Economia

Tassi Bce, quel primato europeo che nessuno aveva chiesto

Tassi Bce, quel primato europeo che nessuno aveva chiesto
(agf)
Lagarde ha voluto spingere sul taglio dei tassi definendo “solida” la decisione di intervenire. Ma nella sua relazione, sono evidenti i motivi per cui sarebbe stato meglio evitare

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Siamo ultimi in tutto, ma abbiamo voluto essere i primi ad alzare i tassi. La Bce senza aspettare nessuna delle grandi banche centrali ha deciso di portare il costo del denaro al 2,25%. È il ritorno dei rincari che non si vedevano dal 2023.

La crisi di Hormuz e l’impennata dei costi energetici hanno convinto Christine Lagarde e il consiglio della Bce che è giunto il momento di porre un freno all’inflazione. Il timore è che possa scappare di mano come dopo il Covid. A maggio è salita al 3,2% dal 3% di aprile. Al netto dell’energia e dei prodotti alimentari, le variabili più volatili, è salita al 2,5% dal 2,2 %.

Il contenimento dell’inflazione

Va detto che l’obiettivo della Bce è di contenere l’inflazione intorno al 2% e siamo sopra di più di un punto. Oggi, rispetto alle proiezioni del mese di marzo, Francoforte stima che si collocherà in media al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% solo nel 2028. Senza la componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,5% nel 2026 e nel 2027 e al 2,2% nel 2028. Niente di sconvolgente che si sarebbe potuto tranquillamente sopportare. Invece no. Lagarde ha voluto spingere sull’acceleratore definendo “solida” la decisione di intervenire. È vero che le quotazioni stavano già scontando un rialzo nei prezzi. Emettere debito sul mercato costa più di prima della guerra e ad aprile si pagava il 4,0% dal 3,9% di marzo, mentre i tassi sui prestiti bancari alle imprese sono rimasti al 3,6% in aprile e sui mutui al 3,4%. Ma se la Bce non fosse intervenuta, i tassi forse si sarebbero sgonfiati. E i motivi per non alzarli ci sono tutti e sono stati indicati uno per uno nello stesso documento che la Bce ha pubblicato a supporto della sua decisione. Il primo è che il rincaro del denaro può azzoppare una crescita già al lumicino. Se le cose stanno come stanno ora, nel 2026 il Pil dell’Eurozona salirà dello 0,8%, già rivisto al ribasso per l’impatto della guerra sulle materie prime.

«Il Consiglio direttivo – dice Lagarde - sottolinea l’urgente necessità di rafforzare l’economia dell’area dell’euro mantenendo al contempo finanze pubbliche sane». E per aiutare i Paesi che potrebbero intervenire sostenendo l’economia, la presidente cosa fa? Ha aumentato il costo del debito di tutti. Se i governi hanno le mani legate, toccherebbe ai privati investire per crescere. Ma «l’aumento dei costi energetici e la minore fiducia – spiega Lagarde - incideranno negativamente sugli investimenti privati nel breve periodo».

E per lenire la situazione che si fa? Si alzano i tassi a cui si prende a prestito il denaro per investire. In più, «un peggioramento del clima di fiducia sui mercati finanziari globali – aggiunge la presidente - o un restringimento dell’offerta di credito potrebbero frenare la domanda». E aumentando i tassi di certo non si allarga l’offerta di prestiti. Perché dunque non “aspettare e vedere” ancora ma intervenire subito? Se, nel post Covid, la Bce sbagliò perché intervenne troppo tardi, oggi il rischio è che lo abbia fatto troppo presto.

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