carte costose, può diventare meno conveniente di un conto con piccolo canone ma servizi più adatti alla coppia.
Fa risparmiare?
Un po', ma non è questo il vero motivo per aprirlo. Si può risparmiare sul canone, perché un conto comune può sostituire due conti usati solo per le spese di casa. Si può spendere qualcosa meno anche sul bollo, perché l'imposta, quando dovuta, si paga sul conto e non per ciascun titolare. Ma il vero vantaggio è organizzativo, con una sola cassa per le spese comuni, movimenti visibili a entrambi, meno rimborsi da calcolare a fine mese. Non ci sono invece vantaggi per l'Isee: se i titolari appartengono allo stesso nucleo familiare, le somme vengono comunque considerate nel calcolo. Il plus più concreto riguarda la garanzia sui depositi, visto che la tutela può arrivare fino a 100mila euro per depositante e per banca. Su un conto cointestato tra due persone, la copertura può arrivare a 200mila euro complessivi, 100mila per ciascun titolare. Se si hanno più conti nella stessa banca, però, il limite si calcola per depositante, non su ogni singolo conto.
Quanto conta l'app nella scelta?
Molto più di quanto si pensi. Prima di aprire un conto cointestato bisogna controllare anche l'operatività digitale, e quindi tutto quel mondo fatto di notifiche, limiti, carte, autorizzazioni, estratti conto. Una buona app può ridurre molti conflitti. Le notifiche in tempo reale permettono ad esempio a entrambi di vedere spese e prelievi, le categorie aiutano a capire quanto si spende per casa, figli, alimentari o tempo libero, gli estratti conto scaricabili sono utili se un giorno bisogna ricostruire i versamenti. Attenzione anche alle carte: sempre meglio chiedere quante ce ne sono incluse, se hanno costi separati, se si possono impostare massimali diversi, se le notifiche arrivano a entrambi e se è possibile bloccare una carta dall'app.
Come si chiude un conto cointestato?
È una domanda da farsi prima di aprirlo, non solo quando serve chiuderlo. La chiusura può richiedere la firma di tutti i cointestatari, soprattutto se il conto è a firma congiunta. Alcune banche consentono procedure più snelle, altre chiedono il passaggio in filiale o moduli firmati da entrambi. Prima di scegliere l'istituto, conviene verificare le regole e capire se si può chiudere online, se serve il consenso di tutti e quanto tempo richiede la procedura.