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Consob, alert sui social: la comunicazione finanziaria è un ‘gioco’ dove si perdono soldi veri

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L’autorità dei mercati pubblica un Quaderno FinTech su finfluencer, web communities, neobroker e academy, le quattro categorie più a rischio per gli aspiranti investitori. E il 79% dei giovani chiede più regole
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MILANO – Quanti sono i "rischi nascosti della comunicazione finanziaria sui social media"? Troppi, sostiene la Consob, che ha pubblicato un Quaderno FinTech a riguardo.

Tra bolle informative, messaggi pubblicitari nascosti, utilizzo aggressivo della gamification e information overload, si genera "un eccesso di informazioni che disorienta l’investitore e può spingerlo a un’operatività compulsiva". Con l’esito, frequente, di fargli perdere denaro a scapito dei promotori di turno, siano in buona fede o del tutto fraudolenti.

“In un contesto in continua evoluzione, emergono nuove realtà che sfruttano modalità sempre diverse di interazione con il pubblico – scrive l’autorità dei mercati – tutte caratterizzate dalla massimizzazione della user experience, utilizzando logiche tipiche dell’intrattenimento digitale per garantire fluidità di navigazione e immediatezza esecutiva”. C’è anche il ruolo, immancabile e non sempre benigno, dell’intelligenza artificiale che “ha contribuito anche alla na…

MILANO – Quanti sono i "rischi nascosti della comunicazione finanziaria sui social media"? Troppi, sostiene la Consob, che ha pubblicato un Quaderno FinTech a riguardo.

Tra bolle informative, messaggi pubblicitari nascosti, utilizzo aggressivo della gamification e information overload, si genera "un eccesso di informazioni che disorienta l’investitore e può spingerlo a un’operatività compulsiva". Con l’esito, frequente, di fargli perdere denaro a scapito dei promotori di turno, siano in buona fede o del tutto fraudolenti.

“In un contesto in continua evoluzione, emergono nuove realtà che sfruttano modalità sempre diverse di interazione con il pubblico – scrive l’autorità dei mercati – tutte caratterizzate dalla massimizzazione della user experience, utilizzando logiche tipiche dell’intrattenimento digitale per garantire fluidità di navigazione e immediatezza esecutiva”. C’è anche il ruolo, immancabile e non sempre benigno, dell’intelligenza artificiale che “ha contribuito anche alla nascita di celebrity e di influencer virtuali e alla clonazione di personaggi reali per truffare gli investitori”.

Quattro tipologie da guardare con sospetto

L’autorità che vigila sui mercati finanziari ha individuato quattro tipologie di operatori digitali che "spesso cercano di sfruttare alcune debolezze comportamentali degli investitori". La più nota è quella dei finfluencer, gli influencer finanziari che diffondono contenuti relativi a possibili investimenti e che in alcuni casi possono nascondere conflitti di interesse, legati a guadagni personali o a sponsorizzazioni nascoste. Poi ci sono le financial web communities, comunità al cui interno si condividono analisi e strategie finanziarie con il rischio che l’approvazione del gruppo finisca per prevalere sull’analisi dei fondamentali e l’autorevolezza delle fonti.

Il quadro si amplia con i Neobroker, piattaforme digitali che dialogano con l’utente e prestano servizi di investimento, con il rischio di trasformare in gioco un’attività di investimento (la famigerata gamification, che sfrutta elementi tipici dei videogiochi in altri contesti); solo che poi il denaro che si perde è vero, non del Monopoli. Infine, attenzione alle Academy, che in alcuni casi possono funzionare come “esca per gli investitori”, perché promettono formazione gratuita per riuscire a conquistare la fiducia dei risparmiatori e poi spingerli a investire capitali che in casi limite spariscono nel nulla.

Una sottocategoria di queste “accademie” sono le Prop Firm che offrono ad aspiranti investitori la possibilità di fare trading in un ambiente simulato di prova, senza impegnare il proprio capitale ma comunque pagando per corsi o abbonamenti che danno i requisiti all’accesso, incentivando la gamification.

Il 79% dei giovani vuole più regole

La pubblicazione ricostruisce, sul piano normativo, le tutele europee e nazionali vigenti e, sul piano applicativo, il quadro delle strategie adottate da Esma, Iosco e dalle altre autorità europee e internazionali.

Una maggiore regolamentazione è inevitabile: anche se si tratta di ambiti che spesso consentono ai truffatori di correre più veloce delle “guardie”. Una ricerca condotta su oltre mille studenti universitari conferma la minore fiducia del pubblico “in una comunicazione che sollecita l'emotività rispetto a una incentrata su razionalità e informazione”. E il 79% degli intervistati ritiene che tali realtà vadano regolamentate per garantirne trasparenza, verificabilità e affidabilità, contro un 7% che non ne vede il bisogno.

Proprio la difficoltà nel distinguere l'informazione dalla pubblicità emerge come uno dei principali problemi, e pone per gli autori dello studio l’esigenza di rafforzare le tutele dell'investitore tramite “il monitoraggio continuo dei canali digitali, una comunicazione istituzionale attenta e interventi di educazione finanziaria e digitale mirati a trasferire le competenze necessarie per riconoscere i segnali di rischio”.

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