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Alcolici distillati, calano i consumi e l’export tiene: 1,7 miliardi di euro nel 2025

Assemblea Assodistil 

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I risultati evidenziati durante l’80esima assemblea annuale di Assodistil. Attenzione anche alle prospettive del bioetanolo sostenibile: “Fondamentale garantire un quadro normativo”
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ROMA – Calano i consumi di alcolici distillati, e anche il giro d’affari che però tiene rispetto ai competitor internazionali. Durante l’80esima assemblea nazionale di Assodistil, l'associazione nazionale industriali distillatori di alcoli e acquaviti, vengono mostrati i risultai degli studi realizzati da Nomisma e dall'Osservatorio Distillati di Format Research sul settore. Con particolare attenzione anche alle prospettive del bioetanolo sostenibile come “opportunità strategica” per la transizione energetica.

L’export di alcolici distillati

L'export delle bevande spiritose nel 2025 ha raggiunto 1,7 miliardi di euro, in crescita del 33,7% rispetto al 2019 ma con un calo del -5% rispetto al 2024. Nel confronto sul commercio mondia…

ROMA – Calano i consumi di alcolici distillati, e anche il giro d’affari che però tiene rispetto ai competitor internazionali. Durante l’80esima assemblea nazionale di Assodistil, l'associazione nazionale industriali distillatori di alcoli e acquaviti, vengono mostrati i risultai degli studi realizzati da Nomisma e dall'Osservatorio Distillati di Format Research sul settore. Con particolare attenzione anche alle prospettive del bioetanolo sostenibile come “opportunità strategica” per la transizione energetica.

L’export di alcolici distillati

L'export delle bevande spiritose nel 2025 ha raggiunto 1,7 miliardi di euro, in crescita del 33,7% rispetto al 2019 ma con un calo del -5% rispetto al 2024. Nel confronto sul commercio mondiale l'Italia mostra una maggiore capacità di tenuta rispetto ai principali competitor internazionali: a fronte del -5% registrato dal nostro Paese, Francia (-11%), Stati Uniti (-11%) e Messico (-17%). Se nel 2019 i primi tre mercati di destinazione rappresentavano il 43% del valore complessivo dell'export italiano di spirits, nel 2025 il peso degli altri mercati è salito al 60%, segnale di una progressiva apertura verso nuove destinazioni. Tra i paesi che hanno registrato le migliori performance dal 2019 spiccano Polonia (+227%), Croazia (+150%), Cina (+129%), Romania (+116%), Svezia (+111%), Irlanda (+107%) e Giappone (+100%), a conferma delle opportunità offerte dai mercati emergenti e ad alto potenziale di crescita. Particolare attenzione meritano inoltre le prospettive offerte dall'area Mercosur.

I consumi in calo

Sul fronte dei consumi interni il report economico registra un consumo di spirits in Italia che si è attestato nel 2025 a circa 125 milioni di litri, registrando una flessione del 10% rispetto al 2019. I liquori sono la categoria più importante del mercato nazionale con il 52% dei consumi complessivi, seguiti da rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%). Gli analisti, nonostante la riduzione dei volumi, sottolineano che il calo "non significa un venir meno dell'interesse verso il comparto". "Gli italiani - sostengono - continuano a consumare Spirits, ma in modo diverso rispetto al passato, si consolida il paradigma del better, not more. Parallelamente, si affermano nuove sensibilità verso il benessere e la moderazione: il 15% degli italiani si dichiara interessato a consumare o provare Spirits low alcohol, segnale di un mercato in continua evoluzione.

Il bioetanolo sostenibile

Il bioetanolo sostenibile, è stato sottolineato nel corso dell’evento a Roma, “un'importante occasione per l'intero sistema agricolo e industriale” nazionale. L'associazione degli industriali distillatori di alcoli e acquaviti sottolinea che "le imprese affinché possano cogliere questa prospettiva e programmare gli investimenti necessari è fondamentale garantire un quadro normativo stabile, incentivare gli investimenti e dare continuità al percorso avviato negli ultimi anni".

Assodistil ricorda che il bioetanolo è utilizzato in 19 Paesi dell'Unione europea ed "è uno degli strumenti più efficaci per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti, in particolare per le motorizzazioni a benzina e ibride, che in Italia sono passate dal 58,1% nel 2019 a circa il 70% nel 2025. Ma nel nostro Paese la quota di bioetanolo nelle benzine “si attesta ad un livello molto inferiore rispetto a quello adottato in molti Stati membri” che già utilizzano miscele E10.

"Il bioetanolo - afferma Antonio Emaldi, presidente di Assodistil - è una concreta opportunità per la distillazione italiana. Perché questo potenziale possa tradursi in investimenti, crescita e occupazione è indispensabile garantire alle imprese regole stabili e una visione di lungo periodo. Si tratta di una soluzione già disponibile, capace di contribuire alla transizione energetica e, allo stesso tempo, di rafforzare la competitività del sistema produttivo nazionale, valorizzando competenze industriali e risorse agricole che il nostro Paese già possiede".

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