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Il Qatar riapre le rotte del gas: il petrolio va sotto gli 80 dollari

(reuters)

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L’Italia, con Edison, è tra i clienti della compagnia, ma l’impatto sulle forniture tricolore è tutt’altro che scontato
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MILANO – A due giorni dall’accordo – seppur fragile – tra Stati Uniti e Iran sui mercati la festa continua. Ieri, le Borse di Milano, Seul e Tokyo hanno aggiornato i massimi, inanellando una nuova serie di rialzi dopo la seduta già positiva di lunedì. La prospettiva di una vicina riapertura dello stretto di Hormuz, in complicità con i movimenti legati al secondo atto del Risiko bancario, incrementa la propensione al rischio tra gli investitori. Londra ha guadagnato lo 0,61 per cento, Parigi lo 0,75 percento, Francoforte più cauta ha consolidato la posizione (+0,07%), Madrid è salita dello 0,69 per cento e la migliore è stata Milano con un rialzo dell’1,15 per cento.

Le prospettive di pace hanno poi allentato la pressione sulle quotazioni delle materi…

MILANO – A due giorni dall’accordo – seppur fragile – tra Stati Uniti e Iran sui mercati la festa continua. Ieri, le Borse di Milano, Seul e Tokyo hanno aggiornato i massimi, inanellando una nuova serie di rialzi dopo la seduta già positiva di lunedì. La prospettiva di una vicina riapertura dello stretto di Hormuz, in complicità con i movimenti legati al secondo atto del Risiko bancario, incrementa la propensione al rischio tra gli investitori. Londra ha guadagnato lo 0,61 per cento, Parigi lo 0,75 percento, Francoforte più cauta ha consolidato la posizione (+0,07%), Madrid è salita dello 0,69 per cento e la migliore è stata Milano con un rialzo dell’1,15 per cento.

Le prospettive di pace hanno poi allentato la pressione sulle quotazioni delle materie prime energetiche. Altro nodo importante per alleggerire anche il prezzo finale, soprattutto dei carburanti. Il petrolio Brent è scivolato sotto la soglia degli 80 dollari al barile per la prima volta da tre mesi, mentre il gas ha terminato la seduta di ieri al Ttf di Amsterdam a 41,9 euro al megawattora. Del resto, in tempi di pace, dallo stretto di Hormuz transitava un quarto del commercio mondiale di oil&gas.

Gli impianti danneggiati

Una parte di questi flussi proveniva dagli impianti di Ras Laffan di QatarEnergy, chiusi da quando a marzo erano stati colpiti da missili iraniani. Presto però lo scenario potrebbe cambiare: secondo quanto riportato da Bloomberg, la compagnia di Doha ha comunicato ai propri clienti che, una volta che la navigazione lungo il corridoio sarà garantita in sicurezza, potrebbe bastare un mese per recuperare il 50 per cento della capacità di produzione e due per salire all’80%. Per completare l’opera, invece, serviranno anni, a causa dei danni provocati dalla guerra.

La notizia, se confermata, sarebbe positiva per il settore, che vede nel Qatar il secondo esportatore mondiale di gas liquido, dietro solo agli Stati Uniti. Ma chi conosce il mercato consiglia di contenere l’entusiasmo: anche se la produzione qatarina dovesse ripartire durante l’estate, riportare a regime le consegne potrebbe chiedere tempo. Cinque o sei mesi, secondo alcune stime di mercato. Basti pensare che QatarEnergy riempie circa tre cargo al giorno e che ogni nave impiega in media 40 giorni per giungere a destinazione.

Gli interessi dell’Italia

Anche l’Italia figura tra i clienti dell’emirato, attraverso un contratto ventennale che assicura alla società Edison 6,4 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Un decimo della domanda tricolore. Ciò nonostante, anche dopo lo scoppio della guerra, il metano al Bel Paese non è mai mancato. Edison ha acquistato altrove (principalmente dagli Stati Uniti) 13 dei 17 carichi venuti meno e così al 31 maggio, dati Snam, erano giunti sulle coste tricolore 94 navi di Gnl, per più della metà battenti bandiera Usa. Assieme al gas via tubo, questi flussi hanno contribuito a portare il livello degli stoccaggi oltre al 63 per cento, ben oltre la media europea di 44,72%. Negli scorsi mesi, i prezzi elevati hanno scoraggiato molti operatori nel riempire le scorte, ma adesso è necessaria un’accelerazione in vista del prossimo autunno. Non aiuterà lo stop ai contratti spot per le importazioni via gasdotto dalla Russia, che scatta oggi secondo l’agenda decisa dall’Unione. A maggio, infatti, secondo un rapporto del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), il blocco si confermava il principale cliente di Mosca per il metano via tubo, davanti a Cina e Turchia.

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