Decreto accise, il governo stralcia 4 norme approvate dal Senato: l’altolà del Quirinale
di Giuseppe ColomboROMA - Il governo corregge il decreto accise ter. Con il broncio. Quando tutto sembrava filare liscio alla Camera per il via libera definitivo, ecco le modifiche in corsa. Arrivano a valle di un’interlocuzione con gli uffici del Quirinale. Sotto esame finiscono quattro norme approvate appena una settimana fa dal Senato, in prima lettura. Sono tutte ritenute non omogenee al contenuto del provvedimento. Il confronto con il Colle – riferiscono fonti dell’esecutivo – si conclude con la decisione di stralciare gli articoli cerchiati in rosso.
Ecco perché di buon mattino il comitato dei nove della commissione Finanze si ritrova con una richiesta sul tavolo. Recita così: «Avendo verificato l’eterogeneità delle disposizioni rispetto ai contenuti del decreto, il governo ha ritenuto di sopprimerle anche al fine di evitare criticità nelle successive fasi dell’iter».
Oltre all’estensione della stretta sul telemarketing selvaggio alle società di telecomunicazioni, nell’elenco ci sono le misure sui…
ROMA - Il governo corregge il decreto accise ter. Con il broncio. Quando tutto sembrava filare liscio alla Camera per il via libera definitivo, ecco le modifiche in corsa. Arrivano a valle di un’interlocuzione con gli uffici del Quirinale. Sotto esame finiscono quattro norme approvate appena una settimana fa dal Senato, in prima lettura. Sono tutte ritenute non omogenee al contenuto del provvedimento. Il confronto con il Colle – riferiscono fonti dell’esecutivo – si conclude con la decisione di stralciare gli articoli cerchiati in rosso.
Ecco perché di buon mattino il comitato dei nove della commissione Finanze si ritrova con una richiesta sul tavolo. Recita così: «Avendo verificato l’eterogeneità delle disposizioni rispetto ai contenuti del decreto, il governo ha ritenuto di sopprimerle anche al fine di evitare criticità nelle successive fasi dell’iter».
Oltre all’estensione della stretta sul telemarketing selvaggio alle società di telecomunicazioni, nell’elenco ci sono le misure sui crediti di imposta a tutela delle minoranze linguistiche storiche, quella per la mitigazione dei rincari di zolfo e acido solforico, e una norma sulle società cooperative. Vengono tutte cancellate dal testo con quattro emendamenti soppressivi. Poi il provvedimento passa all’aula, che lo approva con 149 sì (i no sono 95).
Servirà un nuovo passaggio al Senato. A irritare l’esecutivo non è la terza lettura. Sotto accusa finisce quello che fonti di governo definiscono «un eccessivo interventismo del Quirinale». In ambienti di FdI circola una considerazione ancora più velenosa: «È l’ennesimo sgambetto che arriva dall’alto». Si cerca la “sponda” delle Camere sovrane. Per questo vengono messe in fila tre considerazioni. La prima: le norme in questione sono state votate da un ramo del Parlamento. Il secondo ragionamento, collegato al primo: gli emendamenti, poi diventati articoli, non sono stati dichiarati inammissibili dal Senato. Il terzo: i rilievi potevano arrivare durante l’esame in commissione, prima che le proposte di modifica arrivassero al voto. Dal Colle parlano di un’interlocuzione fisiologica, come già avvenuta altre volte, senza tensioni.
Le opposizioni attaccano il governo e difendono il Quirinale. «La correzione conferma l’importanza del ruolo di garanzia esercitato dal Colle», dice Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze. Per i 5 stelle, l’esecutivo «sta toccando vette di degrado mai viste».
Messa una toppa, il decreto accise ter va avanti. Si candida a essere l’ultimo della serie in Parlamento (il provvedimento che ha prorogato gli sconti fino al 3 luglio è un decreto ministeriale). L’attenzione del governo è già rivolta alla manovra. ll primo impegno lo prende Giancarlo Giorgetti. Se la situazione internazionale «si dovesse risolvere in senso positivo» – annuncia il ministro dell’Economia – «si aprirebbero spazi significativi da poter utilizzare nei confronti della politica della famiglia».