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Trasporti, mancano 200 miliardi per gli investimenti fino al 2040: “Ue e privati per colmare il gap”

(ansa)

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Per le infrastrutture, italiane e non solo, nei prossimi 15 anni serviranno maggiori risorse su manutenzione, transizione energetica, digitalizzazione, sviluppo data center, rafforzamento della difesa
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ROMA – Da qui al 2040 in Italia si allargherà il divario tra le risorse a disposizione e quelle necessarie per costruire e sistemare strade, ferrovie, trasporto pubblico locale e logistica. Negli ultimi 15 anni sulle infrastrutture di trasporto sono stati impiegati 340 miliardi, nei prossimi 15 il fabbisogno salirà a 550 miliardi. Strade e ferrovie continueranno a rappresentare la quota principale, mentre la crescita più sostenuta riguarderà ferrovie, trasporto pubblico locale e logistica. Lo evidenzia lo studio McKinsey & Company presentato agli Stati generali dei trasporti e della logistica. Il settore rappresenta circa il 30-35% degli investimenti infrastrutturali complessivi, che in Italia potrebbero raggiungere un valore totale compreso tra 1.500 e 2.000 miliardi.

ROMA – Da qui al 2040 in Italia si allargherà il divario tra le risorse a disposizione e quelle necessarie per costruire e sistemare strade, ferrovie, trasporto pubblico locale e logistica. Negli ultimi 15 anni sulle infrastrutture di trasporto sono stati impiegati 340 miliardi, nei prossimi 15 il fabbisogno salirà a 550 miliardi. Strade e ferrovie continueranno a rappresentare la quota principale, mentre la crescita più sostenuta riguarderà ferrovie, trasporto pubblico locale e logistica. Lo evidenzia lo studio McKinsey & Company presentato agli Stati generali dei trasporti e della logistica. Il settore rappresenta circa il 30-35% degli investimenti infrastrutturali complessivi, che in Italia potrebbero raggiungere un valore totale compreso tra 1.500 e 2.000 miliardi.

Il fabbisogno di risorse per le infrastrutture

A guidare il fabbisogno di risorse per lo sviluppo infrastrutturale non sarà solo la manutenzione, ma anche la transizione energetica, la digitalizzazione, lo sviluppo dei data center, il rafforzamento della difesa e delle infrastrutture dual use. L’analisi del knowledge partner McKinsey evidenzia che dal 2000 in Europa è aumentata la richiesta di mobilità. I passeggeri del trasporto aereo sono passati da 575 milioni a 1,089 miliardi, quelli su ferro sono aumentati di una volta e mezzo e sono raddoppiati i container movimentati nei porti. In compenso però lo stock infrastrutturale è cresciuto a ritmi inferiori e nel frattempo la Cina, che partiva da una base più limitata, ha registrato tassi di investimento e crescita maggiori. Da dove cominciare? In futuro, si legge nella analisi, costi e rischi operativi potranno essere ridotti con l’impiego di nuove tecnologie – droni, satelliti, IA – per rendere la manutenzione più predittiva ed efficiente.

Dove trovare le risorse

Lo studio ipotizza che il contributo pubblico nei prossimi anni rimarrà costante, nonostante dal 2021 sia stato trainato dai fondi dal Pnrr. Ciononostante, il gap di finanziamento risulta superiore ai 200 miliardi. Per colmarlo, sarà necessario rafforzare i canali di investimento privato e le tipologie di partnership con il pubblico. Non tutte le infrastrutture richiedono lo stesso modello di proprietà e finanziamento. Alcune restano interamente pubbliche, altre possono prevedere una governance pubblica affiancata da partecipazioni private, mentre altre ancora si prestano a essere sviluppate attraverso modelli di partnership pubblico-privata.

In Europa il capitale è disponibile ma servono modelli di investimento e progetti più attrattivi. Un veicolo paneuropeo di maggiore dimensione potrebbe contribuire a finanziare progetti strategici, ridurre la frammentazione del mercato e rafforzare la competitività europea a livello globale. D’altra parte, dovrebbero essere coinvolti maggiormente investitori individuali qualificati. E prendere a esempio alcune esperienze internazionali che hanno dimostrato come sia possibile attrarre capitale e competenze private. Tra queste, la valorizzazione immobiliare nelle aree intorno alle stazioni, le concessioni aeroportuali e portuali, i modelli integrati tra metropolitane e real estate o le gare che premiano innovazione e produttività.

“Trasporti e logistica non sono un costo, sono crescita”

"Trasporti e logistica non sono un costo, sono crescita: uno dei più importanti moltiplicatori della crescita nazionale. Ogni milione di euro investito genera oltre 2 milioni di euro di produzione aggiuntiva", ha spiegato il vicepresidente Confindustria per i trasporti, la logistica e l'industria del turismo, Leopoldo Destro, agli Stati generali. E ha citato i dati della Banca mondiale, secondo cui "i Paesi con le migliori performance logistiche registrano fino a un punto percentuale di Pil in più e un incremento dell'interscambio commerciale fino al 2%. Investire in questi settori significa investire nella coesione dei territori, nella competitività delle imprese".

Oggi "serve un nuovo slancio, e anche una nuova modernità: una stagione di investimenti, una visione lunga e ampia, una governance forte ed efficiente. Serve continuità nelle risorse e serve farlo insieme: imprese, istituzioni, governo, Parlamento, territori, operatori, ricercatori. Tutti possono avere la stessa ambizione, cioè - ha chiosato il vicepresidente - rendere l'Italia più competitiva, centrale e unita all'Europa".

Gemme, Anas: “Piano di investimenti di 43,2 miliardi”

"Il piano Anas 2026-35 è di 43,2 miliardi di euro di investimenti e oltre 10 miliardi sono per il Ten-T". Lo ha detto l'amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme nel corso della tavola rotonda, spiegando che sono 4.634 i km che riguardano la rete Ten-T, mentre in Italia il volume di chilometri gestiti è pari a 33mila e arriveranno a breve a 40 mila. Gemme ha quindi ricordato che Anas ha chiuso l'anno con un fatturato di 5 miliardi di cui 3,3 miliardi investiti in nuove opere e manutenzione. L'ad ha poi sottolineato che "dal Pnrr per le strade è arrivato zero, una penalizzazione forte".

"Perché siamo convinti che il futuro dell'Italia passi dalla capacità di integrarsi nei grandi corridoi europei – ha aggiunto – Ogni euro speso su un raccordo portuale, su uno svincolo autostradale o su una strada digitale che dialoga con il porto non è una spesa: è un investimento in competitività. La sfida che abbiamo davanti non è costruire più strade ma costruirle nei luoghi strategici, collegate alle altre modalità. Perché la logistica del futuro si vince o si perde sull'ultimo miglio, sulla fluidità dei nodi intermodali, sulla capacità di far viaggiare dati e merci alla stessa velocità. Anas è pronta a fare la sua parte: i cantieri sono aperti, le risorse ci sono, la visione è chiara”.

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